Pro stagione 2025

sembola

Scalatore
22 Aprile 2004
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verde
in nessun campo esiste la sicurezza al 100%, si lavora sulla riduzione dei rischi come in tutti i campi lavorativi. In questo momento l'UCI non sta lavorando in alcun modo sulla riduzione dei rischi. Gli unici che ci lavorano sono gli organizzatori. Alla vuelta si vedono tantissime protezioni, nelle gare in belgio ormai le protezioni in materiale plastico di arrivo e spartitraffico sono usati ovunque, RCS e ASO usano indicatori di percorso con schermi per indicare tornanti e curve cieche. L'UCI non fa un ca__o. E questo è un dato di fatto.
L'UCI ha tutti i torti di questo mondo, ma non ha il potere di costringere cambiamenti alle strade su cui si corre. E se stabilisse delle regole stringenti di "omologazione" dei percorsi non si correrebbe se non in circuito... e sicuramente leggeremmo che "l'UCI sta affossando il ciclismo".


Anzi no, allarga i manubri.
I manubri extrastretti sono tra i sospetti per certe cadute "strane".

Sì, certo, mettilo per una tappa alpina, poi raccontami l'effetto che fa.
Io quando vado in montagna in mtb in salita il casco lo porto attaccato allo zaino anche se di quelli aperti, figuriamoci un integrale.
 

bradipus

Vendicatore Mascherato e motore di ricerca
23 Luglio 2009
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qualunquemente
in nessun campo esiste la sicurezza al 100%, si lavora sulla riduzione dei rischi come in tutti i campi lavorativi. In questo momento l'UCI non sta lavorando in alcun modo sulla riduzione dei rischi. Gli unici che ci lavorano sono gli organizzatori. Alla vuelta si vedono tantissime protezioni, nelle gare in belgio ormai le protezioni in materiale plastico di arrivo e spartitraffico sono usati ovunque, RCS e ASO usano indicatori di percorso con schermi per indicare tornanti e curve cieche. L'UCI non fa un ca__o. E questo è un dato di fatto. Anzi no, allarga i manubri.
La sicurezza dei percorsi è responsabilità degli organizzatori, non dell'UCI.
Sul con fare un c***o, ti ho citato poco fa la storia del gps boicottato dalle squadre.
 

dinute

Maglia Iridata
13 Maggio 2009
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Sì, certo, mettilo per una tappa alpina, poi raccontami l'effetto che fa.
Io quando vado in montagna in mtb in salita il casco lo porto attaccato allo zaino anche se di quelli aperti, figuriamoci un integrale.
Lo dicevano anche del casco che usano ora. Armstrong voleva bloccare il tour piuttosto di mettere il casco.

Sempre i soliti discorsi: è una fatalità, non si può ridurre i rischi. La solita pigrizia mentale per non fare nulla. Il problema è che all'UCI la pensano tutti come voi
 

dinute

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Sì, certo, mettilo per una tappa alpina, poi raccontami l'effetto che fa.
Io quando vado in montagna in mtb in salita il casco lo porto attaccato allo zaino anche se di quelli aperti, figuriamoci un integrale.
Lo dicevano anche del casco che usano ora. Armstrong voleva bloccare il tour piuttosto di mettere il casco.

Sempre i soliti discorsi: è una fatalità, non si può ridurre i rischi. La solita pigrizia mentale per non fare nulla. Il problema è che all'UCI la pensano tutti come voi
 

sembola

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Lo dicevano anche del casco che usano ora. Armstrong voleva bloccare il tour piuttosto di mettere il casco.

Sempre i soliti discorsi: è una fatalità, non si può ridurre i rischi. La solita pigrizia mentale per non fare nulla. Il problema è che all'UCI la pensano tutti come voi
Guarda, io ho iniziato a portare il casco (integrale) sul cinquantino nel 1982, facendomi prendere per il culo da tutta la scuola, perchè ritenevo che fosse meglio usarlo, per cui "tutti come voi" anche no.

