La Taverna Dei "bianchisti"!! (parte 9)

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regiaz81

Novellino
23 Novembre 2010
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Bologna
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Bianchi Sempre SR11 Shamal ultra 2wf,Bianchi Rekord 74
Ciao Andrea, cominciamo con il dire che l'ematocrito è la percentuale del volume del sangue occupta dalla componente cellulare:la restante è occupata dalla parte liquida o plasma. Il suo valore normale si situa dal 35 al 47% per le donne, mentre normalmente per il sesso maschile è più alto (42-52%).......

Come sempre, davvero esaustivo e preciso il tuo intervento e' un piacere leggere i tuoi interventi o-o
 

Sobber

Pedivella
13 Gennaio 2009
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pochissime
dscn0767xj.jpg


Sono cominciati i lavori di " restauro " per questa " vecchia " Bianchina, è ancora molto bella e a parte qualche graffio molto in ordine. Però qualcosa non mi quadra , in origine credo fosse montata veloce , con deragliatore mirage e pinze mirage o Bianchi, invece questa ha i comandi mirage e tutto il resto veloce anzi il cambio è un chorus ma questo sarà stato un miglioramento del proprietario. I mozzi sono Bianchi i cerchi dovrò sostituirli perchè diversi uno dall'altro. Se i Grandi della Taverna avranno voglia e tempo di darmi qualche particolare......sono tutto orecchi. :mrgreen:


Bella 'Pantanina' del 2000 o-o
..un pò di storia? ok :mrgreen:

PIC1491WM.jpg


La colorazione della bici di Vigo è leggermente differente da quelle che Marco Pantani e tutta la squadra "Mercatone Uno-Bianchi-Girmi" avevano in dotazione nel 1998 e che il Pirata portò in trionfo nella doppietta Giro e Tour :eek:

La colorazione del 1998 cod. U6 "Team Replica Corsa" con il giallo sfumato sul celeste rimase invariata anche per la produzione Bianchi per l'anno 1999 (che anche per quell'anno si era confermata co-sponsor della Mercatone Uno, questa volta insieme ad Albacom). Cambiando gli sponsors la divisa del Team Mercatone Uno per il 1999 era ovviamente cambiata ma, come ho appena detto, la colorazione della bici no, ecco una foto di Marco Pantani con la divisa della Mercatone Uno edizione 1999 in sella alla sua Bianchi con i colori Team ancora immutati:

reparto.gif

E' una abbinata che, per il Pirata, durerà solo pochi mesi, al Giro d'Italia del 1999 Pantani potè sfoggiare una bici unica, anche nel colore, la mitica XL Evoluzione nera con le sfumature di giallo che sacrificava il celeste per una particolare anodizzazione scura (che faceva risparmiare circa 50gr grammi di vernice). Il resto della squadra continuerà a pedalare sulle bici nella colorazione U6 giallo celeste prima maniera.

Ecco la maglia del Team Mercatone Uno Bianchi Albacom del 99:
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Il motivo stilizzato sulla maglia della Mercatone Uno del 1999 (sulle maniche e sulla parte inferiore, disegnando una specie di cerchi concentrici) comparirà solo sulle bici a catalogo per l'anno 2000 ed è rappresentato da quei 'baffi' di colore che separano il giallo dal celeste sull'orizzontale sul piantone e sui foderi alti (a differenza della versione Team 98-99 dove i colori giallo e celeste erano sfumati tra loro).
Ma intanto per il 2000 la maglia del Team era cambiata ancora diventando Mercatone Uno Albacom Wega (cambiò anche il direttore generale e molto altro ancora, Bianchi non era più co-sponsor etc. ma questa è un'altra storia). Ecco le cartoline per l'anno 2000 (con la livrea della bici di Vigo):

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La Mercatone Uno del 2000 quindi aveva in dotazione la bici che forniva la Bianchi nella colorazione giallo-celeste che vediamo in foto e che continuò ad avere il codice U6 ma ora presentava i baffi che separano il celeste d'ordinanza dal giallo (che era il colore aziendale della Mercatone e non certo i colori della bandiera svedese "Cycleurope" come molti sostenevano).

