Bert.. se solo tu sapessi, per me è già tanto anzi no che dico > tantissimo potermi ritrovare in sella e in solitudine dopo ciò che ho vissuto e non per momenti ma per anni.
Quindi la mia è una situazione condizionata.. aimeh per tutti gli aspetti del vivere quitidiano non solo per la bici.
Pensavo intendessi condizionata dal tuo sentire personale.
Capisco ancor meglio, allora, perché anch'io, emerso da due anni di stampelle, ho vissuto come enormi successi e con enorme appagamento il riprendere a pedalare, quando a volte dubitavo perfino di guarire, e poi il camminare in montagna, conquista più lunga e difficile, per i tanti dolori che in bici non sentivo.
Se ci mescoli il pensiero che a questa età e da incidentato la competizione diventa un aspetto inutilizzabile, pedalare in solitudine o con pochi amici fidati è il successo capitale.
Capisco anche Davide, che ha dei trascorsi agonistici, il suo ciclismo ne dipende fortemente, a me quelle voglie sarebbero venute per i master di atletica. Le cui gare, più che altro, sono grandiosi raduni per divertirsi, in cui ritrovi l'emozione di partire dai blocchi, di lanciare un giavellotto. ... ero quasi deciso verso i sessanta, ma il guaio che mi son cercato mi allontana ogni tentazione.
Un mio amico invece pian piano allenandosi sempre, ha comincisto a vincere titoli italiani di marcia già dai 45 anni in poi e nel 22 ha vinto nei 10 km di marcia, categoria 70-75 anni, in aprile il titolo europeo, in ottobre quello mondiale.
Non lo invidio per i titoli, ma per la costanza, per la solidità fisica, (non ha conosciuto cosa sia uno strappo in tutta la sua vita), e per la testa che ha sempre avuto.
Io sono incostante e non riesco a dare priorità a programmi di allenamento. Mi sveglio e prendo quel che viene, soprattutto quel che nella mia testa è il piatto del giorno.