La verità è che si può benissimo mangiare come mangia la stragrande maggioranza della gente, come mangia la stragarande maggioranza dei ciclisti, professionisti e non, come del resto mangiavamo prima tutti noi, senza nessun grosso problema (parlo in generale), di certo non si muore e si può benissimo fare qualsiasi sport al massimo livello.
Ma così si vive semplicemente meglio, tutto qui.
Almeno io, da quando ho cambiato alimentazione, mi sento meglio e vivo meglio, di conseguenza vivo meglio anche il mio sport.
Sono convinto che la macchina perfetta che è il nostro corpo, si adatti molto più facilmente di quello che pensiamo alle diverse condizioni a cui lo sottoponiamo, ma il punto è cercare di sfruttare al meglio tutte le sue potenzialità.
Chi può dire come andrebbe e come si sentirebbe, il tuo amico professionista se seguisse il nostro regime alimentare? Magari starebbe meglio e andrebbe più forte.
Ma non ci dimentichiamo che qui il primo scopo, non è quello di andare più forte in bici o a piedi, ma di avere un vantaggio salutistico dal cibo, ipotecando il nostro futuro.
Non mi sembra che i professionisti possano essere presi ad esempio, la loro condizione metabolica, visto il volume del loro allenamento, è totalmente diversa da quella di noi comuni mortali che ci alziamo alle 6 di mattina per andare in fabbrica o in ufficio e giochiamo a fare i ciclisti.
Anzi, a mio avviso, sono proprio l'ultimo esempio da seguire.
Aggiungo anche che la stragrande maggioranza degli studi sono anacronistici e piuttosto datati, ma nonostante tutto si continua ad attingere da loro.
Tutti gli studi più recenti, iniziano a dare indicazioni differenti sulle linee guida alimentari. Più passa il tempo e più affiorano errori grossolani che, in passato, si credevano fossero le fondamenta della colonna portante della nostra alimentazione quotidiana.