Doping in altri sport

Travis Tygart Fan

Apprendista Scalatore
25 Gennaio 2013
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Il caso del marciatore altoatesino Schwazer: dietro quel doping c'era tutto un «sistema»

Chi avrebbe dovuto sapere, sapeva. E chi sarebbe dovuto intervenire per impedire che il marciatore altoatesino Alex Schwazer si dopasse, non solo non è intervenuto ma lo ha addirittura favorito. È questa la clamorosa conclusione a cui si arriva leggendo le oltre 400 pagine di avviso di conclusione delle indagini preliminari notificato qualche settimana fa agli avvocati di Schwazer e a quelli dei medici federali Giuseppe Fischetto e Pierluigi Fiorella e dell'ex dirigente Fidal Rita Bottiglieri.

Ma la Procura di Bolzano non si è limitata a puntare il dito su quelle quattro persone. Ha fatto molto di più, lanciando una pesantissima accusa all'intero sistema sportivo italiano. Dalla lunga e meticolosa indagine, coordinata dal procuratore Guido Rispoli e condotta dal sostituto Giancarlo Bramante con il supporto investigativo del Ros di Trento, con il tenente colonnello Michael Senn e il maresciallo capo Alessandro Fontana, assieme ai Nas di Firenze e di Trento, è infatti emerso che nell'epoca in cui il Coni era presieduto da Gianni Petrucci il sistema anti-doping ha fatto acqua da tutte le parti. Non solo, abbiamo anche appreso che nelle rare occasioni in cui hanno rischiato di finire nelle seppur larghissime maglie della rete anti-doping, atleti di punta sono stati puntualmente aiutati a uscirne indenni. Per fare nomi e cognomi, a parte Schwazer si parla degli staffettisti che nel 2010 hanno vinto l'argento nella 4x100 agli Europei di Barcellona e del velocista/saltatore Andrew Howe.

L'atto di accusa che emerge dalle carte di un'inchiesta condotta da un team di Carabinieri di due reparti e due città diverse, mette a nudo un intreccio di interessi e connivenze sportive ed economiche (vedi box su Asics) che fa inevitabilmente tornare a mente l'epoca buia del "doping di Stato", quando il professore ferrarese Francesco Conconi era sotto contratto del Coni per sperimentare sostanze o tecniche di "potenziamento artificiale" della performance atletica.
«Dopo la vicenda Conconi, in cui Coni e federazioni sono stati colti con le mani nel sacco, il sistema è cambiato. La scelta dei vertici è stata quella del sbrigatevela da soli, noi non vogliamo sapere niente», sostiene Alessandro Donati, consulente dell'Agenzia antidoping mondiale, Wada, e recente autore del libro Lo sport del doping - Chi lo subisce, chi lo combatte. «Non a caso Schwazer è stato beccato dalla Wada e non dalla Fidal o dal Coni».

Dopo la clamorosa confessione televisiva di Schwazer, i dirigenti sportivi hanno fatto a gara a chi si dichiarava più sorpreso.

A partire da chi aveva la più diretta responsabilità, e cioè il medico Giuseppe Fischetto, responsabile sanitario della Fidal: «Nulla era mai trapelato, né ci era stata mai comunicata (...) la collaborazione "parallela" dell'atleta con il Dr. Ferrari", ha scritto il Dott. Fischetto in una lettera al presidente della Fidal riferendosi al medico ripetutamente accusato di doping e bandito dalle autorità sportive dal quale Schwazer aveva ammesso di essere stato seguito.

Ma non era affatto così. Vittorio Visini, tecnico federale della marcia dal 2000 al 2012, ha ammesso che la Fidal aveva appreso di contatti tra Schwazer e Ferrari già nella primavera del 2010, dopo un raduno a Teide, nelle Isole Canarie: «Io ho riferito a Fischetto, al Direttore tecnico Uguagliati e a Rita Bottiglieri che Ferrari era presente e che (a Teide) il dottore e il marciatore si erano parlati». Contattato da Il Sole 24 Ore, il Dottor Fischetto ha negato di aver mai saputo che il marciatore si fosse incontrato con Ferrari a Teide: «A me questo non risulta... altrimenti mi domanderei come mai gli altri non lo hanno denunciato?».
Se lo sono domandati anche gli inquirenti. Ed ecco come ha risposto Visini: «Ritengo di aver fatto il mio dovere e di aver sufficientemente allertato chi si sarebbe dovuto attivare». Il dirigente Fidal ritiene di aver fatto il proprio dovere anche l'anno successivo, quando Schwazer chiese nuovamente alla Federazione di pagargli un viaggio/training a Teide nonostante fosse una destinazione fino al 2010 mai scelta e lui non ritenne ci fosse alcun problema. «Il fatto che nel 2010 avessero avuto luogo degli incontri tra Schwazer e Ferrari non voleva dire che anche per il 2011 fosse stata scelta quella location per rinnovare le sedute con Ferrari», ha spiegato.
A Il Sole 24 Ore Rita Bottiglieri ha dichiarato di non avere «nessuna intenzione di rilasciare dichiarazioni», ma anche lei ha dichiarato di aver «sempre rispettato le regole».