Nel catalogo del 2000 appare anche la particolare colorazione U9 "Team Replica Pirata" ovvero la colorazione che il Pirata esibì durante il Giro del 1999 (e come dimenticare quella Bianchi giallonera che saliva veloce come il vento al Santuario Mariano di Oropa con il Pirata in rosa che danzava sui pedali? :cry:) colorazione disponibile solo per la mitica XL-EV2 (e solo successivamente disponibile su altri modelli di gamma più bassa), mentre il resto della squadra Mercatone Uno per il 2000 usò biciclette con i colori del Team U6 (com quella di Vigorelli)

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La Bianchi XL-EV2 del 2000 nella splendida livrea U9 "Team Replica Pirata"


Nel 2001 ancora un cambio di sponsors, Albacom lascia e resta Wega Stream TV, anche la colorazione U9 "Team Replica Pirata" della XL-EV2 (e della nuova arrivata XL-EV4) cambia leggermente adeguandosi oltre che nel progetto anche nella livrea, riceve i 3 'baffi' che diventano di 3 diversi toni scuri, questo cambio di particolari avviene anche per la colorazione U6:

2_0062159_1_thumb2.jpg




nel 2002 Pantani non era più in sella ad una Bianchi ma restò alla Mercatone Uno che adottò le bici Wilier

pantanimerca.jpg




..e nel 2003 indossò la maglia della Mercatone Uno Scanavino Valentini

12.jpg




E veniamo alla bici di Vigo: una "M Alloy Pro Veloce Mix" del 2000 nella colorazione U6 (Team Replica Corsa Mercatone Uno). :eek:
come già avevo scritto la produzione Bianchi per l'anno 2000 si divideva in 'generazioni' (oggi in categorie, HOC, B4P, C2C), le generazioni erano XL, L ed M. Alluminio classe 7000 (7005 per la generazione L) stesse geometrie delle XL e stesso carro posteriore ad alta efficienza Zero-Flex-System, forcella Bianchi Enginereed carbon Light con foderi in carbonio a profilo aerodinamico e cannotto in acciaio double butted, curva Bianchi 330 by ITM, attacco Bianchi Alutig Ahead by ITM giallo (non il Big One però) , reggisella Kalloy Sp258 da 27.2, sella Vuelta sky model by bassano per Bianchi, freni Bianchi CMP-1 dual pivot, guarnitura Veloce 53-39, cambio Veloce 9V, deragliatore Mirage, leve Mirage ergopower 9v, cassetta Veloce 9v 13/26, mozzi Mirage 32H, cerchi Mavic CXP21, copertoncini Vittoria New Action Sport Kevlar, pedali look 206. Misure disponibili dalla 49 alla 63 x2cm c/f, colorazione unica U6 o-o
 
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papalla

Novellino
7 Settembre 2008
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Ciao Andrea, cominciamo con il dire che l'ematocrito è la percentuale del volume del sangue occupta dalla componente cellulare:la restante è occupata dalla parte liquida o plasma. Il suo valore normale si situa dal 35 al 47% per le donne, mentre normalmente per il sesso maschile è più alto (42-52%).
è un indice molto importante nella valutazione di un eventuale stato anemico, poiché in tal caso il valore dell'ematocrito risulta diminuito.
Al contrario, tale valore aumenta in tutte quelle situazioni nelle quali si ha esuberante produzione di globuli rossi e di emoconcentrazione, con conseguente riduzione della frazione plasmatica del sangue (policitemia).
Esistono condizioni fisiologiche, come la gravidanza, in cui si instaura una cosiddetta "anemia fisiologica". Con questo termine si intende specificare che l'ematocrito, a causa dell'aumento della componente plasmatica del sangue, risulta "diluito", e si situa quindi a valori leggermente più bassi di quelli normalmente presenti nel sangue della donna al di fuori della gravidanza.
In alcuni sport, come il ciclismo, il regolamento impone un limite massimo al valore dell'ematocrito degli atleti per tutelare la loro salute e non per prevenire la pratica del doping. L'atleta il cui valore supera il limite viene escluso dalla competizione a scopo cautelativo, non squalificato in quanto un valore di ematocrito eccessivo non è considerato doping." (Fonte: Wikipedia)

