allenamento in quota

marcuzzo

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4 Maggio 2007
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Tutti i pro si allenano in quota ,parlando sul forum sento che pure dilettanti under 23 si allenano in quota e dicono di sentirne i benefici,allora mi domando,perchè tantissimi siti sembrano divertirsi nel sminuire l'effetto di tale pratica?
O sono tutti cretini o l'allenamento in quota serve ,magari a giustificare risultati ottenuti con altre pratiche.
 

FDG

Apprendista Cronoman
4 Luglio 2006
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Bianchi Nirone
Io ho letto su vari giornali che l'allenamento in quota serve, ma anche che basta mezza giornata a quota-mare per far tornare i valori ematici a livelli standard. Se fosse vero, comunque l'allenamento in quota potrebbe servire per abituarsi psicologicamente a sforzi maggiori, dato che a parità di velocità si farà sicuramente più fatica.
 

phenomena

Apprendista Cronoman
16 Novembre 2008
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Tutti i pro si allenano in quota ,parlando sul forum sento che pure dilettanti under 23 si allenano in quota e dicono di sentirne i benefici,allora mi domando,perchè tantissimi siti sembrano divertirsi nel sminuire l'effetto di tale pratica?
O sono tutti cretini o l'allenamento in quota serve ,magari a giustificare risultati ottenuti con altre pratiche.
l'allenamento in quota serve eccome,adesso che manipolare il sangue e' sempre piu' difficile,gli atleti di alto livello lo praticano spesso in stagione perche' diciamo che e' una forma di doping ematico consentita.questo ovviamente costa tempo perche' se non sbaglio i cicli sono di almeno due settimane.questo pero' non e' l'unico motivo:specialmente con il caldo,allenarsi a bassa quota,porta a spendere molto di piu' x le alte temperature e quindi faticare a recuperare cicli di allenamento intensi.allenamenti che in quota produrrebbero un aumento della forma, nel cado cocente delle pianure porterebbero allo svuotamento con calo delle prestazioni
 

ciclettico

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23 Aprile 2004
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BMC Team Machine SLR01
Su questo numero di Ciclismo, Pinotti sostiene che gli effetti dell'allenamento in altura non sono poi così dimostrati, e gran parte dei benefici potrebbero essere dovuti semplicemente al fatto che in altura ci sono dei bei percorsi con tanto dislivello, il clima è spesso piacevole, e che (aggiungo io) ci si va apposta per allenarsi, quindi si fa di più, si riposa meglio e ci sono poche distrazioni.
In altura dice che andare oltre il medio è difficile (magari anche perchè fanno 6 ore al giorno), quindi i benefici prestazionali (dopo qualche giorno di riposo e qualche giorno di gara) sembrano più dovuti all'ambiente favorevole che agli effetti sull ematocrito.

Afferma anche che potrebbe essere diverso dormiire in altura e allenarsi più in basso, ma che non ha mai avuto l'occassione di farlo.

Mi sa che non è caso che sia l'unico corridore laureato, forse la testa la usa anche per qualcos'altro che riempire il casco.
 
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Tutti i pro si allenano in quota ,parlando sul forum sento che pure dilettanti under 23 si allenano in quota e dicono di sentirne i benefici,allora mi domando,perchè tantissimi siti sembrano divertirsi nel sminuire l'effetto di tale pratica?
O sono tutti cretini o l'allenamento in quota serve ,magari a giustificare risultati ottenuti con altre pratiche.
Gli studi scientifici in proposito sono discordanti; mostrano risultati differenti a seconda della modalità secondo cui viene effettuato il periodo di altura, e comunque non dovrebbe trattarsi di un impatto così eclatante sulla prestazione.
C'è anche da dire che nei pro, dilettanti ed under23, dove le performance tendono ad essere molto livellate verso l'alto, anche un vantaggio apparentemente marginale (anche solo dell'1%) può fare la differenza.
 

giovagiov

Velocista
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Olympia
Premetto che per "allenamento in quota" intendo a quote superiori ai 1800m.

Detto questo, secondo me l'allenamento in quota serve e non serve, perché se da un lato è fuori di dubbio che la permanenza (non solo l'allenamento quindi) in quota provoca adattamento mediante aumento dei globuli rossi, è anche vero che comunque l'ossigeno non basta: servono le gambe per spingerlo...Per cui se parallelamente non si migliora da quel punto di vista, l'allenamento in quota non serve.