Resta il fatto che nel rispetto del proprio dovere e delle regole, nessuno ha fatto nulla. Non lo sostiene solo la procura, ma lo stesso direttore tecnico della Fidal Uguagliati, che nella sua deposizione sugli incontri tra Schwazer e Ferrari a Teide dice: «La comune conoscenza di questo fatto (...) ci portò a discuterne insieme. Sulla scorta di queste discussioni io non ho preso provvedimenti. Non mi risulta che nessuno ne abbia presi. Semplicemente, decidemmo di non fare nulla».
Per la procura quello è «il punto di non ritorno, quello cioè oltre il quale più nessuno in Federazione, nel suo entourage e nella sua società di appartenenza può ignorare il grave rischio doping che grava sull'atleta».
Ma torniamo ai medici federali: Fischetto non era l'unico ad avere avuto motivo di pensare che Schwazer si dopasse. Anche Pierluigi Fiorella, responsabile sanitario di fondo e marcia, aveva tutti gli elementi per sospettarlo. «Io ho ripetutamente detto a Fiorella, a Visini e agli altri tecnici della nazionale di marcia che a mio giudizio Alex si dopava. Ma mi invitarono sempre a "non pensar male" e soprattutto a farmi i fatti miei», rivela a Il Sole 24 Ore Ivano Brugnetti, medaglia d'oro nella 20 km ad Atene.

A Il Sole 24 Ore, il Dottor Fiorella ha detto di non voler rilasciare dichiarazioni finché non avrà modo di leggere gli atti. Ma dopo aver smentito «categoricamente» quello che sostiene Brunetti ha aggiunto: «Dire che uno è dopato… bisogna vedere in base a cosa, a quale criteri».
Effettivamente i sospetti di altri marciatori potrebbero anche essere frutto di invidia, ma il Dottor Fiorella aveva ben altre evidenze. A partire dai vari "missed test" di Schwazer, cioè le occasioni in cui non si era fatto trovare per i test a sorpresa previsti dai regolamenti nazionali e internazionali. A marzo e a settembre del 2010, periodo in cui lo stesso Schwazer ha ammesso di essere "in cura" da Ferrari, ne aveva saltati due (al terzo in 18 mesi scatta la squalifica automatica). E Fiorella ne era stato informato dallo stesso Schwazer. La risposta di Fiorella alla mail in cui il marciatore lo informava che per la seconda volta in sei mesi gli ispettori dell'antidoping lo avevano cercato senza trovarlo: «Certo che come sfiga non scherzi!!!!!!».
Non basta: quando, alla vigilia delle Olimpiadi di Londra, Fiorella viene informato dall'atleta della sua intenzione di non risiedere nel villaggio olimpico con tutti gli altri atleti ma di fare base in Germania, a casa dell'allora fidanzata Carolina Kostner, Fiorella scrive: «La decisione sulla permanenza a Londra o meno spetta a te, ma ricorda che certamente alla Iaaf (la federazione internazionale NdR) "puzzerà" questo tuo andar su e giù». Ancora più emblematico è il post scriptum di quel messaggio: «Se fai qualche stronzata ti taglio le palle». Al quale Schwazer risponde invitando il medico a non preoccuparsi perché «le cazzate le ho fatto a marzo», con un chiaro riferimento a due gare, nella 20 e nella 50km, nelle quali aveva sorpreso un po' tutti con performance straordinarie (e un record italiano).
Conclusione degli inquirenti: quello scambio di mail «appare ragionevolmente interpretabile quale indice della consapevolezza del medico in merito all'attività di doping seguita dall'atleta».

