Fonte: cycling.it
NON NEGATIVI ALLA MARATONA. DIRITTI E DOVERI
11/8/2011 6:06:07 PM
Si complica la vicenda delle «non negatività» della Maratona Dles Dolomites: da quello che è successo a Corvara si è capito che controllare le Gran Fondo è difficile, sia quando si tratti a di trovare chi bara sia quando di devono garantire i diritti degli atleti sottoposti ad esame.
Si è parecchio complicata la vicenda delle «tre non negatività» verificatesi all’ultima Maraton Dles Dolomites, coinvolgendo alcuni dei primissimi classificati. La complicazione è di questo tipo: da quello che è successo a Corvara si è capito che controllare seriamente eventi come le Gran Fondo è moto difficile, sia quando si tratti di trovare chi bara sia quando il compito è garantire i diritti degli atleti sottoposti ad esame.
Ma veniamo ai fatti concreti. L’unico elemento certo è che lo scorso 29 luglio, con comunicazione 76/2011, la Procura Antidoping del Coni ha confermato la «non negatività» del campione 3514701 attribuito a Edith Maria Vanden Brande per formoterolo, un Beta-2agonista considerato doping dalla Wada alla categoria S3. La Procura, a firma di Ettore Torri, ha però archiviato il caso perché l’atleta belga (che ha Corvara ha dominato tra le donne sul tracciato lungo) è in possesso di un Tuec rilasciato dalla federazione belga nel febbraio 2010 e valido fino al febbraio 2014. Cos’è il Tuec? E’ un’esenzione a fini terapeutici relativa a specifiche sostanze che viene rilasciata quando l’atleta, in sintesi, rischierebbe la vita se non usasse quella sostanza e non ha disposizione sostanze analoghe non inserite nella lista doping per farlo. L’uso del Tuec è riservato agli atleti professionisti o a quelli di interesse internazionale e richiede una procedura complessa per l’ottenimento (visite, certificati, referti…

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La Vanden Brande ha partecipato alla maratona, come da regolamento, dichiarando di non esercitare attività professionistica da oltre tre anni. Come ha fatto ad ottenere il Tuec, si chiede qualcuno? Perché o era professionista, aveva il Tuec e non poteva correre la Maratona oppure non poteva averlo. La risposta è sfumata: in teoria può (e deve) richiedere il Tuec chi partecipa ad «eventi internazionali» quali ad esempio un campionato mondiale amatori. In atletica leggera la procedura è codificata (ci sono campionati Iaaf), nel ciclismo no e ogni federazione si regola come crede. Resta che la Vanden Brande dal punto di vista dei controlli è perfettamente in regola e, adesso, può godersi la sua vittoria: gli effetti della sua non positività sono cancellati dal possesso del Tue.
Un altro problema riguarda uno dei due italiani non negativi. In questo caso la sostanza sarebbe un cortisonico, anch’esso proibito ma anche esso, in determinati casi, consentito per uso terapeutico. Al momento del controllo, l’atleta italiano non avrebbe fatto valere il Tue: normale, non conosciamo alcun atleta amatoriale italiano che lo possiede né abbiamo mai sentito le federazioni sportive farne menzione, salvo appunto la Federatletica in occasione dei campionati internazionali di categoria. Per il nostro concorrente, però, c’è una scappatoia: presentare entro i sette giorni successivi ai controlli una NIT, Notifica di Intervento Terapeutico, ovvero un disciplinare esauriente in cui si dimostri in maniera inequivocabile (con referti, esami, cartelle cliniche…

che l’assunzione di quel prodotto era necessaria per evitare «gravi danni alla salute». Compito non facile, visto il tempo disponibile e la complessità del materiale: in sintesi, non basta una ricetta del medico curante. In quali casi la necessità è dimostrata per un cortisonico, che spesso è un efficace mascherante per la fatica? E una amatore che necessiti di ricorrere sistematicamente al cortisone può gareggiare ad altissimi livelli o farebbe meglio a stare fermo? Che margini di sono per avere l’ok del Coni? Perché questa procedura non è pubblicizzata come si deve tra gli atleti, visti i rischi che comporta un’eventuale non negatività?
Il terzo caso emerso alla Maratona è il più complesso. Per un atleta italiano si parla di «valori anomali che presuppongono l’Utilizzo di Epo». Cosa significa? Significa che l’esame antidoping avrebbe indicato parametri tali da non poter essere giustificati in maniera fisiologica ma evidenze non così schiaccianti da condurre a una positività netta. Da qui l’indicazione del Laboratorio verso la Federazione e il Coni per «aumentare i controlli a sorpresa nei confronti del soggetto». Tutto facile? Mica tanto. Perché «il soggetto» è un amatore e non un professionista e quindi non è soggetto a nessuna forma di reperibilità e a nessun controllo domiciliare. A sorpresa dove e come, quindi?