a me sembra che sensazioni di maggiore o minore reattività, durezza, prontezza, leggerezza ecc. le si possa avere cambiando bici, ruote, la pressione delle coperture o simili.
Dire che queste esperienze siano "zero" è ingiusto, è l'esito di un pregiudizio filosofico-scientifico per cui quello che ha a che fare con il pensiero deve essere più vero di quello che ha a che fare con il corpo.
Secondo me, le aree sono ben distinte, e questa delle "sensazioni" la chiamerei l'area estetica, mentre quella delle prove scientifiche la metterei più sul piano della teoretica.
Mi sembra chiaro che tra bici diverse si percepiscano qualità diverse (a suo modo, è un dato; le testimonianze sono un dato),
la fallacia si presenta quando chi sente questa differenza sensoriale dice che sente la differenza quantitativa, l'incremento di prestazione.
L'estetica non misura, apprezza ma non quantifica. Non può farlo.
La quantificazione è propria del metodo scientifico che, nel suo campo, non sbaglia. La quantificazione teorica è infinitamente più precisa di quella pratica-sensoriale, non c'è storia.
La fallacia dell'impostazione scientifica si presenta solo se questa vuol dire che, siccome le differenze quantitative sono minime, allora le differenze sono minime
tout court.
Insomma, secondo me è importante tenere separati questi due campi, estetico e teoretico, saperli distinguere e saper scegliere quale ci interessa maggiormente.