Ancora più grave quello che è successo con gli staffettisti della 4x100 che agli Europei di Barcellona hanno vinto l'argento battendo lo storico record stabilito 27 anni prima dal quartetto guidato da Pietro Mennea (vedi box). Oppure quello che ha ammesso Andrew Howe nella propria deposizione: «Quando in giugno ho chiamato Fiorella per esprimergli solidarietà (dopo la perquisizione dei Carabinieri, NdR) gli ho espresso la mia preoccupazione sul fatto che i messaggi di whatsapp da me inviatigli nel 2012 potessero trovarsi nei telefoni o tablet che gli erano stati sequestrati. Fiorella mi disse di non preoccuparmi che ciò non sarebbe accaduto in quanto lui aveva provveduto a cancellarli (...) (In quei messaggi) io gli avevo chiesto informazioni circa la durata dell'effetto terapeutico del cortisone nel corpo umano. Tale richiesta era giustificata dal fatto che volevo essere sicuro di non presentarmi in gara con residui del farmaco nel mio organismo (...) in quella circostanza vinsi i campionati italiani sui 200 metri ma non sono stato sottoposto al controllo antidoping». Conclusione degli inquirenti: «L'unico intento di Fiorella sembra quello di proteggere l'atleta dalle possibili conseguenze di un'azione potenzialmente illecita che lui avrebbe avuto comunque il dovere di denunciare, non certo di coprire».
«Adesso abbiamo due scelte: continuare a tenere gli occhi chiusi, oppure ammettere che il sistema antidoping così come è stato predisposto dopo la legge del 2000 non funziona. Perché non si può mettere la volpe a guardia del pollaio», dice Donati a Il Sole 24 Ore.

La legge del 2000 contemplava la creazione di un'agenzia indipendente anti-doping, come previsto nella maggior parte degli altri Paesi. Ma il 16 ottobre 2007, l'intento dei legislatori è stato snaturato da un accordo sottoscritto dagli allora ministri della Salute Livia Turco e delle Politiche giovanili Giovanna Melandri insieme al presidente del Coni Gianni Petrucci. «L'accordo, si leggeva nel comunicato governativo di quel giorno, prevede di riservare alla commissione Coni-Nado i controlli sullo sport agonistico di livello nazionale e internazionale e alla commissione interministeriale i controlli sanitari antidoping sulle attività sportive non agonistiche».
Quanto poco seri siano stati gli sforzi della nucleo anti-doping del Coni, il cosiddetto Nado, è solo attestato dagli atti appena depositati a Bolzano. Secondo la Procura il Nado non solo ha per anni gestito l'antidoping «secondo una perversa logica della riduzione del danno» ma ha addirittura «deliberatamente allestito un sistema "colabrodo" - come lo definisce lo stesso Fischetto in una telefonata intercettata - fatto solo di apparenza e che quindi lascia agli atleti malintenzionati enormi varchi per sfuggire ai controlli e per evitare le positività».

A Il Sole 24 Ore il Coni ha tenuto a sottolineare che «l'indagine della Procura verte su circostanze ed eventi che risalgono fino al 2012, prima del cambio dei vertici e dell'elezione del Presidente Malagò, che non può quindi conoscere il quadro generale di riferimento e i fatti antecedenti alla sua nomina». Il Coni ci ha detto che «si riserva di esprimere comunque la propria posizione sulla vicenda dopo aver preso visione formale degli atti del procedimento».
http://www.ilsole24ore.com/art/comm...-quel-doping-c-era-tutto-sistema-063846.shtml

Email Schwazer-Fiorella

Email Schwazer-Conconi

Per maggiori informazioni visitare il blog di Claudio Gatti: http://gradozeroblog.it/news/doping-di-stato
 

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Il caso del marciatore altoatesino Schwazer: dietro quel doping c'era tutto un «sistema»

Chi avrebbe dovuto sapere, sapeva. E chi sarebbe dovuto intervenire per impedire che il marciatore altoatesino Alex Schwazer si dopasse, non solo non è intervenuto ma lo ha addirittura favorito. È questa la clamorosa conclusione a cui si arriva leggendo le oltre 400 pagine di avviso di conclusione delle indagini preliminari notificato qualche settimana fa agli avvocati di Schwazer e a quelli dei medici federali Giuseppe Fischetto e Pierluigi Fiorella e dell'ex dirigente Fidal Rita Bottiglieri.

Ma la Procura di Bolzano non si è limitata a puntare il dito su quelle quattro persone. Ha fatto molto di più, lanciando una pesantissima accusa all'intero sistema sportivo italiano. Dalla lunga e meticolosa indagine, coordinata dal procuratore Guido Rispoli e condotta dal sostituto Giancarlo Bramante con il supporto investigativo del Ros di Trento, con il tenente colonnello Michael Senn e il maresciallo capo Alessandro Fontana, assieme ai Nas di Firenze e di Trento, è infatti emerso che nell'epoca in cui il Coni era presieduto da Gianni Petrucci il sistema anti-doping ha fatto acqua da tutte le parti. Non solo, abbiamo anche appreso che nelle rare occasioni in cui hanno rischiato di finire nelle seppur larghissime maglie della rete anti-doping, atleti di punta sono stati puntualmente aiutati a uscirne indenni. Per fare nomi e cognomi, a parte Schwazer si parla degli staffettisti che nel 2010 hanno vinto l'argento nella 4x100 agli Europei di Barcellona e del velocista/saltatore Andrew Howe.