Da questa definizione di ematocrito bisogna necessariamente partire per capire quello che è stato il motivo scatenante di tutta la "vicenda Pantani", un vero paradosso. Quel 5 Giugno 1999 il suo valore di ematocrito era inspiegabilmente pari al 52%, nonostante il suo valore medio si attestasse intorno al 45%. Un risultato del genere lascia sbigottiti, tenendo conto che era già stato controllato con la Maglia Rosa sulle spalle nei giorni precedenti.
Ma il centro della questione è, voglio ripeterlo, che avere un valore di ematocrito alto non ha nulla a che vedere con l'assunzione di sostanze dopanti. Nella stessa misura in cui era improbabile uno sbalzo così improvviso del valore di ematocrito, era altrettanto improbabile che Pantani avesse tentato una "furbata" a quel punto del Giro d'Italia. Insomma qualcosa non è mai quadrato e nulla è mai stato chiarito in merito, anche sul fatto che gli esami eseguiti autonomamente (ma non ammissibili come prova da parte dell'UCI) immediatamente dopo la squalifica risultarono in regola.
E' quindi evidente che nei fatti non è mai stato dimostrato che Marco Pantani fosse un dopato o che avesse assunto qualsiasi tipo di sostanza illecita nel corso della sua carriera; tantomeno a Madonna di Campiglio. Questo è il grande paradosso della vicenda Pantani.

Questo paradosso può essere allargato a tante altre vicende nel ciclismo degli ultimi dieci anni. Il ciclismo è l'unico sport in cui i corridori devono dare praticamente una reperibilità costante anche nei periodi senza gare al fine di essere sottoposti in ogni momento a controlli antidoping a sorpresa da parte delle società e dell'Unione Ciclistica Internazionale. Eppure è l'unico sport su cui viene gettato fango quotidianamente e che viene etichettato come lo sport "dei dopati", come se fosse l'unico in cui qualcuno, perché sempre di una minoranza si parla, bara.
Forse però è l'unico sport in cui la lotta al doping da parte della Federazione internazionale (la già citata UCI) fa poco o nulla per dare regole certe e soprattutto uguali per tutti.

Così dopo la recente Operacion Puerto che ha sconvolto il mondo del ciclismo si sono create situazioni a dir poco imbarazzanti per cui corridori sono stati denigrati e in alcuni casi squalificati o licenziati dalle loro squadre, senza prove praticamente solo sulla parola di qualcuno; altri invece sulle stesse basi sono stati lasciati liberi di continuare a correre e a vincere.
Tutto ciò per dire che il mondo del ciclismo andrebbe profondamente rivoluzionato ai cosiddetti "piani alti" e che anche il sacrificio sportivo (e purtroppo successivamente anche umano) di Marco Pantani è stato con tutta probabilità solamente un danno collaterale di qualche gioco di potere di cui, con altrettanta probabilità, non verremo mai a conoscenza.

Questa vicenda, peraltro mai chiarita e verificata fino in fondo, segnerà nel profondo l'animo di Marco, più della sua cronica sfortuna e degli incidenti, portando in lui un "male di vivere" che non riuscirà mai ad accettare e del quale non riuscirà più a liberarsi. La vera ragione per cui si è sentito esiliato e disprezzato è stata la vergogna per essere stato considerato un "dopato". Lui ha lottato una vita contro avversari, sfortuna e infortuni per onorare il suo sport e il suo pubblico. Da quel fatidico 5 Giugno il pensiero che anche soltanto una persona potesse mettere in discussione tutta la sua carriera lo riempierà pian piano di una incolmabile tristezza.

