Ho piacere che tu abbia apprezzato! Alla fine su due km c’erano infatti 10 curve, 5 delle quali decisamente “chiuse”, le altre a volte bastava toccare poco i freni ed entravi ed uscivi bene. E c’erano tratti talmente stretti che ci stavano tre bici affiancate e basta!
Un collega, che poi è un dottorando di scienze motorie e allena atleti di varie categorie, ed è atleta lui stesso mi ha fatto i complimenti più belli, dicendomi che si vede che so stare in bici e so correre: stare dietro a me era un piacere, non ho sbagliato una linea, una traiettoria, tutto pulito cercando di non perdere mai velocità andando forte quando serve ma regolare anche quando è inutile spremersi. Mi fa: avrei potuto mettermi una benda sugli occhi tanto mi sentivo sicuro dietro di te!
E un po’ mi ha emozionato perché io, in quei momenti, mi sentivo esattamente così: sentivo di avere la responsabilità di chi era dietro e contava su di me, e che non potevo avere sbavature o incertezze perché ci saremmo fatti male. E volevo portarli con me al traguardo, perché nel gruppo che si era formato c’erano altri della mia squadra che erano partiti forte, troppo, e avevo raccattato durante i giri.
Alla fine ho fatto ciò che mi viene meglio, e non è la prestazione: ho analizzato la situazione, le variabili, ho provato il percorso prima e memorizzato tutte le linee da tenere e le criticità, ho fatto un riscaldamento perfetto e già in partenza avevo deciso che sarei andato all’attacco, ho chiesto pochi cambi, e quando cambiavo sono sempre stato nei primi tre, perché andar dietro con tutte le curve ed i rilanci era rischioso e avrei faticato senza trarne vantaggio. Invece volevo essere io a condurre la mia corsa, che poi è diventata un inseguimento (e perciò anche molto avvincente). E quando ho deciso che non avrei mollato fino alla fine non è stato per cocciutaggine, ma perché con un occhio davanti e uno alle velocità del mio gruppo, sapevo che avevamo possibilità di ricongiungimento ma solo ad alcune condizioni, e quelle condizioni in parte dipendevano da noi, o meglio da me, perché ero l’unico con quella visione: gli altri stavano o limitando i danni perché un po’ in affanno, o erano semplicemente contenti di aver trovato il gruppo buono con cui arrivare alla volata.
Per questo sono molto soddisfatto, e non mi interessa la prestazione in sé, ma il fatto che sono riuscito a fare quello che so fare meglio: non mi sarei mai accontentato di stare semplicemente lì in mezzo: volevo capire cosa stessi facendo e perché. Ed è successo. E come sempre mi accade, perché anche nella vita di tutti i giorni sono fatto così, non potevo non aiutare gli altri e così è stato: abbiamo piazzato 5 elementi nei primi 25, nessun altro Ateneo ha fatto di meglio, ed io ho contribuito a tenere insieme il gruppo.
Alla fine per me è la solita conferma: sarei un ottimo gregario
Poi tu lo sai più di tutti: le corse non prendono sempre la piega che vuoi e a volte neanche un buon piano B aggiusta le cose. In primis se ti capita la giornata storta fisicamente sei costretto ad inseguire ma non è un inseguimento di gusto come quello che mi è capitato, lì soffri e né ti diverti e potresti anche essere poco lucido e quindi non fare le cose giuste in gruppo. E non va bene, serve per fare esperienza, ma in realtà vorresti semplicemente non essere lì.