L'atto di accusa che emerge dalle carte di un'inchiesta condotta da un team di Carabinieri di due reparti e due città diverse, mette a nudo un intreccio di interessi e connivenze sportive ed economiche (vedi box su Asics) che fa inevitabilmente tornare a mente l'epoca buia del "doping di Stato", quando il professore ferrarese Francesco Conconi era sotto contratto del Coni per sperimentare sostanze o tecniche di "potenziamento artificiale" della performance atletica.
«Dopo la vicenda Conconi, in cui Coni e federazioni sono stati colti con le mani nel sacco, il sistema è cambiato. La scelta dei vertici è stata quella del sbrigatevela da soli, noi non vogliamo sapere niente», sostiene Alessandro Donati, consulente dell'Agenzia antidoping mondiale, Wada, e recente autore del libro Lo sport del doping - Chi lo subisce, chi lo combatte. «Non a caso Schwazer è stato beccato dalla Wada e non dalla Fidal o dal Coni».

Dopo la clamorosa confessione televisiva di Schwazer, i dirigenti sportivi hanno fatto a gara a chi si dichiarava più sorpreso.

A partire da chi aveva la più diretta responsabilità, e cioè il medico Giuseppe Fischetto, responsabile sanitario della Fidal: «Nulla era mai trapelato, né ci era stata mai comunicata (...) la collaborazione "parallela" dell'atleta con il Dr. Ferrari", ha scritto il Dott. Fischetto in una lettera al presidente della Fidal riferendosi al medico ripetutamente accusato di doping e bandito dalle autorità sportive dal quale Schwazer aveva ammesso di essere stato seguito.

Ma non era affatto così. Vittorio Visini, tecnico federale della marcia dal 2000 al 2012, ha ammesso che la Fidal aveva appreso di contatti tra Schwazer e Ferrari già nella primavera del 2010, dopo un raduno a Teide, nelle Isole Canarie: «Io ho riferito a Fischetto, al Direttore tecnico Uguagliati e a Rita Bottiglieri che Ferrari era presente e che (a Teide) il dottore e il marciatore si erano parlati». Contattato da Il Sole 24 Ore, il Dottor Fischetto ha negato di aver mai saputo che il marciatore si fosse incontrato con Ferrari a Teide: «A me questo non risulta... altrimenti mi domanderei come mai gli altri non lo hanno denunciato?».
Se lo sono domandati anche gli inquirenti. Ed ecco come ha risposto Visini: «Ritengo di aver fatto il mio dovere e di aver sufficientemente allertato chi si sarebbe dovuto attivare». Il dirigente Fidal ritiene di aver fatto il proprio dovere anche l'anno successivo, quando Schwazer chiese nuovamente alla Federazione di pagargli un viaggio/training a Teide nonostante fosse una destinazione fino al 2010 mai scelta e lui non ritenne ci fosse alcun problema. «Il fatto che nel 2010 avessero avuto luogo degli incontri tra Schwazer e Ferrari non voleva dire che anche per il 2011 fosse stata scelta quella location per rinnovare le sedute con Ferrari», ha spiegato.
A Il Sole 24 Ore Rita Bottiglieri ha dichiarato di non avere «nessuna intenzione di rilasciare dichiarazioni», ma anche lei ha dichiarato di aver «sempre rispettato le regole».

Resta il fatto che nel rispetto del proprio dovere e delle regole, nessuno ha fatto nulla. Non lo sostiene solo la procura, ma lo stesso direttore tecnico della Fidal Uguagliati, che nella sua deposizione sugli incontri tra Schwazer e Ferrari a Teide dice: «La comune conoscenza di questo fatto (...) ci portò a discuterne insieme. Sulla scorta di queste discussioni io non ho preso provvedimenti. Non mi risulta che nessuno ne abbia presi. Semplicemente, decidemmo di non fare nulla».
Per la procura quello è «il punto di non ritorno, quello cioè oltre il quale più nessuno in Federazione, nel suo entourage e nella sua società di appartenenza può ignorare il grave rischio doping che grava sull'atleta».
Ma torniamo ai medici federali: Fischetto non era l'unico ad avere avuto motivo di pensare che Schwazer si dopasse. Anche Pierluigi Fiorella, responsabile sanitario di fondo e marcia, aveva tutti gli elementi per sospettarlo. «Io ho ripetutamente detto a Fiorella, a Visini e agli altri tecnici della nazionale di marcia che a mio giudizio Alex si dopava. Ma mi invitarono sempre a "non pensar male" e soprattutto a farmi i fatti miei», rivela a Il Sole 24 Ore Ivano Brugnetti, medaglia d'oro nella 20 km ad Atene.