Faccio un esempio estremo per far capire il concetto: ho un amico che è guida alpina e ha scalato 4 ottomila in Himalaya e alcune vette sempre intorno ai 6000-7000. Le spedizioni in genere durano dai 30gg ai due mesi. Quando ritorna dalle spedizioni ha sempre i glubuli rossi alle stelle, ma le gambe non spingono perché alle quote dei mesi di spedizione la rarefazione d'ossigeno è tale per cui non si riesce fisicamente a tenere andature che stimolino il muscolo, per cui alla fine si perde molto dal punto di vista muscolare.
 

phenomena

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16 Novembre 2008
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Su questo numero di Ciclismo, Pinotti sostiene che gli effetti dell'allenamento in altura non sono poi così dimostrati, e gran parte dei benefici potrebbero essere dovuti semplicemente al fatto che in altura ci sono dei bei percorsi con tanto dislivello, il clima è spesso piacevole, e che (aggiungo io) ci si va apposta per allenarsi, quindi si fa di più, si riposa meglio e ci sono poche distrazioni.
In altura dice che andare oltre il medio è difficile (magari anche perchè fanno 6 ore al giorno), quindi i benefici prestazionali (dopo qualche giorno di riposo e qualche giorno di gara) sembrano più dovuti all'ambiente favorevole che agli effetti sull ematocrito.

Afferma anche che potrebbe essere diverso dormiire in altura e allenarsi più in basso, ma che non ha mai avuto l'occassione di farlo.

Mi sa che non è caso che sia l'unico corridore laureato, forse la testa la usa anche per qualcos'altro che riempire il casco.
infatti l'allenamento in altura e' costituito di due fasi:il riposo notturno che avviene a quote piu' elevate rispetto all'allenamento,i corridori di fatto ogni giorno scendono a quote piu' basse x allenarsi
 
22 Marzo 2007
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infatti l'allenamento in altura e' costituito di due fasi:il riposo notturno che avviene a quote piu' elevate rispetto all'allenamento,i corridori di fatto ogni giorno scendono a quote piu' basse x allenarsi
Questa è la strategia "living high/training low", ma esiste anche l'approccio "living high/training high"; quest'ultimo, pur inducendo (almeno in teoria) uno stimolo ulteriore, deve essere valutato ed organizzato con più attenzione, anche in riferimento alla quota effettiva di soggiorno, per consentire comunque l'esecuzione di un certo carico allenante (in accordo con quanto diceva giovagiov) ed assicurare una capacità di recupero adeguato, e tipicamento solo dopo un sufficiente periodo di adattamento alla quota.
mah fatto sta che l'allenamento in quota si fa e le sacche di sangue sono vietate... se avessi tempo e soldi 15 giorni a Livigno e potrei dire la mia in merito...
Già che ci sei fai 3 settimane, di solito è il periodo minimo consigliato per ottenere i benefici del soggiorno in altura (è riportato come un adattamento di medio-lungo termine). o-o
 

marcuzzo

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4 Maggio 2007
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Pero trovo strano che non ci siano dati univoci ,non dovrebbe essere difficile prendere 10 persone oppure 20 misurare i parametri ematici e confrontarli dopo 10 15 40 giorni ,vuoi che nessuno lo abbia mai fatto?
E i montanari hanno l'ematocrito piu alto della norma? quelli che stanno a 1000 ,1500 2000 ,4000 sulle ande ,hanno l'emoglobina normale come me o piu alta? E se la massa eritrocitaria aumenta io mi fido che aumenta pure la prestazione altrimenti quelli che andavano da Fuentes erano dei coglioni da paura quelli che prendono epo andrebbero perdonati perche fanno male solo a se stessi,insomma non capisco perche i dati sono contrastanti tutto è fumoso però quelli che contano vanno in altura.
 

Plata

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9 Giugno 2008
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Su questo numero di Ciclismo, Pinotti sostiene che gli effetti dell'allenamento in altura non sono poi così dimostrati, e gran parte dei benefici potrebbero essere dovuti semplicemente al fatto che in altura ci sono dei bei percorsi con tanto dislivello, il clima è spesso piacevole, e che (aggiungo io) ci si va apposta per allenarsi, quindi si fa di più, si riposa meglio e ci sono poche distrazioni.
In altura dice che andare oltre il medio è difficile (magari anche perchè fanno 6 ore al giorno), quindi i benefici prestazionali (dopo qualche giorno di riposo e qualche giorno di gara) sembrano più dovuti all'ambiente favorevole che agli effetti sull ematocrito.

Afferma anche che potrebbe essere diverso dormiire in altura e allenarsi più in basso, ma che non ha mai avuto l'occassione di farlo.

Condivido. Ci sono molte abitudini nello sport (e nel ciclismo) che si fanno perchè la "tradizione" lo vuole. Il fatto di allenarsi in quota porta appunto miglioramente molto sensibili nella capacità di recupero, perchè senza caldo il corpo lavora molto meglio. Più mettici riposo e percorsi a oc...

