Aggiungo che la discussione mi pare che stia perdendo di vista il tema.
1) E' giusto che il mondo amatoriale abbia le stesse regole del mondo professionistico in materia di doping? Di questo si parla, poi ognuno ha una sua opinione;
2) E' giusto che le sanzioni applicate al doping, e a maggior ragione al mondo amatoriale, debbano rispondere ad un principio rieducativo, per cui chi sbaglia paga, ma deve essergli consentita una seconda possibilità? Di questo si parla, poi ognuno ha una sua opinione.
3) E' giusto che le modalità di comunicazione delle sanzioni (temporanee ovvero definitive) debbano essere improntate al rispetto della diffusione dei dati personali degli atleti e, a tal proposito, è giusto ipotizzare, una legislazione futura, che preveda che le singole federazioni, magari sollecitate dagli enti, concordino con il CONI le regole in materia?
4) in questa prospettiva, si può lottare efficacemente contro il doping senza ricorrere alla istituzionalizzazione della delazione via email?
Si tratta in definitiva, di rendere compatibili diritti personalissimi e lotta al doping.
Nella seguente prospettiva, e ha ragione Airone: nel mondo dilettantistico il doping c'è, ce ne è tanto, e non è cavillando che si risolve il problema.
Un saluto.
1) NO é sbagliato, ma così è in tutto il mondo e quindi va rispettato senza aggiunte (regola etica) che violano questo principio basilare.
Ho scritto che per gli amatori sarei d'accordo per la radiazione alla prima positività, perché a quel livello fai ciclismo (o un altro sport) per divertimento.
Ma sarei anche propenso alla radiazione anche per gli agonisti (dai prof in giù) alla prima infrazione se li becco a fare uso di certe sostanze o metodi pericolosi per la loro salute: che sono solo una decina; mentre negli altri casi le attuali sanzioni andrebbero bene.
2) Nel mondo amatoriale uno fa sport a quel livello per stare insieme agli altri (questa é la funzione degli EPS per loro stesso statuto). Oggi le norme regolamentari non fanno distinzione e quindi, volenti o nolenti, si devono rispettare per come sono scritte.
3) Il discorso é esattamente contrario a quello che esponi. Le normative in materia di doping e giustizia sportiva sono emanate dal Coni e le FSN devono riprenderle nei loro regolamenti. Gli EPS, e le DSA, non hanno alcun potere di intervento presso il Coni per i motivi su esposti: l'autonomia riconosciuto dallo stato allo sport deriva proprio dall'impossibilità dello Stato di attuare disposizioni legislative comuni (tranne doping e giustizia sportiva) per tutti gli sport.
Le norme sportive nascono principalmente per lo sport agonistico, non al contrario.
4) Con le regole attuali è difficile contrastare il fenomeno doping nel mondo agonistico, ancor di più nel mondo amatoriale. I controlli costano, sia per la gente che devi mandare per farli, sia per le analisi che poi bisogna fare sui campioni.
L'affermazione che attribuisci ad Airone dimostra la malafede di fondo che anima i paladini della regola etica. Nel mondo agonistico il doping esiste, ma in misura molto minore di quelle che si vuol far credere. Ma fa comodo dire cosi per portare via gli sponsor a quel mondo e portarli alle proprie titolate granfondo.
Ma poi questi grandi paladini della lotta al doping "de borgata" scoprendo cosi il loro vero fine che non é quello della lotta al doping,
non hanno schifo di invitare alle loro gare come testimonial decine di questi agonisti che a dir loro sono dopati!
Io leggo abbastanza quello che succede in giro per l'Italia, ma non ho visto nessuna presa di posizione della Consulta o dell'etico Santilli (nella sua funzione istituzionale federale di presidente della SAN) nei confronti di personaggi come RICCO' (che partecipa come testimonial a molte gran fondo organizzate dagli EPS) o nei confronti di noti sportivi che, sebbene siano stati squalificati per doping, sono invitati alle granfondo.
L'importante é scrivere che se danneggi l'immagine della Granfondo di Roma potresti essere citato per pagare 50.000 euro di danni: mi chiedo quale sanzione bisognerebbe prevedere nei regolamenti federali per quelli che si sono indebitamente appropriati dell'idea e del progetto altrui già presentato al Comune di Roma?
Due pesi e due misure? No: only the business!
Al mio paese a chi si comporta cosi gli diciamo di andare a scopare il lago!