Questo fa riflettere però. L’odio per i ciclisti, che sia social o non social (ma con i social è stato tutto più amplificato, sicuramente), in realtà non è un odio per la categoria dei ciclisti in senso più ampio. Voglio dire che non c’è lo stesso trattamento per la signora in bicicletta che va a far la spesa in bici, per i ragazzi/studenti che vanno in bici, cioè per tutti gli adulti che usano una bicicletta per le commissioni di tutti i giorni.
L’odio è specificatamente indirizzato verso quelli come noi, con le tutine in lycra. Che siamo una sotto categoria, una variante, dell’insieme ciclisti, ma pur sempre tali.
Ecco, questa è la parte che andrebbe indagata: capire perché, da cosa nasce, è perché questo tipo di ciclista venga percepito così diversamente da essere odiato. La prima cosa che mi è venuta in mente è che in generale quel tipo di ciclista, spesso in gruppo, amplifica con i suoi comportamenti, un certo tipo di reazione. Però non può essere solo quello: tanti ciclisti non in tutina vanno contromano, passano con il rosso, usano impropriamente i marciapiedi, eppure per loro non c’è la stessa ostilità di chi lo fa vestito in lycra.