mi sono davvero commosso nel vedere la tappa, mi sono commosso per il gesto all'arrivo di ivan basso, mi sono commosso per le pedalate rabbiose e a tratti scomposte di evans, per inciso entrambi allenati da Sassi, per la faccia smagrita di scarponi, per vinokourov tenace e costante, per nibali che sembrava si arrampicasse sui tornanti, per arroyo consapevole della precarietà della sua maglia rosa, per il rassegnato sastre, per wiggins che sembrava stupito dalla fatica. E anche per tutti gli altri, che poco alla volta, giungevano all'arrivo, stanchi disfatti. Chissà se avevano la forza per pensare i ciclisti durante quella salita, se in qualche modo si sentivano anche gratificati durante quei dieci chilometri per la consapevolezza di compiere un'impresa, scalare la montagna è sempre un'impresa. Se nel passato molte tappe fra giro e tour sembrava fossero telecomandate da squadre fortissime e campioni inattaccabili, questo giro e questa tappa riconciliano con il gesto umano e con la volontà del singolo, con il senso del ciclismo. Basso ha vinto perché è stato più forte. Evans non ci stava a perdere al costo di piantarsi, quindi un grandissimo secondo. Speriamo di vederne ancora molte di sfide così.