Sicuramente ci sono anche variazioni dell'ematocrito, ma bisogna vedere quanto siano legate al miglioramento della prestazione. Infatti, a dfferenza di quanto è lecito credere, non è l'emoglobina a fare il valore di un'atleta. Anche se io ho dei valori fisiologicamente piuttosto alti, c'è un mare di gente con emoglobina più bassa mi dà minuti.

Questo può voler dire molto o poco, dipende da come si guarda alla questione. Sarebbe interessante però sapere come le nuove scuole ciclistiche (Australiana e Inglese), molto più avanti dal punto di vista della preparazione degli atleti, la pensino su quest'argomento e se lo inseriscono nella preparazione.
 

phenomena

Apprendista Cronoman
16 Novembre 2008
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Condivido. Ci sono molte abitudini nello sport (e nel ciclismo) che si fanno perchè la "tradizione" lo vuole. Il fatto di allenarsi in quota porta appunto miglioramente molto sensibili nella capacità di recupero, perchè senza caldo il corpo lavora molto meglio. Più mettici riposo e percorsi a oc...

Sicuramente ci sono anche variazioni dell'ematocrito, ma bisogna vedere quanto siano legate al miglioramento della prestazione. Infatti, a dfferenza di quanto è lecito credere, non è l'emoglobina a fare il valore di un'atleta. Anche se io ho dei valori fisiologicamente piuttosto alti, c'è un mare di gente con emoglobina più bassa mi dà minuti.

Questo può voler dire molto o poco, dipende da come si guarda alla questione. Sarebbe interessante però sapere come le nuove scuole ciclistiche (Australiana e Inglese), molto più avanti dal punto di vista della preparazione degli atleti, la pensino su quest'argomento e se lo inseriscono nella preparazione.
non puoi fare paragoni tra il mondo amatoriale,dove trovi un range di prestazioni enorme,con il mondo dei pro dove il livello e' altissimo e livellato,quindi spesso i particolari fanno la differenza.se gia' a inizio anno i vari basso & c fanno le spedizioni di tre settimane sul vulcano a 3000 m,con tutti i costi annessi,ci sara' un perche'....
 

Plata

Apprendista Cronoman
9 Giugno 2008
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È comunque un perchè che fino ad ora in pochi si sono presi la briga di analizzare scientificamente, rapportandolo ai benefici che si hanno correndo in condizioni nettamente diverse da quelle in cui è stato fatto l'allenamento...
 

passogavia

Gregario
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WR Compositi 20undici
Pero trovo strano che non ci siano dati univoci ,non dovrebbe essere difficile prendere 10 persone oppure 20 misurare i parametri ematici e confrontarli dopo 10 15 40 giorni ,vuoi che nessuno lo abbia mai fatto?

E' da circa 20 anni che, nel mese di Agosto, vado in vacanza in montagna (dai 15 ai 20 giorni), sempre munito di bici e kit per trekking.
Nel 2008, considerato che dovevo subire un'operazione chirurgica e sapevo che attorno al 10 Sett. mi avrebbero chiamato in Ospedale per gli esami del sangue pre-intervento, ho eseguito a metà Luglio un esame del sangue (così avevo i dati "pre-altura" da confrontare con quelli post-altura").
Agosto 2008: 20+4 giorni in montagna, 7 giorni in pianura, pedalato per Km. 2070 e disliv. 51.600 mt. (niente trekking, solo bici).
Ematocrito a metà Luglio: 41,6
Ematocrito al 10 Settembre: 44,8
Personalmente noto che, dopo 8-9 giorni dalla discesa dai monti, ho una finestra di circa 3 settimane nella quale mi sento al top....e recupero anche più in fretta.
Dopo tutti i mesi primaverili ed estivi a fare Km, dopo il mese di Agosto
passato a totalizzare parecchio dislivello, a Settembre dovrei essere "al gancio"......ed invece è il mio mese più performante!
Per confermare tutto ciò, ho un'altra esperienza: ad Agosto 2002, dopo 15 giorni a quota 1100, mi recai in vacanza altri 8 giorni a S. Caterina Valfurva a mt. 1780. Di giorno mi dividevo tra bici e trekking, c'era solo l'imbarazzo della scelta in un posto simile (a metà settimana realizzai il sogno di pedalare tutti e 3 i versanti dello Stelvio, partendo e ritornando da S. Caterina).....totalizzai mt. 17.800 + 45.200 di dislivello (trekking/alpinismo e bici). A Settembre, e più precisamente dopo una decina di giorni dalla discesa dai monti, riuscii ad abbassare 7 miei tempi record su altrettante salite.
Non sò se questo "vantaggio" può essere soggettivo, oppure dare dei vantaggio + o - elevati tra i vari individui.....dalle mie esperienze posso affermare che, su di me, i vantaggi li sento, eccome!!
 
