IL GIORNO PIU' NERO DEL CICLISMO AMATORIALE ITALIANO
Se c’è un
giorno più nero nella storia ciclismo amatoriale italiano quel giorno è
venerdì 24 ottobre 2014. Se c’è un punto più basso mai toccato dal movimento è quello di ieri. E’ il giorno dei
diciotto (deferimenti) chiesti dalla Procura Antidoping del Coni (la maggior parte sono ciclisti amatori) e tra loro di quello del toscano
Alfonso Falzarano. Per lui niente positività analitica, ma rinvio a giudizio (sportivo) richiesto sulla base degli atti dell’inchiesta
“Operazione Amateur” della
Procura di Massa. Atti che ai procuratori del Coni debbono essere sembrati particolarmente eloquenti visto che hanno chiesto squalifiche monumentali:
18 anni per Falzarano, venti per il fratello
Raffaele (ex meccanico della Farnese),
venti per la vecchia conoscenza
Armando Marzano,
venti per
Michele Sgambato, addirittura
venticinque per
Carmine Galletta. Cento anni in cinque: record del mondo.
Dieci giorni fa Falzarano ha vinto (a braccia alzate e con telecamere Rai e Bike Channel accese) la
Gran Fondo di Roma. Costui è uno dei gran fondisti più vincenti dell’ultimo quadriennio. L’ufficio stampa (??) del suo team (Il
Velo Club Maggi) ha salutato l’evento con un comunicato dal titolo «Falzarano conquista la Capitale». Per qualificare la sua vittoria nella Gran Fondo di Biella aveva scritto «Falzarano abbatte l’orso biellese». Non c’è limite al senso del ridicolo.
Falzarano, che ha
37 anni,
vive a Montecatini e si definisce con ottimismo “ciclista di professione” quest’anno è arrivato ai primi posti in moltissime maratone ciclistiche. A marzo lui e il fratello avevano passato 25 giorni in carcere a Lucca proprio in seguito all’Operazione Amateur.
Scarcerato dal Tribunale della Liberta, Falzarano aveva spiegato così il suo arresto al quotidiano toscano La Nazione: «
Non hanno trovato uno spillo – dicono i fratelli –
e ci dicevano di collaborare. C’è tanta invidia nel mondo del ciclismo e tanti pregiudizi sul doping. Si pensa che i ciclisti siano tutti drogati ma in realtà è lo sport con più controlli, anche a sorpresa, degli altri». Il Coni la pensa diversamente.
Massimo rispetto per le vicende giudiziarie dei fratelli Falzarano, con l’augurio che i loro problemi si risolvano e che i due trovino un lavoro.
Ma la vicenda mette una pietra tombale su ogni tentativo di risolvere per via etica i problemi del ciclismo amatoriale italiano. Arrestato nel marzo 2013, rilasciato dopo tre settimane, Falzarano ha subito ripreso la sua attività agonistica. Eppure il Tribunale del Riesame aveva precisato che “sussistevano ancora a suo carico l’accusa di violazione della legge antidoping». Impossibile fermarlo, impossibile (pare) chiedere a lui e al suo team un temporaneo passo indietro almeno a scopo precauzionale.
Armando Marzano, arrestato pure lui nella stessa operazione, si definiva a inizio anno (al sito cicloamatoriale.it)
“Un cicloamatore che si allena professionalmente con tanti sacrifici altrimenti non riesci ad ottenere risultati ma con la consapevolezza che il lunedì si ritorni a lavorare … conosco le nuove norme e qui ci sarebbe tanto da scrivere. In ogni caso io ritengo giusto che un ciclista che trasgredisca le norme non abbia la possibilità in futuro di tesserarsi per svolgere attività agonistica, ma se un ciclista ha scontato la sua pena prima di questa norma, che come credo entrerà in vigore nel 2014, non capisco perché debba pagare due volte. E vorrei sottolineare un altro punto, non capisco come si faccia a non permettere di tesserarsi ad una persona sottoposta ad indagine o anche in fase di un rinvio a giudizio, se la legge prevede fino a tre gradi di giudizio e sino alla sentenza definitiva si ha la presunzione di innocenza, questa cosa la vedo anticostituzionale».
Il costituzionalista Marzano, notissimo alle cronache, gareggiava tranquillamente in Campania con un tesserino dell’UsAcli, l’ennesimo ente della Consulta.
In questo contesto inutile, impossibile pensare che siano norme “etiche” a fermare queste deviazioni. Ci sarà sempre qualcuno che svicola e devasta l’immagine di una grande manifestazione in diretta tv, con Radio Corsa che ne segnala le imprese. L’agonismo amatoriale italiano è malato e va bloccato, eliminando ogni forma di visibilità, premiazione e gratificazione per chi vince ed eliminando ove possibile anche le classifiche.
Fonte:
http://blog.cyclingpro.it/2014/10/25/il-giorno-piu-nero-del-ciclismo-amatoriale-italiano/