A Il Sole 24 Ore, il Dottor Fiorella ha detto di non voler rilasciare dichiarazioni finché non avrà modo di leggere gli atti. Ma dopo aver smentito «categoricamente» quello che sostiene Brunetti ha aggiunto: «Dire che uno è dopato… bisogna vedere in base a cosa, a quale criteri».
Effettivamente i sospetti di altri marciatori potrebbero anche essere frutto di invidia, ma il Dottor Fiorella aveva ben altre evidenze. A partire dai vari "missed test" di Schwazer, cioè le occasioni in cui non si era fatto trovare per i test a sorpresa previsti dai regolamenti nazionali e internazionali. A marzo e a settembre del 2010, periodo in cui lo stesso Schwazer ha ammesso di essere "in cura" da Ferrari, ne aveva saltati due (al terzo in 18 mesi scatta la squalifica automatica). E Fiorella ne era stato informato dallo stesso Schwazer. La risposta di Fiorella alla mail in cui il marciatore lo informava che per la seconda volta in sei mesi gli ispettori dell'antidoping lo avevano cercato senza trovarlo: «Certo che come sfiga non scherzi!!!!!!».
Non basta: quando, alla vigilia delle Olimpiadi di Londra, Fiorella viene informato dall'atleta della sua intenzione di non risiedere nel villaggio olimpico con tutti gli altri atleti ma di fare base in Germania, a casa dell'allora fidanzata Carolina Kostner, Fiorella scrive: «La decisione sulla permanenza a Londra o meno spetta a te, ma ricorda che certamente alla Iaaf (la federazione internazionale NdR) "puzzerà" questo tuo andar su e giù». Ancora più emblematico è il post scriptum di quel messaggio: «Se fai qualche stronzata ti taglio le palle». Al quale Schwazer risponde invitando il medico a non preoccuparsi perché «le cazzate le ho fatto a marzo», con un chiaro riferimento a due gare, nella 20 e nella 50km, nelle quali aveva sorpreso un po' tutti con performance straordinarie (e un record italiano).
Conclusione degli inquirenti: quello scambio di mail «appare ragionevolmente interpretabile quale indice della consapevolezza del medico in merito all'attività di doping seguita dall'atleta».

Ancora più grave quello che è successo con gli staffettisti della 4x100 che agli Europei di Barcellona hanno vinto l'argento battendo lo storico record stabilito 27 anni prima dal quartetto guidato da Pietro Mennea (vedi box). Oppure quello che ha ammesso Andrew Howe nella propria deposizione: «Quando in giugno ho chiamato Fiorella per esprimergli solidarietà (dopo la perquisizione dei Carabinieri, NdR) gli ho espresso la mia preoccupazione sul fatto che i messaggi di whatsapp da me inviatigli nel 2012 potessero trovarsi nei telefoni o tablet che gli erano stati sequestrati. Fiorella mi disse di non preoccuparmi che ciò non sarebbe accaduto in quanto lui aveva provveduto a cancellarli (...) (In quei messaggi) io gli avevo chiesto informazioni circa la durata dell'effetto terapeutico del cortisone nel corpo umano. Tale richiesta era giustificata dal fatto che volevo essere sicuro di non presentarmi in gara con residui del farmaco nel mio organismo (...) in quella circostanza vinsi i campionati italiani sui 200 metri ma non sono stato sottoposto al controllo antidoping». Conclusione degli inquirenti: «L'unico intento di Fiorella sembra quello di proteggere l'atleta dalle possibili conseguenze di un'azione potenzialmente illecita che lui avrebbe avuto comunque il dovere di denunciare, non certo di coprire».
«Adesso abbiamo due scelte: continuare a tenere gli occhi chiusi, oppure ammettere che il sistema antidoping così come è stato predisposto dopo la legge del 2000 non funziona. Perché non si può mettere la volpe a guardia del pollaio», dice Donati a Il Sole 24 Ore.

La legge del 2000 contemplava la creazione di un'agenzia indipendente anti-doping, come previsto nella maggior parte degli altri Paesi. Ma il 16 ottobre 2007, l'intento dei legislatori è stato snaturato da un accordo sottoscritto dagli allora ministri della Salute Livia Turco e delle Politiche giovanili Giovanna Melandri insieme al presidente del Coni Gianni Petrucci. «L'accordo, si leggeva nel comunicato governativo di quel giorno, prevede di riservare alla commissione Coni-Nado i controlli sullo sport agonistico di livello nazionale e internazionale e alla commissione interministeriale i controlli sanitari antidoping sulle attività sportive non agonistiche».
Quanto poco seri siano stati gli sforzi della nucleo anti-doping del Coni, il cosiddetto Nado, è solo attestato dagli atti appena depositati a Bolzano. Secondo la Procura il Nado non solo ha per anni gestito l'antidoping «secondo una perversa logica della riduzione del danno» ma ha addirittura «deliberatamente allestito un sistema "colabrodo" - come lo definisce lo stesso Fischetto in una telefonata intercettata - fatto solo di apparenza e che quindi lascia agli atleti malintenzionati enormi varchi per sfuggire ai controlli e per evitare le positività».

