Non posso paragonare l’influenza al Covid perché per la prima c’è un vaccino per l’altro no, di una si conoscono le fasi dell’altra stiamo ancora andando a tentativi. Il mio intervento voleva solo prendere spunto dal Covid per fare un ritratto del giornalismo e non mi riferisco solo ai carri funebri, così come non mi sono limitato a parlare di questa emergenza ma di tutte le emergenze che ogni giorno leggiamo.
Non ti sembra che siamo perennemente in guerra? Il linguaggio giornalistico è pieno di queste immagini che la evocano, persino quando si parla di meteo, ormai non esistono più i nubifragi ma le bombe d’acqua. Il creare ogni volta scalpore porta a qualcosa di più dell’attenzione: porta la paura.
La paura ti fa vivere con l’adrenalina sempre in circolo e uno dei sintomi di questa è la litigiosità tra le persone, la facilità di odiare gli altri, di demonizzare i comportamenti altrui.
E qui mi fermo perché di esempi in tal senso ne stiamo leggendo anche qui seduti al bar
Neppure a me piace il modo di fare giornalismo in Italia: tipo quando vanno a chiedere ai familiari di un morto ammazzato, o per incidente come si sentono. Ma è così. evidentemente a molti piace. Conosco gente (e non pochi) che non si perdono un TG! E poi tutti i dibattiti......
