Appena rientrato da Sölden. La mia terza Otzy è stata qualcosa di unico. Devastante, emozionante, spietata. Quando avevo letto dello spostamento a luglio ho subito pensato: c'è solo una cosa che mi fa più paura del Rombo, il caldo. Infatti i miei timori hanno drammaticamente preso forma.
Prima parte per me perfetta, stavo bene, miglior tempo sul Kuthai e sul Brennero. Poi sul Giovo sono salito piano piano perché già sentivo che il sole iniziava a cuocermi a puntino. Scollino al Giovo alle 13.30 per cui sembrava che tutto stesse andando per il meglio.
Mai previsione fu meno azzeccata e il vento bollente che nell'ultima parte della discesa verso San Leonardo già mi stava dando il suo benvenuto. Salgo del mio passo fino a Moso e supero indenne le prime rampe. Dopo le prime gallerie provo a bere un po' e comincio a sentire movimenti strani provenire dallo stomaco uniti ai primi crampi.
A 3 km da Schonau mi devo fermare, le gambe non ne vogliono sapere e lo stomaco mi presenta il conto. Da lì in avanti un calvario. Dieci minuti in bici e dieci minuti a piedi. Non ne ho davvero più. Al primo tornante delle maglie strappate mi fermo, mando un vocale a mia moglie e penso di ritirarmi, ma manca poco e in un modo o nell'altro devo raggiungere quella maledetta galleria.
Nel frattempo mi passano tutti, i taxi mi invitano a salire, ma io ostinatamente proseguo. Gli incitamenti di mia moglie fanno il resto. Supero la galleria alle 19.15 (fate due calcoli quanto ci ho messo a salire quelle dannate rampe). Ormai è fatta, manca solo la Mautstelle ma in un modo o nell'altro ce la faccio.
Arrivo a Sölden poco prima dell'ultimo, la gente mi incita, io piango e stringo i pugni. Al traguardo trovo anche la forza di alzare le braccia. Sono arrivato in fondo a tutti, ma è come se avessi vinto pur mettendoci il doppio di Senni. La Otztaler non perdona mai nessuno, ma sa regalare qualcosa di unico che non si può comprare da nessuna parte e che si acquista solo col sudore della fronte, con la tenacia e con la determinazione della mente. È la vittoria più dolce, di chi ci mette 7 ore a chi ce ne mette 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14.
Complimenti a tutti i finisher, a chi ci ha provato e a chi ci riproverà il prossimo anno.
PS: io sono contento si torni alle origini. Parlando con molti miei compagni di avventura dicevo che avevo preferito l'edizione fredda del 2021 a quella torrida di quest'anno.