A Il Sole 24 Ore il Coni ha tenuto a sottolineare che «l'indagine della Procura verte su circostanze ed eventi che risalgono fino al 2012, prima del cambio dei vertici e dell'elezione del Presidente Malagò, che non può quindi conoscere il quadro generale di riferimento e i fatti antecedenti alla sua nomina». Il Coni ci ha detto che «si riserva di esprimere comunque la propria posizione sulla vicenda dopo aver preso visione formale degli atti del procedimento».
http://www.ilsole24ore.com/art/comm...-quel-doping-c-era-tutto-sistema-063846.shtml

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nulla che in realtà già non si sospettasse

la mia idea che a pane e acqua alle olimpiadi nemmeno ci arrivi si rafforza ulteriormente. sarei curioso di fare la stessa indagine anche all'estero.

di certo ho capito perchè un sacco di 'pro vanno al teide....pare sia la nuova dimora di ferrari...
 
28 Gennaio 2013
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ponte(BN)
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Bici
trek
nulla che in realtà già non si sospettasse

la mia idea che a pane e acqua alle olimpiadi nemmeno ci arrivi si rafforza ulteriormente. sarei curioso di fare la stessa indagine anche all'estero.

di certo ho capito perchè un sacco di 'pro vanno al teide....pare sia la nuova dimora di ferrari...

peccato che il più grande atleta olimpico di tutti i tempi non abbia mai avuto a che fare con il doping(al massimo con qualche fumata di spinello), ma giusto molti neanche sanno chi è il più grande atleta olimpico della storia! basta che si parla di doping! dal 2012 swazer(o come si scrive) per me è meno di 0 per quello che ha fatto, ma prima di tutto questo chi conosceva la marcia? certo, ora si deve fare chiarezza e scoprire chi era coinvolto perchè non ha fatto tutto da solo, ma si deve tornare a parlare della marcia vera! ah, già quella non fa notizia!
 

bradipus

Vendicatore Mascherato e motore di ricerca
23 Luglio 2009
35.263
30.524
Bugliano
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qualunquemente
peccato che il più grande atleta olimpico di tutti i tempi non abbia mai avuto a che fare con il doping(al massimo con qualche fumata di spinello), ma giusto molti neanche sanno chi è il più grande atleta olimpico della storia! basta che si parla di doping! dal 2012 swazer(o come si scrive) per me è meno di 0 per quello che ha fatto, ma prima di tutto questo chi conosceva la marcia? certo, ora si deve fare chiarezza e scoprire chi era coinvolto perchè non ha fatto tutto da solo, ma si deve tornare a parlare della marcia vera! ah, già quella non fa notizia!

sai, è una specialità che prima di Schwazer aveva dato solo sette medaglie d'oro olimpiche all'Italia...
 

bradipus

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appunto, ma questo lo sappiamo io e te e poi? chi conosce de luca, caporaso o inkulikidi? più che di Schwazer io vorrei parlare della vera marcia!

credo che Damilano e tutti gli altri della scuola cuneese li conoscano tutti quelli che si interessano di sport a tutto tondo (e non solo di calcio o di un solo sport).
 

frejus82

Maglia Gialla
24 Novembre 2008
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peccato che il più grande atleta olimpico di tutti i tempi non abbia mai avuto a che fare con il doping(al massimo con qualche fumata di spinello), ma giusto molti neanche sanno chi è il più grande atleta olimpico della storia! basta che si parla di doping! dal 2012 swazer(o come si scrive) per me è meno di 0 per quello che ha fatto, ma prima di tutto questo chi conosceva la marcia? certo, ora si deve fare chiarezza e scoprire chi era coinvolto perchè non ha fatto tutto da solo, ma si deve tornare a parlare della marcia vera! ah, già quella non fa notizia!

penso che a seconda di chi chiediamo il nominativo del "più grande atleta olimpico di tutti i tempi" possa variare di parecchio. Tu a chi alludi?

cmq...questa come ho chiaramente scritto è la mia modestissima opinione, che non è detto sia la verità. Ma secondo me non ci va poi così lontana.
 

frejus82

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appunto, ma questo lo sappiamo io e te e poi? chi conosce de luca, caporaso o inkulikidi? più che di Schwazer io vorrei parlare della vera marcia!

li conosco anche io, e siamo 3 su 3..non proprio pochi.

cmq stai parlando di altri tempi e altri contesti....dovresti un pochettino attualizzare i nomi presi ad esempio se vogliamo fare dei raffronti sensati. non trovi?
 

