Cerco di fare meglio che posso, è un anno che non ripercorro queste strade, eventualmente prego l’ottimo Francesco di correggermi dove lo ritenga opportuno…Non starò a citare chilometraggi e pendenze che sono perfettamente riportati sul sito ufficiale della manifestazione, mi limiterò ad una visione d’insieme.
La partenza è in discesa; i problemi sussistono a causa dell’intruppamento perché la strada è ampia, le curve veloci e non particolarmente tecniche, mi dicono che l’asfalto sia anche stato rifatto, speriamo soprattutto che sia asciutto, sarebbe auspicabile non dover ripertere l’esperienza di due anni fa…
Dopo la discesa, il primo punto in cui fare attenzione è lo strappino di Cavallaro: mi rivolgo essenzialmente a chi dovesse essere nella pancia del gruppo, è facile che la gente arrivi impreparata allo strappo, azionando ancora il rapportone, piantandosi irrimediabilmente e causando l’inevitabile rallentamento generalizzato. Pertanto, sarebbe ben fatto adeguare per tempo il rapporto.
In un attimo si arriva alla prima salita che, come sempre, sarà decisiva per assestare i vari gruppi; personalmente, non l’ho proprio mai digerita nonostante le pendenze non certo impossibili;sarà perché si affronta non ancora caldi, dopo la discesa della partenza, fatto sta che mi ha sempre fregato !
Il primo chilometro è già abbastanza impegnativo, i 2/3 chilometri successivi spianano e poi inizia la salita vera con pendenza sempre piuttosto costante sul 6% fino in cima dove si lascia l’asfalto entrando nel centro storico di Volterra, tutto pavimentato in pietra serena con l’ultimo strappino fino alla Piazza dei Priori dove si trova il primo ristoro.
La discesa è impegnativa all’inizio, fino al bivio di Roncolla; da lì, svolta a sinistra e discesa che prosegue molto veloce per terminare in un lungo tratto di pianura, forse l’unico di tutto il tracciato, che può permettere a qualche ritardatario di reinserirsi nel gruppo che precede.
La successiva salita è quella di Lajatico, un paio di chilometri, troppo breve per produrre un’adeguata selezione; la discesa, onestamente, non la ricordo, pertanto mi viene da pensare che non costituisca un problema particolare.
Si passa alla salita di Montecatini Val di Cecina, salita molto incostante, dopo un primo tratto di salita c’è addirittura discesa, poi si sale in maniera irregolare, a gradoni ma mai con pendenze impossibili. Occhio alla discesa, invece, due anni fa, con l’asfalto bagnato, causò svariate cadute ed io stesso, l’anno scorso, pur con l’asciutto, mi esibii in un bel lungo che, praticamente, mi costò la seconda parte della corsa.
Superato incolumi quest’ostacolo, nel breve tratto di pianura successivo, se le cose non sono cambiate, prestare massima attenzione al manto stradale, costellato da pericolosissimi crateri.
Eccoci arrivati al famigerato “ muro “ del Cerreto; si tratta, comunque, di un tratto molto, molto breve se pure dalla pendenza impegnativa; da lì in poi, la strada continua a salire in modo ben più pedalabile per riportarci a Pomarance dove termina il percorso medio.
Chi opta per il lungo, dopo un breve tratto in leggera discesa ( che poi è il tratto finale in senso inverso ) abbandona la strada per Castelnuovo per dirigersi verso il borgo di San Dalmazio. Prima discesa, poi salita, non molto lunga né molto ripida; piuttosto, cominciano a pesare i chilometri in quanto siamo arrivati a quota 100. Nel paese sopracitato, la chicca degli organizzatori: rifornimento volante stile prof con borsina da mettere a tracolla e sostentamento sia solido che liquido. Di GF ne ho fatte tante ma questo rimane un unicum !
Dopo lo scollinamento, breve discesa con una brutta curva verso sinistra, normalmente segnalata, ponte del Pavone e inizio della nuova salita. Sinceramente, in macchina mi incuteva un certo rispetto, pedalarle è forse meno difficile di quanto potrebbe sembrare ad un primo sguardo; siamo comunque su pendenze già abbondantemente rispettabili.
Superata anche quest’asperità una decina di chilometri in leggera discesa permettono di riprendere un po’ fiato e prepararsi all’ultima vera difficoltà della giornata, la temibile salita di Castelnuovo Val di Cecina la quale inizia ad incombere psicologicamente sui temerari del percorso lungo fin da lontano, presentandosi alla vista molto in anticipo nella sua prima impegnativa, diritta rampa, dove spesso anche il vento procurare ulteriori difficoltà.
Stringere i denti, sarà lunga almeno 3 km o qualcosa di più; da lontano si cominciano a vedere le case del paese e quando finalmente ci si arriva si può davvero cominciare a pensare che il più è fatto.
E’ qui, nel cuore del territorio della geotermia, che chi ancora ne ha può provare a fare la differenza, forzando la salita ed il successivo tratto vallonato in cui, nei 15 chilomteri che ci separano dal traguardo, si alternano veloci discese e brevi salitelle per ritrovare, a circa 4 chilometri dal traguardo, la strada precedentemente affrontata in senso inverso.
In bocca al lupo a tutti !