Come se non bastasse nelle settimane successive ai fatti di Madonna di Campiglio Pantani viene risucchiato in una vera e propria caccia all'uomo da parte dei mass media, che non perdono occasione per denigrarlo e offenderlo gratuitamente. A nulla servono i suoi tentativi di difendersi da quelle accuse assurde, ormai la foga contro di lui del mondo giornalistico e dell'ambiente del ciclismo non gli lascia tregua.
Così nella sua mentre si fa sempre più strada l'idea di un complotto nei suoi confronti. Ma da parte di chi? Perché? Se così fosse a chi stava scomodo Marco Pantani? Domande alle quali è impossibile dare una risposta certa, fatto sta che il contraccolpo psicologico è tremendo. Lui avrebbe potuto incamerare i quindici giorni di squalifica e tornare come se niente fosse successo, purtroppo però il suo orgoglio di sportivo, ma soprattutto di uomo, fu ferito irrimediabilmente. Nel 1999 Marco non torna più in gruppo e anche se nel 2000 dimostra di poter tornare un corridore ad alti livelli, costretto com'è a vivere con l'ossessione che qualcuno possa "fregarlo di nuovo", il Pirata non è più lo stesso.
Non appena Marco riesce a trovare un po' di serenità gli eventi del Giro del 2001, che lo mettono di nuovo nell'occhio del ciclone, minano ulteriormente il suo morale, allontanandolo da tutto e da tutti. Col passare del tempo questa ossessione lo logora sempre più, fino a spingerlo a cercare sollievo, o forse solo distrazione, in una vita dissoluta, fatta di cattive compagnie e cocaina. Quell'ambiente apparentemente amichevole, ma profondamente insidioso, lo porterà, nonostante qualche parentesi di serenità, ad autodistruggersi.

Ciao Campione, riposa in pace

quoto tutto perchè, come sempre, quello che scrivi merita di essere incorniciato

se alcuni (molti?) giornalisti avessero avuto l'onestà intellettuale necessaria a scrivere queste cose in quei momenti, piuttosto che cercare i titolo e lo scoop facile, forse l'intera vicenda sarebbe finita diversamente
 

lonzi73

Novellino
13 Gennaio 2011
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Bianchi Sempre, Pinarello Montello, Benotto.
quoto tutto perchè, come sempre, quello che scrivi merita di essere incorniciato

se alcuni (molti?) giornalisti avessero avuto l'onestà intellettuale necessaria a scrivere queste cose in quei momenti, piuttosto che cercare i titolo e lo scoop facile, forse l'intera vicenda sarebbe finita diversamente

Vorrei quotarti ma non so come si può fare. Bravo presidende e bravo Sobber che ci regala sempre queste perle di saggezza.o-o
 

camoscio d'oro

Apprendista Scalatore
4 Novembre 2010
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Bianchi Specialissima Comp
Anzitutto, salve atutti.
Pur non avendo mai (per il momento) posseduto nessuno bici bianchi, ne sono stato sempre attratto dal mito.

La bici che mi faceva sognare quando davo le mie prime pedalate era questa. All'epoca non sapevo nulla di tecnica, di pesi e di geometrie, mi piaceva e basta.

1mgmeeee.jpg


Chi mi sa dire qualcosa su questa bici??
 