Tiger1050

via col vento
21 Maggio 2011
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Ortona
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penso che a seconda di chi chiediamo il nominativo del "più grande atleta olimpico di tutti i tempi" possa variare di parecchio. Tu a chi alludi?

cmq...questa come ho chiaramente scritto è la mia modestissima opinione, che non è detto sia la verità. Ma secondo me non ci va poi così lontana.

credo si riferisca alla favola Bolt...

al momento Carl Lewis (chiacchierato anche lui a suo tempo) nella disciplina dell'atletica leggera è il detentore del maggior numero di ori olimpici (9) insieme a Paavo Nurmi...ha raccattato anche un argento olimpico oltre a 8 campionati del mondo
 
28 Gennaio 2013
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penso che a seconda di chi chiediamo il nominativo del "più grande atleta olimpico di tutti i tempi" possa variare di parecchio. Tu a chi alludi?

cmq...questa come ho chiaramente scritto è la mia modestissima opinione, che non è detto sia la verità. Ma secondo me non ci va poi così lontana.

credo si riferisca alla favola Bolt...

al momento Carl Lewis (chiacchierato anche lui a suo tempo) nella disciplina dell'atletica leggera è il detentore del maggior numero di ori olimpici (9) insieme a Paavo Nurmi...ha raccattato anche un argento olimpico oltre a 8 campionati del mondo

il più grande atleta olimpico di tutti i tempi e uno solo ed è michael phelps che ha vinto 18 ori, 2 argenti e 2 bronzi alle olimpiadi!
 
28 Gennaio 2013
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trek
li conosco anche io, e siamo 3 su 3..non proprio pochi.

cmq stai parlando di altri tempi e altri contesti....dovresti un pochettino attualizzare i nomi presi ad esempio se vogliamo fare dei raffronti sensati. non trovi?

appunto, io non voglio fare confronti, volevo solo dire che mi piacerebbe parlare della marcia e non di swazer!
 

frejus82

Maglia Gialla
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il più grande atleta olimpico di tutti i tempi e uno solo ed è michael phelps che ha vinto 18 ori, 2 argenti e 2 bronzi alle olimpiadi!

tua opinione rispettabilissima, personalmente avrei altre idee che non tengono soltanto conto del numero di titoli, che trovo una cosa un po limitante.

Ad ogni buon conto, sulla sua pulizia ci metteresti la mano sul fuoco? io nemmeno per idea.
 

frejus82

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appunto, io non voglio fare confronti, volevo solo dire che mi piacerebbe parlare della marcia e non di swazer!

e su questo sarei anche d'accordo in liena di prinicipio...peccato che siamo su un sito di ciclismo nella sezione "osservatorio doping" quindi se si parla di marcia è solo attraverso il doping, mi sembra anche normale
 
28 Gennaio 2013
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trek
tua opinione rispettabilissima, personalmente avrei altre idee che non tengono soltanto conto del numero di titoli, che trovo una cosa un po limitante.

Ad ogni buon conto, sulla sua pulizia ci metteresti la mano sul fuoco? io nemmeno per idea.

bè, in più di 10 anni di carriera, phelps non ha mai avuto a che fare con il doping, quindi perchè dovrei avere dubbi su di lui? per quanto riguarda il suo titolo di più grande di sempre alle olimpiadi credo che nessun altro atleta si possa meritare questo titolo, visto quel che ha fatto l'americano e non mi riferisco solo alle medaglie! cmq non è soltanto una mia opinione, ma a londra 2012 gli fu dato questo premio e di certo non l'ho votato io! :mrgreen::mrgreen:
 

frejus82

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bè, in più di 10 anni di carriera, phelps non ha mai avuto a che fare con il doping, quindi perchè dovrei avere dubbi su di lui? per quanto riguarda il suo titolo di più grande di sempre alle olimpiadi credo che nessun altro atleta si possa meritare questo titolo, visto quel che ha fatto l'americano e non mi riferisco solo alle medaglie! cmq non è soltanto una mia opinione, ma a londra 2012 gli fu dato questo premio e di certo non l'ho votato io! :mrgreen::mrgreen:

visto quello che succede e sta succedendo circa la positività di atleti di vertice di moltissimi sport negli ultimi anni, mettere la mano sul fuoco mi sembra quantomeno "rischioso", sempre in linea di principio. nel nuoto, visto che si sta parlando di nuoto prendo un esempio di questo sport, mi risulta che la positività di un certo australiano sia stata ben taciuta e coperta da un presunto e sospetto prematuro ritiro. Rientrato poi bello "purificato" dopo alcuni anni con prestazioni imbarazzanti, chissà il perchè.
Sicuro non ce ne siano altri? mah...il dubbio può venire eh...
 
