L'UCI ha tutti i torti di questo mondo, ma non ha il potere di costringere cambiamenti alle strade su cui si corre. E se stabilisse delle regole stringenti di "omologazione" dei percorsi non si correrebbe se non in circuito... e sicuramente leggeremmo che "l'UCI sta affossando il ciclismo".in nessun campo esiste la sicurezza al 100%, si lavora sulla riduzione dei rischi come in tutti i campi lavorativi. In questo momento l'UCI non sta lavorando in alcun modo sulla riduzione dei rischi. Gli unici che ci lavorano sono gli organizzatori. Alla vuelta si vedono tantissime protezioni, nelle gare in belgio ormai le protezioni in materiale plastico di arrivo e spartitraffico sono usati ovunque, RCS e ASO usano indicatori di percorso con schermi per indicare tornanti e curve cieche. L'UCI non fa un ca__o. E questo è un dato di fatto.
I manubri extrastretti sono tra i sospetti per certe cadute "strane".Anzi no, allarga i manubri.
Sì, certo, mettilo per una tappa alpina, poi raccontami l'effetto che fa.
Sono prodotti usati ormai da anni in fuoristrada. Proteggono meglio dei caschetti aperti ma personalmente quando la cosa si fa seria prendo l'integrale "vero" (comunque attaccato al casco in salita).
A livello di sicurezza credo che questo casco si avvicini a Zero...
La sicurezza dei percorsi è responsabilità degli organizzatori, non dell'UCI.in nessun campo esiste la sicurezza al 100%, si lavora sulla riduzione dei rischi come in tutti i campi lavorativi. In questo momento l'UCI non sta lavorando in alcun modo sulla riduzione dei rischi. Gli unici che ci lavorano sono gli organizzatori. Alla vuelta si vedono tantissime protezioni, nelle gare in belgio ormai le protezioni in materiale plastico di arrivo e spartitraffico sono usati ovunque, RCS e ASO usano indicatori di percorso con schermi per indicare tornanti e curve cieche. L'UCI non fa un ca__o. E questo è un dato di fatto. Anzi no, allarga i manubri.
Lo dicevano anche del casco che usano ora. Armstrong voleva bloccare il tour piuttosto di mettere il casco.Sì, certo, mettilo per una tappa alpina, poi raccontami l'effetto che fa.
Io quando vado in montagna in mtb in salita il casco lo porto attaccato allo zaino anche se di quelli aperti, figuriamoci un integrale.
Lo dicevano anche del casco che usano ora. Armstrong voleva bloccare il tour piuttosto di mettere il casco.Sì, certo, mettilo per una tappa alpina, poi raccontami l'effetto che fa.
Io quando vado in montagna in mtb in salita il casco lo porto attaccato allo zaino anche se di quelli aperti, figuriamoci un integrale.
Finché rimarrà solo un rendering e non verrà sottoposto ad omologazione, non lo sapremo mai.A livello di sicurezza credo che questo casco si avvicini a Zero...
non è vero i percorsi di gara sono approvati dalla commissione di giudici UCI e i regolamenti stabiliscono i criteriLa sicurezza dei percorsi è responsabilità degli organizzatori, non dell'UCI.
Sul con fare un c***o, ti ho citato poco fa la storia del gps boicottato dalle squadre.
Guarda, io ho iniziato a portare il casco (integrale) sul cinquantino nel 1982, facendomi prendere per il culo da tutta la scuola, perchè ritenevo che fosse meglio usarlo, per cui "tutti come voi" anche no.Lo dicevano anche del casco che usano ora. Armstrong voleva bloccare il tour piuttosto di mettere il casco.
Sempre i soliti discorsi: è una fatalità, non si può ridurre i rischi. La solita pigrizia mentale per non fare nulla. Il problema è che all'UCI la pensano tutti come voi
La responsabilità della sicurezza dei percorsi è sempre di chi organizza la gara, sia WT che del circuito di paese.non è vero i percorsi di gara sono approvati dalla commissione di giudici UCI e i regolamenti stabiliscono i criteri
Le "omologazioni" dei caschi da bici prevedono un urto a 22kmh, pari grosso modo alla velocità di impatto di un corpo che cade dalla posizione eretta. Direi che l' "omologazione" è necessaria, ma non è sufficiente.Finché rimarrà solo un rendering e non verrà sottoposto ad omologazione, non lo sapremo mai.
Si, lo so, sono molto simili a quelli da dh ma più leggeri.Le "omologazioni" dei caschi da bici prevedono un urto a 22kmh, pari grosso modo alla velocità di impatto di un corpo che cade dalla posizione eretta. Direi che l' "omologazione" è necessaria, ma non è sufficiente.