Il punto è che se prendi un bus fermo in allenamento (magari col casco da crono) perchè a capo basso non lo vedi non è un problema di regole sulle attrezzature (neanche applicabili fuori gara), ma di comportamento. Se uno ti stringe alle transenne non è un problema di attrezzature, ma di comportamento: diventa ANCHE un problema di attrazzature se le transenne non sono installate a modo e si aprono. Se cadi (con altri 40 atleti) perchè uno sbanda o frena o si arrotanon è un problema di attrezzature, ma di comportamento.

Per cui, no, non è una questione di "fatalità", come non lo è qualsiasi incidente stradale "ordinario". E' un insieme di interventi (mancati) sulle attrezzature, sull' infrastruttura e sui comportamenti. Per come la vedo io, gli interventi sull'attrezzatura sono possibili ma non risolutivi, perchè se con quel caschetto che hai postato prendo un muretto di testa ci resti, tale e quale al casco aperto.
 
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bradipus

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non è vero i percorsi di gara sono approvati dalla commissione di giudici UCI e i regolamenti stabiliscono i criteri
La responsabilità della sicurezza dei percorsi è sempre di chi organizza la gara, sia WT che del circuito di paese.
Vedi allegato (scaricato dal sito FCI), pagina 5.
 

Allegati

  • Organizzazione gare ciclistiche.pdf
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sembola

Scalatore
22 Aprile 2004
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Finché rimarrà solo un rendering e non verrà sottoposto ad omologazione, non lo sapremo mai.
Le "omologazioni" dei caschi da bici prevedono un urto a 22kmh, pari grosso modo alla velocità di impatto di un corpo che cade dalla posizione eretta. Direi che l' "omologazione" è necessaria, ma non è sufficiente.

Cmq modelli del genere già esistono, si usano anche nelle gare di mtb enduro da diversi anni.
 

bradipus

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Le "omologazioni" dei caschi da bici prevedono un urto a 22kmh, pari grosso modo alla velocità di impatto di un corpo che cade dalla posizione eretta. Direi che l' "omologazione" è necessaria, ma non è sufficiente.

Cmq modelli del genere già esistono, si usano anche nelle gare di mtb enduro da diversi anni.
Si, lo so, sono molto simili a quelli da dh ma più leggeri.
E non mi pare siano comodissimi... vorrei poi vedere quanti di noi userebbero su strada (dove si deve poter bere ed alimentarsi in maniera agevole).
E se un prodotto non viene acquistato dagli amatori, di certo le aziende non lo mettono in produzione.

Ricordiamo quando, non tanti anni fa, è stato reso obbligatorio il casco nelle corse ciclistiche: buona parte di noi amatori già lo usava da tempo, mentre per farlo 'digerire' ai pro ci vollero un paio di stagioni (con le ridicole consegne di caschi alle ammiraglie prima dell'ultima salita...). Ma i prodotti, omologati e confortevoli, c'erano da tempo.
 
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faustonef

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19 Agosto 2025
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secondo HLN (Het Laaste Nieuws)Heulot della Lotto aveva trovato un secondo sponsor, ma dai piani alti hanno preferito l'ipotesi unione con Intermarché
Girmay se ne va e in pole c'è la Israel (prevedo cervelli in pappa su twitter)
Doull alla Visma
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dinute

Maglia Iridata
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Guarda, io ho iniziato a portare il casco (integrale) sul cinquantino nel 1982, facendomi prendere per il culo da tutta la scuola, perchè ritenevo che fosse meglio usarlo, per cui "tutti come voi" anche no.

Il punto è che se prendi un bus fermo in allenamento (magari col casco da crono) perchè a capo basso non lo vedi non è un problema di regole sulle attrezzature (neanche applicabili fuori gara), ma di comportamento. Se uno ti stringe alle transenne non è un problema di attrezzature, ma di comportamento: diventa ANCHE un problema di attrazzature se le transenne non sono installate a modo e si aprono. Se cadi (con altri 40 atleti) perchè uno sbanda o frena o si arrotanon è un problema di attrezzature, ma di comportamento.