28 Gennaio 2013
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ponte(BN)
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trek
visto quello che succede e sta succedendo circa la positività di atleti di vertice di moltissimi sport negli ultimi anni, mettere la mano sul fuoco mi sembra quantomeno "rischioso", sempre in linea di principio. nel nuoto, visto che si sta parlando di nuoto prendo un esempio di questo sport, mi risulta che la positività di un certo australiano sia stata ben taciuta e coperta da un presunto e sospetto prematuro ritiro. Rientrato poi bello "purificato" dopo alcuni anni con prestazioni imbarazzanti, chissà il perchè.
Sicuro non ce ne siano altri? mah...il dubbio può venire eh...

il nuotatore di cui stai parlando è ia thorpe, che non so se si sia dopato, ma di sicuro non si è ritirato per coprire il doping visto che aveva una mononucleosi infettiva! se vuoi sapere altro nuotatori tra i più forti a livello mondiale è stata sospesa per 16 mesi julia efimova, mentre poi ci sono altri 2 o 3 russi che però non mi ricodi a livelli altissimi!
 

frejus82

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il nuotatore di cui stai parlando è ia thorpe, che non so se si sia dopato, ma di sicuro non si è ritirato per coprire il doping visto che aveva una mononucleosi infettiva! se vuoi sapere altro nuotatori tra i più forti a livello mondiale è stata sospesa per 16 mesi julia efimova, mentre poi ci sono altri 2 o 3 russi che però non mi ricodi a livelli altissimi!

Su thorpe a me risulta diversamente. precisamente questo che vedi sotto.
Se non sbaglio le indiscrezioni furono poi confermate ma non fu mai squalificato perchè a dire dell'antidoping australiano non si poteva provare scientificamente che i 2 valori anomali fossero dovuti al doping. fosse successo nel ciclismo 2 anni di squalifica e la gogna mediatica non gliela toglieva nessuno, lo sappiamo bene.

MELBOURNE - L'Australia è scossa per le voci di doping dietro il ritiro del suo supercampione di nuoto: Ian Thorpe. Le rivelazioni su un livello oltre il lecito di testosterone e un ormone luteo stimolante nel sangue di Thorpe sono apparse sul sito internet del quotidiano sportivo francese «L'Équipe». I dati si riferirebbero a un controllo a sorpresa eseguito nello scorso maggio, in cui al nuotatore australiano - ritiratosi dall'attività agonistica il 21 novembre 2006, alla vigilia dei campionati del mondo previsti proprio nella sua Australia - sarebbero stati riscontrate presenze contro la norma di sostanze vietate.

APPELLO - Al momento la Federazione internazionale nuoto (Fina) ha solo confermato di aver fatto appello al Tribunale arbitrale sportivo (Tas) di Losanna per riaprire un caso archiviato dall'Agenzia antidoping australiana per «carenza di certezze scientifiche» su un test a Thorpe. Il presidente della Federazione australiana di nuoto ha detto di non aver mai avuto informazioni di un caso di positività e che pertanto non si può parlare di doping. E si è detto sorpreso che la Fina abbia deciso di appellarsi al Tas per fare luce su un caso già archiviato.


02 aprile 2007
 

Tiger1050

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il nuotatore di cui stai parlando è ia thorpe, che non so se si sia dopato, ma di sicuro non si è ritirato per coprire il doping visto che aveva una mononucleosi infettiva! se vuoi sapere altro nuotatori tra i più forti a livello mondiale è stata sospesa per 16 mesi julia efimova, mentre poi ci sono altri 2 o 3 russi che però non mi ricodi a livelli altissimi!

dimentichi Cesar Cielo Filho al tempo campione olimpico dei 50 sl e recordman mondiale dei 100 sl beccato per un diuretico (furosemide)...poi ovviamente graziato dal TAS che ha accolto la sua tesi difensiva e cioè contaminazione della farmacia da cui si riforniva...ovviamente la farmacia smentì masi sa come vanno le cose
 

frejus82

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dimentichi Cesar Cielo Filho al tempo campione olimpico dei 50 sl e recordman mondiale dei 100 sl beccato per un diuretico (furosemide)...poi ovviamente graziato dal TAS che ha accolto la sua tesi difensiva e cioè contaminazione della farmacia da cui si riforniva...ovviamente la farmacia smentì masi sa come vanno le cose

ah già, come dimenticare.

ma di casi come questo è pieno il mondo di tutti gli sport.

per la positività al salbutamolo petacchi si prese un anno (e bollato come baro e dopato di m. ), mentre un noto tennista (di cui non ricordo il nome) 3 mesi tra l'indignazione di tutto il mondo del tennis che reputava la squalifica assurda.