Cmq modelli del genere già esistono, si usano anche nelle gare di mtb enduro da diversi anni.
I rischi sono molteplici: si può intervenire sui percorsi (lo stanno facendo gli organizzatori di loro iniziativa), sulle attrezzature (tutto fermo da 20 anni) e sui comportamenti (qua proprio non c'è niente da fare, basta vedere la caduta della vuelta dell'altro giorno).Guarda, io ho iniziato a portare il casco (integrale) sul cinquantino nel 1982, facendomi prendere per il culo da tutta la scuola, perchè ritenevo che fosse meglio usarlo, per cui "tutti come voi" anche no.
Il punto è che se prendi un bus fermo in allenamento (magari col casco da crono) perchè a capo basso non lo vedi non è un problema di regole sulle attrezzature (neanche applicabili fuori gara), ma di comportamento. Se uno ti stringe alle transenne non è un problema di attrezzature, ma di comportamento: diventa ANCHE un problema di attrazzature se le transenne non sono installate a modo e si aprono. Se cadi (con altri 40 atleti) perchè uno sbanda o frena o si arrotanon è un problema di attrezzature, ma di comportamento.
Per cui, no, non è una questione di "fatalità", come non lo è qualsiasi incidente stradale "ordinario". E' un insieme di interventi (mancati) sulle attrezzature, sull' infrastruttura e sui comportamenti. Per come la vedo io, gli interventi sull'attrezzatura sono possibili ma non risolutivi, perchè se con quel caschetto che hai postato prendo un muretto di testa ci resti, tale e quale al casco aperto.
Io non so di chi sia l'onere ne la responsabilità però a prescindere da questo non credo sia un'utopia pensare a un evoluzione dei dispositivi di protezione individuale, sarebbe forse una delle soluzioni più facili da applicare.Ormai dare addosso all'UCI è diventato uno sport accessorio al ciclismo. Potrebbe entrare alle prossime Olimpiadi.
A me sembra che sia davvero molto facile sparare a zero sull'UCI e dare tutta la colpa a loro quando invece ci sono mille altri fattori.
Le strade sono sempre meno adatte alle bici (rotonde, isole spartitraffico) ma molti organizzatori (con l'appoggio dell'UCI) qualcosa stanno facendo. I cartelli luminosi per segnalare le curve al giro e al tour o le protezioni nelle gare belghe tanto per fare degli esempi. L'obbligo di certe transenne senza piedini (voluto dall'UCI con gli organizzatori che si lamentavano dei costi) per dirne un'altra. L'UCI ha anche provato a mettere i trasponder da 33 grammi e abbiamo visto il risultato. Quella è colpa dell'UCI?
Poi ci sono le estremizzazioni di alcuni ciclisti, inclusi i manubri strettissimi o le posizioni rischiose con tutto il peso sull'anteriore o gente che pedala seduta sulla canna (Mohoric, Froome, Nibali) e non venitemi a dire che non è pericoloso perché "loro sono prof". UCI è intervenuta e lo ha abolito e anche lì ci sono state polemiche a chili.
Certamente si potrebbero evitare discese troppo veloci (io per esempio sono sempre rimasto perplesso dal Giro di Svizzera che si vantava di avere la discesa più veloce del mondo che, guarda caso, è dove ci è morto Mader) perché ovvio che cadere a 70 km/h è comunque diverso che cadere a 100. Ma anche qui si può evitare una lunga discesa ma in alcuni casi se devi andare dal punto A al punto B e la strada ha mezzo km in discesa tutto dritto al 15% (vedi giro della Valle d'Aosta quest'anno) puoi farci poco o nulla, lì si raggiungono gli 80 km/h anche senza volerlo. Forse si potrebbe pensare a delle neutralizzazioni, ma sarebbe comunque difficile da attuare e applicare su percorsi lunghi.
Poi ci sono i comportamenti individuali e basta leggere la recente intervista a Declercq e il suo "attacco" a Mohoric. Se per alcuni ciclisti "non mi interessa se stasera finisco in hotel con la squadra o all'ospedale" cosa può farci l'UCI? Sanzionare uno perché scende troppo forte sarebbe davvero difficile. Ultimamente sono molto più stringenti con le volate eppure guardate le polemiche seguite alla recente retrocessione di Van Poppel. E anche in quel caso è stata l'UCI (attraverso i giudici) a punire chi ha avuto un atteggiamento rischioso e alcuni ciclisti (tra cui il più rappresentativo del momento) a fare il contrario.