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andre73

Pignone
25 Settembre 2011
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Ciao Andrea, cominciamo con il dire che l'ematocrito è la percentuale del volume del sangue occupta dalla componente cellulare:la restante è occupata dalla parte liquida o plasma. Il suo valore normale si situa dal 35 al 47% per le donne, mentre normalmente per il sesso maschile è più alto (42-52%).
è un indice molto importante nella valutazione di un eventuale stato anemico, poiché in tal caso il valore dell'ematocrito risulta diminuito.
Al contrario, tale valore aumenta in tutte quelle situazioni nelle quali si ha esuberante produzione di globuli rossi e di emoconcentrazione, con conseguente riduzione della frazione plasmatica del sangue (policitemia).
Esistono condizioni fisiologiche, come la gravidanza, in cui si instaura una cosiddetta "anemia fisiologica". Con questo termine si intende specificare che l'ematocrito, a causa dell'aumento della componente plasmatica del sangue, risulta "diluito", e si situa quindi a valori leggermente più bassi di quelli normalmente presenti nel sangue della donna al di fuori della gravidanza.
In alcuni sport, come il ciclismo, il regolamento impone un limite massimo al valore dell'ematocrito degli atleti per tutelare la loro salute e non per prevenire la pratica del doping. L'atleta il cui valore supera il limite viene escluso dalla competizione a scopo cautelativo, non squalificato in quanto un valore di ematocrito eccessivo non è considerato doping." (Fonte: Wikipedia)

Da questa definizione di ematocrito bisogna necessariamente partire per capire quello che è stato il motivo scatenante di tutta la "vicenda Pantani", un vero paradosso. Quel 5 Giugno 1999 il suo valore di ematocrito era inspiegabilmente pari al 52%, nonostante il suo valore medio si attestasse intorno al 45%. Un risultato del genere lascia sbigottiti, tenendo conto che era già stato controllato con la Maglia Rosa sulle spalle nei giorni precedenti.
Ma il centro della questione è, voglio ripeterlo, che avere un valore di ematocrito alto non ha nulla a che vedere con l'assunzione di sostanze dopanti. Nella stessa misura in cui era improbabile uno sbalzo così improvviso del valore di ematocrito, era altrettanto improbabile che Pantani avesse tentato una "furbata" a quel punto del Giro d'Italia. Insomma qualcosa non è mai quadrato e nulla è mai stato chiarito in merito, anche sul fatto che gli esami eseguiti autonomamente (ma non ammissibili come prova da parte dell'UCI) immediatamente dopo la squalifica risultarono in regola.
E' quindi evidente che nei fatti non è mai stato dimostrato che Marco Pantani fosse un dopato o che avesse assunto qualsiasi tipo di sostanza illecita nel corso della sua carriera; tantomeno a Madonna di Campiglio. Questo è il grande paradosso della vicenda Pantani.

Questo paradosso può essere allargato a tante altre vicende nel ciclismo degli ultimi dieci anni. Il ciclismo è l'unico sport in cui i corridori devono dare praticamente una reperibilità costante anche nei periodi senza gare al fine di essere sottoposti in ogni momento a controlli antidoping a sorpresa da parte delle società e dell'Unione Ciclistica Internazionale. Eppure è l'unico sport su cui viene gettato fango quotidianamente e che viene etichettato come lo sport "dei dopati", come se fosse l'unico in cui qualcuno, perché sempre di una minoranza si parla, bara.
Forse però è l'unico sport in cui la lotta al doping da parte della Federazione internazionale (la già citata UCI) fa poco o nulla per dare regole certe e soprattutto uguali per tutti.

Così dopo la recente Operacion Puerto che ha sconvolto il mondo del ciclismo si sono create situazioni a dir poco imbarazzanti per cui corridori sono stati denigrati e in alcuni casi squalificati o licenziati dalle loro squadre, senza prove praticamente solo sulla parola di qualcuno; altri invece sulle stesse basi sono stati lasciati liberi di continuare a correre e a vincere.
Tutto ciò per dire che il mondo del ciclismo andrebbe profondamente rivoluzionato ai cosiddetti "piani alti" e che anche il sacrificio sportivo (e purtroppo successivamente anche umano) di Marco Pantani è stato con tutta probabilità solamente un danno collaterale di qualche gioco di potere di cui, con altrettanta probabilità, non verremo mai a conoscenza.

