Oggi ascoltavo un podcast mentre ero sul rullo e si suggeriva, all’interno di allenamento in z2, di dedicare gli ultimi X minuti della sessione per indurre deriva cardiaca, spostando volontariamente la potenza in z3 bassa. Quello che si suggeriva di fare nel tempo era di ripetere su base settimanale questa pratica di aggiungere X minuti alla sessione di z2 e di cercare di avere che la fc massima negli ultimi X minuti sia pari alla fc media negli X minuti della sessione precedente. Una volta raggiunto il risultato, si progredisce aumentando i minuti di deriva volontaria e ripetendo il processo. Onestamente, o non ho capito la finalità, altrimenti non vedo l’utilità di un tale esercizio (che a detta dell’autore non è una pratica basata su ragioni fisiologiche) perché parte dall’assunzione che ciò che avviene aldilà della z2 abbia lo stesso stimolo, solo con conseguenze sul recupero. Per chi fosse interessato ecco il link al podcast, se ne parla dal minuto 20 al 25 circa (avverto che non è tra i migliori narratori)
Casualmente, nell’ultima seduta lunga (5h35’) ho messo in pratica un qualcosa di simile dalla quinta ora in poi, ma l’intento era quello di capire quanto margine avevo in z2. Quel che ho fatto è stato incrementare la potenza ogni 10’ del 3%FTP, ma restando sempre nella z2 (secondo Coggan). Che dire: sarebbe stato meglio incrementare la potenza del 5% e fare un blocco unico da 30’.
Casualmente, nell’ultima seduta lunga (5h35’) ho messo in pratica un qualcosa di simile dalla quinta ora in poi, ma l’intento era quello di capire quanto margine avevo in z2. Quel che ho fatto è stato incrementare la potenza ogni 10’ del 3%FTP, ma restando sempre nella z2 (secondo Coggan). Che dire: sarebbe stato meglio incrementare la potenza del 5% e fare un blocco unico da 30’.