Per cui, no, non è una questione di "fatalità", come non lo è qualsiasi incidente stradale "ordinario". E' un insieme di interventi (mancati) sulle attrezzature, sull' infrastruttura e sui comportamenti. Per come la vedo io, gli interventi sull'attrezzatura sono possibili ma non risolutivi, perchè se con quel caschetto che hai postato prendo un muretto di testa ci resti, tale e quale al casco aperto.
I rischi sono molteplici: si può intervenire sui percorsi (lo stanno facendo gli organizzatori di loro iniziativa), sulle attrezzature (tutto fermo da 20 anni) e sui comportamenti (qua proprio non c'è niente da fare, basta vedere la caduta della vuelta dell'altro giorno).
Suoi percorsi è stato fatto molto ma pochissimo nelle gare minori. In alcuni casi non si può fare molto (Mader) in altri bastava una protezione (Alice Toniolli sbattendo nella spalletta di un ponte non protetta in una strettoia, tra l'altro ha perso la vista ad un occhio, quando si parla di traumi facciali...).
Sulle attrezzature, competenza unica dell'UCI c'è tutto da fare: prevenzione dei traumi facciali, prevenzione traumi cervicali. Mentre questi mettono la radiolina ancora nella schiena.
 
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bianco222

Maglia Amarillo
24 Giugno 2013
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Olmo ZeroTre Disc
Ormai dare addosso all'UCI è diventato uno sport accessorio al ciclismo. Potrebbe entrare alle prossime Olimpiadi.
A me sembra che sia davvero molto facile sparare a zero sull'UCI e dare tutta la colpa a loro quando invece ci sono mille altri fattori.
Le strade sono sempre meno adatte alle bici (rotonde, isole spartitraffico) ma molti organizzatori (con l'appoggio dell'UCI) qualcosa stanno facendo. I cartelli luminosi per segnalare le curve al giro e al tour o le protezioni nelle gare belghe tanto per fare degli esempi. L'obbligo di certe transenne senza piedini (voluto dall'UCI con gli organizzatori che si lamentavano dei costi) per dirne un'altra. L'UCI ha anche provato a mettere i trasponder da 33 grammi e abbiamo visto il risultato. Quella è colpa dell'UCI?
Poi ci sono le estremizzazioni di alcuni ciclisti, inclusi i manubri strettissimi o le posizioni rischiose con tutto il peso sull'anteriore o gente che pedala seduta sulla canna (Mohoric, Froome, Nibali) e non venitemi a dire che non è pericoloso perché "loro sono prof". UCI è intervenuta e lo ha abolito e anche lì ci sono state polemiche a chili.
Certamente si potrebbero evitare discese troppo veloci (io per esempio sono sempre rimasto perplesso dal Giro di Svizzera che si vantava di avere la discesa più veloce del mondo che, guarda caso, è dove ci è morto Mader) perché ovvio che cadere a 70 km/h è comunque diverso che cadere a 100. Ma anche qui si può evitare una lunga discesa ma in alcuni casi se devi andare dal punto A al punto B e la strada ha mezzo km in discesa tutto dritto al 15% (vedi giro della Valle d'Aosta quest'anno) puoi farci poco o nulla, lì si raggiungono gli 80 km/h anche senza volerlo. Forse si potrebbe pensare a delle neutralizzazioni, ma sarebbe comunque difficile da attuare e applicare su percorsi lunghi.
Poi ci sono i comportamenti individuali e basta leggere la recente intervista a Declercq e il suo "attacco" a Mohoric. Se per alcuni ciclisti "non mi interessa se stasera finisco in hotel con la squadra o all'ospedale" cosa può farci l'UCI? Sanzionare uno perché scende troppo forte sarebbe davvero difficile. Ultimamente sono molto più stringenti con le volate eppure guardate le polemiche seguite alla recente retrocessione di Van Poppel. E anche in quel caso è stata l'UCI (attraverso i giudici) a punire chi ha avuto un atteggiamento rischioso e alcuni ciclisti (tra cui il più rappresentativo del momento) a fare il contrario.
 