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Il fatto di allenarsi in quota porta appunto miglioramente molto sensibili nella capacità di recupero, perchè senza caldo il corpo lavora molto meglio. Più mettici riposo e percorsi a oc...
Durante la permanenza in quota la minore pressione parziale dell'ossigeno in aria rende l'allenamento ed il recupero più difficoltosi.
Con una permanenza in altura si dovrebbe osservare un aumento della frequenza cardiaca, una riduzione della gittata, variazioni enzimatiche muscolari favorevoli al metabolismo aerobico, oltre alle modificazioni nei parameti ematici (volume del plasma, ematocrito, emoglobina), ovviamente di entità dipendente da quota, durata del soggiorno, adattabilità del singolo. Trattandosi di adattamenti fisiologici che richiedono il ristabilirsi dell'omeostasi avvengono su periodi mediamente lunghi (si trovano indicazioni secondo cui i vantaggi di un soggiorno della durata di 18 giorni si manifestano a partire da 15 giorni dopo la fine dello stesso, probabilmente una volta che si è smaltito l'accumulo di fatica supplementare indotto).
Nel breve periodo (ovvero durante il soggiorno, in particolare nei primi giorni) gli effetti sono invece di un peggioramento delle condizioni di recupero e nella necessità della riduzione di volume e intensità dell'allenamento, almeno fino a quando l'adattamento non è completo. Per questo di solito si sceglie di allenarsi a bassa quota e trascorrere il resto del tempo ad alta quota, in modo da poter continuare a disporre della normale pressione di ossigeno durante le sessioni di allenamento, anche se l'affaticamento aggiutivo temporaneamente indotto potrebbero comunque non consentire di svolgere i lavori nelle modalità usuali.

PS come ogni metodologia, l'efficacia è comunque da valutare in relazione alla risposta soggettiva del singolo.
 

Plata

Apprendista Cronoman
9 Giugno 2008
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Ottimi gli ultimi due post!! Anche se in linea di massima si contraddicono l'un l'altro... ma è proprio la questione soggettiva che appunto, almeno per noi, fa la differenza.

Io non ho mai provato a stare così tanto in altura. L'unica volta che sono stato in montagna per pedalare è stato nel 2007 ad Alleghe (1000 m). Io facevo alla rovescia, mi allenavo in altura e riposavo in basso :rosik: Però quando tornai andavo veramente forte, smaltite le fatiche, ma sicuramente perchè mi ero "allenato" come a casa non avrei mai fatto! o-o
 

FDG

Apprendista Cronoman
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Pero trovo strano che non ci siano dati univoci ,non dovrebbe essere difficile prendere 10 persone oppure 20 misurare i parametri ematici e confrontarli dopo 10 15 40 giorni ,vuoi che nessuno lo abbia mai fatto?
E i montanari hanno l'ematocrito piu alto della norma? quelli che stanno a 1000 ,1500 2000 ,4000 sulle ande ,hanno l'emoglobina normale come me o piu alta? E se la massa eritrocitaria aumenta io mi fido che aumenta pure la prestazione altrimenti quelli che andavano da Fuentes erano dei coglioni da paura quelli che prendono epo andrebbero perdonati perche fanno male solo a se stessi,insomma non capisco perche i dati sono contrastanti tutto è fumoso però quelli che contano vanno in altura.

Attenzione però a paragonare l'adattamento genetico delle popolazioni che vivono in altura da migliaia di anni, all'adattamento muscolo-respiratorio di atleti che trascorrono un periodo in natura. Il primo è, piuttosto brutalmente, dovuto ad una (relativamente) lenta selezione naturale di soggetti con valori ematici tali da poter resistere comparativamente meglio alla composizione atmosferica di luoghi sopra i 3000 metri.

E' notizia recente di uno studio genetico comparato tra tibetani e cinesi han; viene dimostrato come si tratti della più recente "evoluzione" umana - i tibetani presentano valori ematici tali da consentire una facile vita in quota (una donna cinese han, vivente a mslm Tibetani, presenta una probabilità tripla di aborto spontaneo - in situazioni come queste, si capisce come 3000 anni possano essere sufficienti ad effettuare una selezione naturale notevole).
 

Clodovico

Mago di Otz
30 Ottobre 2006
14.555
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Feathery Princess & Dark Mistress
non puoi fare paragoni tra il mondo amatoriale,dove trovi un range di prestazioni enorme,con il mondo dei pro dove il livello e' altissimo e livellato,quindi spesso i particolari fanno la differenza.se gia' a inizio anno i vari basso & c fanno le spedizioni di tre settimane sul vulcano a 3000 m,con tutti i costi annessi,ci sara' un perche'....
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