Questa vicenda, peraltro mai chiarita e verificata fino in fondo, segnerà nel profondo l'animo di Marco, più della sua cronica sfortuna e degli incidenti, portando in lui un "male di vivere" che non riuscirà mai ad accettare e del quale non riuscirà più a liberarsi. La vera ragione per cui si è sentito esiliato e disprezzato è stata la vergogna per essere stato considerato un "dopato". Lui ha lottato una vita contro avversari, sfortuna e infortuni per onorare il suo sport e il suo pubblico. Da quel fatidico 5 Giugno il pensiero che anche soltanto una persona potesse mettere in discussione tutta la sua carriera lo riempierà pian piano di una incolmabile tristezza.

Come se non bastasse nelle settimane successive ai fatti di Madonna di Campiglio Pantani viene risucchiato in una vera e propria caccia all'uomo da parte dei mass media, che non perdono occasione per denigrarlo e offenderlo gratuitamente. A nulla servono i suoi tentativi di difendersi da quelle accuse assurde, ormai la foga contro di lui del mondo giornalistico e dell'ambiente del ciclismo non gli lascia tregua.
Così nella sua mentre si fa sempre più strada l'idea di un complotto nei suoi confronti. Ma da parte di chi? Perché? Se così fosse a chi stava scomodo Marco Pantani? Domande alle quali è impossibile dare una risposta certa, fatto sta che il contraccolpo psicologico è tremendo. Lui avrebbe potuto incamerare i quindici giorni di squalifica e tornare come se niente fosse successo, purtroppo però il suo orgoglio di sportivo, ma soprattutto di uomo, fu ferito irrimediabilmente. Nel 1999 Marco non torna più in gruppo e anche se nel 2000 dimostra di poter tornare un corridore ad alti livelli, costretto com'è a vivere con l'ossessione che qualcuno possa "fregarlo di nuovo", il Pirata non è più lo stesso.
Non appena Marco riesce a trovare un po' di serenità gli eventi del Giro del 2001, che lo mettono di nuovo nell'occhio del ciclone, minano ulteriormente il suo morale, allontanandolo da tutto e da tutti. Col passare del tempo questa ossessione lo logora sempre più, fino a spingerlo a cercare sollievo, o forse solo distrazione, in una vita dissoluta, fatta di cattive compagnie e cocaina. Quell'ambiente apparentemente amichevole, ma profondamente insidioso, lo porterà, nonostante qualche parentesi di serenità, ad autodistruggersi.

Ciao Campione, riposa in pace
Grazie mille Sobber, non mi sarei mai aspettato una risposta così chiara ed esaustiva, e che soprattutto gli dedicassi così tanto tempo/parole. :hail:
La mia prima reputazione positiva te la meriti davvero...grazie ancora o-o

riko non prendertela, la prossima è la tua...:mrgreen:
 

andre73

Pignone
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Sobber Santo Subito... non so quante reputazioni io possa dare (ti ho appena dato la mia prima in assoluto nella vita), ma te ne meriteresti una vagonata...o-o
 

andre73

Pignone
25 Settembre 2011
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Vorrei quotarti ma non so come si può fare. Bravo presidende e bravo Sobber che ci regala sempre queste perle di saggezza.o-o
Clicca sul simbolo della bilancia in fondo a sinistra della persona/messaggio che vuoi quotare (me l'ha insegnato riko... dai una reputazione positiva anche a lui, che ci tiene tanto il ragazzo:mrgreen::mrgreen::mrgreen:)
 

papalla

Novellino
7 Settembre 2008
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Anzitutto, salve atutti.
Pur non avendo mai (per il momento) posseduto nessuno bici bianchi, ne sono stato sempre attratto dal mito.

La bici che mi faceva sognare quando davo le mie prime pedalate era questa. All'epoca non sapevo nulla di tecnica, di pesi e di geometrie, mi piaceva e basta.

1mgmeeee.jpg


Chi mi sa dire qualcosa su questa bici??

ne parlammo un pò di tempo addietro, c'era un'asta su ebay con indicazioni diciamo "poco precise"
bellissima colorazione, molto elegante secondo me

http://www.bikepedia.com/QuickBike/...Model=XL+Carbon+Chorus&Type=bike#.UHhNVSHfBC4
 
Stato
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