Marmuel

Velocista
5 Novembre 2022
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Orbea Orca, Cinelli Zydeco Lala
Ormai dare addosso all'UCI è diventato uno sport accessorio al ciclismo. Potrebbe entrare alle prossime Olimpiadi.
A me sembra che sia davvero molto facile sparare a zero sull'UCI e dare tutta la colpa a loro quando invece ci sono mille altri fattori.
Le strade sono sempre meno adatte alle bici (rotonde, isole spartitraffico) ma molti organizzatori (con l'appoggio dell'UCI) qualcosa stanno facendo. I cartelli luminosi per segnalare le curve al giro e al tour o le protezioni nelle gare belghe tanto per fare degli esempi. L'obbligo di certe transenne senza piedini (voluto dall'UCI con gli organizzatori che si lamentavano dei costi) per dirne un'altra. L'UCI ha anche provato a mettere i trasponder da 33 grammi e abbiamo visto il risultato. Quella è colpa dell'UCI?
Poi ci sono le estremizzazioni di alcuni ciclisti, inclusi i manubri strettissimi o le posizioni rischiose con tutto il peso sull'anteriore o gente che pedala seduta sulla canna (Mohoric, Froome, Nibali) e non venitemi a dire che non è pericoloso perché "loro sono prof". UCI è intervenuta e lo ha abolito e anche lì ci sono state polemiche a chili.
Certamente si potrebbero evitare discese troppo veloci (io per esempio sono sempre rimasto perplesso dal Giro di Svizzera che si vantava di avere la discesa più veloce del mondo che, guarda caso, è dove ci è morto Mader) perché ovvio che cadere a 70 km/h è comunque diverso che cadere a 100. Ma anche qui si può evitare una lunga discesa ma in alcuni casi se devi andare dal punto A al punto B e la strada ha mezzo km in discesa tutto dritto al 15% (vedi giro della Valle d'Aosta quest'anno) puoi farci poco o nulla, lì si raggiungono gli 80 km/h anche senza volerlo. Forse si potrebbe pensare a delle neutralizzazioni, ma sarebbe comunque difficile da attuare e applicare su percorsi lunghi.
Poi ci sono i comportamenti individuali e basta leggere la recente intervista a Declercq e il suo "attacco" a Mohoric. Se per alcuni ciclisti "non mi interessa se stasera finisco in hotel con la squadra o all'ospedale" cosa può farci l'UCI? Sanzionare uno perché scende troppo forte sarebbe davvero difficile. Ultimamente sono molto più stringenti con le volate eppure guardate le polemiche seguite alla recente retrocessione di Van Poppel. E anche in quel caso è stata l'UCI (attraverso i giudici) a punire chi ha avuto un atteggiamento rischioso e alcuni ciclisti (tra cui il più rappresentativo del momento) a fare il contrario.
Io non so di chi sia l'onere ne la responsabilità però a prescindere da questo non credo sia un'utopia pensare a un evoluzione dei dispositivi di protezione individuale, sarebbe forse una delle soluzioni più facili da applicare.
Non ricordo se fosse in un video di GCN su qualche fiera o altro ma ricordo ad esempio di un sistema di airbag integrato nel casco...se ci fosse la volontà e gli sforzi di tutti andassero verso questa direzione non credo che manchino al giorno d'oggi le tecnologie per proporre qualcosa di fruibile. Boh a me sembra che la voglia di investire e progredire in questo senso al momento manchi...
 
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dinute

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De Lie tornato alla vittoria al Renewi ha detto di essere tornato ad allenarsi in modo normale, ovvero normali uscite su strada, dopo essere passato attraverso heat trainings e permanenze in tenda ipobarica di 12-14 ore (!!!) consecutive che però lo avevano totalmente demotivato e stressato