Certamente non è il "luogo" del forum più idoneo per parlarne, ma è quello che mi è più familiare, dove ho anche trovato qualche nuovo amico.
Oggi al Giro è morto per una caduta il corridore belga Weylandt, mi chiedo se la tanta esasperazione che pervade oggi il mondo del ciclismo, anche e soprattutto tra amatori e cicloturisti con tanto di pancetta, non sia fuori dai limiti del buonsenso.
Dall'agosto scorso un mio caro amico e collega è in coma per una banale caduta in mtb, anche riprendesse coscenza non sarebbe più l'uomo che era prima.
Vado in bici da più di trent'anni e non ho mai visto un'esaltazione collettiva come vedo oggi.
Mi direte, e sono d'accordo, che era un professionista e che il suo era un rischio calcolato, ma permettetemi: ho corso dalla categoria giovanissimi ai dilettanti, ho fatto solo una GF e Dio me ne scampi di farne altre.
Ho visto pazzi scatenati lanciarsi in discese folli o rischiare l'inimmaginabile per il settecentesimo posto.
Ho visto famiglie in crisi per l'esasperazione da bicicletta.
Ne vale la pena?
Mi godo la mia bicicletta, il silenzio dei suoi meccanismi perfettamente regolati ed oliati, mi godo la pace di uscire all'alba e sentire i profumi e i rumori dei boschi prima che arrivino i rumori dell'uomo.
Mi godo qualche buon amico con cui dividere la fatica.
Con calma.
E' questo il mio Giro d'Italia.
Scusate lo sfogo del tutto OT, ma mi ci voleva.
