Quando si deve decidere se ricoverare un paziente in rianimazione, è sempre necessario fare un accurato bilancio per valutare se, ragionevolmente in base all'esperienza ed alle conoscenze, il paziente possa avere o meno chance di superare lo stato morboso in atto.
Purtroppo non tutti i malati acuti e gravi possono trarre beneficio dalla terapia intensiva!
La terapia intensiva comporta manovre altamente invasive come ventilazione meccanica, sedazioni pesanti, assistenza cardiocircolatoria, dialisi, inserimento di device vari, che da sole hanno un impatto notevole sull'organismo, e che su un paziente oltre un certo grado di compromissione sarebbero difficilmente tollerabili, avendo in taluni casi il solo effetto di allungare artificiosamente (e poco dignitosamente) la vita di pochi giorni/ore, senza alcuna possibilità di recupero.
Come spiegava molto bene prof. Gattinoni, vero guru della specialità, la terapia intensiva non "cura" nel senso letterale del termine, ma regala "tempo", affinché le terapie mediche (o chirurgiche) e le risorse dell'organismo stesso, possano permettere un certo grado di recupero delle funzioni vitali, temporaneamente compromesse.
Questo è sempre stato il (duro) lavoro dell'anestesista rianimatore, al di la del covid.