È giusta la distinzione fra competizioni agonistiche e non (sempre a livello amatoriale ovviamente). Parallelamente è giusto ricercare per le agonistiche una sorta di "graduatoria" al fine di schierare al via i partecipanti in ordine meritocratico. Per prima cosa però non è affatto semplice stilare classifiche del genere, perchè come ha detto Marco uno può essere anche fortissimo e correre poco, quindi partire insieme a gente molto più scarsa di lui. Oltratutto, e questa secondo me è la principale nota dolente, c'è una grande anarchia generale, dove ognuno (inteso come comitati organizzatori e enti ufficiali) pensa al fatto suo, possibilmente percorrendo strade lontane fra loro. Ne derivano guerre di leghe, ma anche di semplici organizzatori che fra un dispetto e l'altro si ostacolano a vicenda.
In questo clima, è mai possibile mettere tutti a sedere a un tavolino e stilare un regalamento in modo compatto e unitario? Secondo me no, ma è un'opinione personale. Perchè prima della sanzione, prima ancora del regolamento, ci deve essere la premessa affinchè il regolamento da studiare sia applicato e fatto rispettare in ogni sua parte. In modo da togliere l'imbarazzo di sanzioni giuste viste con un generale imbarazzo/torto a causa della rarità dell'applicazione di leggi frquentemente infrante dalla moltitudine.
Detto questo, e tornando al discorso delle griglie, è sempre vero che c'è grande ipocrisia, distinta dalla mancanza di coerenza fra quanto si dice e quanto si fa. Qui sfocia il discorso dell'invidia, di non sapersi rassegnare agli effettivi valori in causa, pur spesso falsati dal male (innanzitutto mentale, di depravazione neurale) onnipresente del doping. Per questo, mischiando insieme persone così diverse fra loro ai anstri di partenza, nascono i problemi.
Ci vorrebbe coerenza appunto, nel punto in cui ci si vuol convincere a rinunciare all'agonismo durante una GF, per poi magari fare a cazzotti o a far volare parole per degli episodi che si vengono a creare e nei quali un semplice "scusa" sarebbe sufficiente. Ma non alle GF, dove la volata del 421° posto diventa una questione di vita o di morte, così come mettere a rischio la vita di qualcuno correndo in maniera sconsiderata, sempre per quel grandioso 421° posto.
Ora, ed è qui che volevo arrivale, è il caso di fare dei distinguo. Il ciclismo nasce come sport competivo (mentre la bicicletta come semplice innovazione nei trasporti), quindi è giusto dare anche agli amatori la possibilità di lottare per qualcosa, per esempio il famoso salame. Ma se l'agonismo (amatoriale) nel calcetto, nella pallacanestro, nel biliardo, nell'hockey, e ecc ecc, gode delle stesse regole di quello professionistico, nel ciclismo è impossibile e impensabile fare altrettanto.
Seppur la mentalità (italiana) sia la medesima, come si può pretendere di offrire lo stesso agonismo dei professionisti agli amatori, quando una competizione professionistica mette ai nastri di partenza 200 persone mentre quella amatoriale 2000? I gardini del podio rimagono gli stessi nonostante i numeri aumentino...
Vogliamo l'agonismo? Va bene, nulla in contrario perchè la competizione è situazione normale e frequente in natura. Ma non in questi modi...
Sognando l'impossibile, sarebbe necessario che ognuno rivedesse le proprie possibilità (e per qualcuno anche le proprie priorità... i fanatici) e pensasse un po' più alla collettività del gruppo che all'ego smisurato di se stesso. Sia per il "forte" che pensa di essere il padrone del modno, sia per il più "scarso" che non si arrende all'evidenza di un allenamento non sufficiente o a gambe negate per questo sport e che cerca in tutti i modi di sovvertire i valori in campo.
Questo prima di tutto. E da questo dovrebbe, utopisticamente, nascere una regolamentazione unitaria nell'applicazione e ferrea nel sanzionamento.
Razionalmente, al giorno d'oggi, dall'ambiente granfondistico nascono più problemi che soluzioni, più irruenza che nazionalità, più animosità che pur piacere di pedalare confrontandosi civilmente con gli altri.
Soprattutto però, da questo ambiente si ricava l'immagine allo specchio di una società a mio modo di vedere sempre più malata, dove la cartaccia gettata ai limiti di un bosco secolare, la griglia saltata alla partenza, la diffusione del doping in tutte le fascie della classifica, i tagli di percorso, i vaffa per innocui cambi di traettoria, le vite messe in pericolo da taluni per discese sconsiderate e inutili, i chip di altri portati a spasso e quant'altro sia possibile ancora scrivere, non sono altro che il riflesso di una sempre più rara civiltà, di comportamento e di pensiero. Con tutte le eccezioni del caso, of course, mai fare di tutta l'erba un fascio.