- Tommaso Lorenzini di Libero interviene sulla vicenda doping del corridore da cui tutto il mondo del ciclismo si sta smarcando.
Facile scaricare Riccò adesso, tutti sono responsabili
La mela è marcia solo quando viene a galla. Finché sta nel gruppo nessuno sente la puzza, tantomeno cè qualcuno che trovi il coraggio di dire «hey, signori, qui cè qualcosa che non va». Troppo facile scaricare Riccò adesso, troppo comodo spedirlo con biglietto di sola andata sulla Luna, troppo meschino tener su il muro dellomertà per poi aprirci uno spiraglio (a orologeria) solo per gridare al disperato di Formigine quelli come te non li vogliamo.
Venuta fuori la verità, il gruppo si compatta e diventa plotone, ma desecuzione. Dal Qatar, dove è in corso il Giro dellemirato, la vicenda fa spazio a commenti inequivocabili. «Arrivederci Riccardo! Non ci mancherai!», esclama Manuel Quinziato dalla sua pagina di Twitter. «Cè un limite a tutto. Riccardo lha ampiamente superato», spiega il campione dItalia Giovanni Visconti. «I danni che Riccò causa al ciclismo sono enormi», ha detto invece Filippo Pozzato, sull astessa linea di Daniele Bennati, che almeno sottolinea: «La cosa più importante è recuperare Riccò come persona». Il belga Leif Hose dice di «non essere sorpreso», e secondo il direttore sportivo di HTC-Highroad, Valerio Piva, Riccò è «malato» e «non merita più una seconda chance».
Dalle pagine del quotidiano francese LEquipe, invece, arrivano le parole dello svizzero Fabian Cancellara. «Penso che dovremmo mandarlo sulla Luna», tuona il campione olimpico, recentemente al centro del caso-motorino nascosto nel telaio della sua bici. «Questo genere di persone non capiscono cosè la vita. Chi è un idiota per una volta è un idiota per sempre. Mi dispiace per la sua salute, ma in un certo senso si è creato da solo questo problema. E adesso fa sembrare scorretti noi ciclisti», aggiunge.
Eddy Merckx, storico campione del ciclismo, presente al Giro del Qatar, ha reagito alla vicenda Riccò con un silenzio e poi un lungo sospiro. Più o meno quello avrebbe dovuto fare nel 69 al microfono di Zavoli...
Sul tema si è espresso addirittura Alberto Contador, alle prese con una probabile condanna per clenbuterolo durante lultimo Tour: «Mi sembra una follia».
Ma la vera follia è forse unaltra. I colleghi potevano non sapere? È difficile immaginare che i professionisti non sappiano distinguere quanti si concedono a pratiche illecite pur di vincere da chi sputa sangue ma si ostina a restare pulito. Se nessuno ha saputo riconoscere in Riccò un disadattato da aiutare, oppresso dalla necessità di barare, i casi sono due: o cè omertà generale, oppure il Cobra doveva fare lattore, altro che il ciclista.
Dunque lascia allibiti il fatto che nessuno abbia capito le difficoltà e la recidività di Riccardo (anche quei dirigenti che si sono fatti fotografare accanto a lui per certificarne il rilancio); fa terrore che Ettore Torri, capo della Procura Antidoping del Coni, sia stato crocifisso quando si è permesso di dire che «tutti i ciclisti sono dopati, sarebbe da legalizzare»; paradosso, sotto controllo medico Riccò non si sarebbe mai sognato di iniettarsi sangue avariato.
E fa male osservare come Ivano Fanini sia stato epurato dal ciclismo che conta per aver scoperchiato il calderone doping ed aver sempre ricordato che, prima che al movimento, questi ragazzi fanno male a loro stessi.
La realtà è che i controlli non funzionano. Se uno come Riccò con il passato ancora ben presente che si ritrova (squalifica di 20 mesi per Cera; la fidanzata Vania Rossi positiva alla stessa roba e poi prosciolta dopo le controanalisi; il fratello di lei, Enrico, arrestato il 21 settembre scorso per traffico illecito di sostanze dopanti) si permette tranquillamente di tenere per 25 giorni - 25! - una sacca di sangue in frigo fra piselli e patate, significa che è completamente certo di farla franca. E dunque limputato non può e non deve essere solamente lui.
Poche le certezze da cui ripartire. Le condizioni di Riccò «continuano a migliorare», dicono al Nuovo Ospedale Civile S. Agostino Estense di Modena dove è ricoverato. «Ha trascorso una notte tranquilla» e visto il costante miglioramento, i medici hanno «deciso di sciogliere la prognosi». Il tutto mentre ieri i Nas perquisivano la sua abitazione di Serramazzoni senza trovare apparentemente nulla di strano.