La storia non la si è mai scritta a rovescio, quando si tratta di produrre con le proprie mani e la propria testa.
Se un'azienda diventa (diventa, non nasce) il terzista n.1 di riferimento per diversi marchi top, in un periodo in cui le bici in acciaio le saldavano anche alla mutua, i motivi sono che quell'azienda aveva già allora le carte in regola, a differenza di altri, per far fronte alla costruzione dei prodotti in quel momento necessari e, soprattutto, allo sviluppo dei nuovi.
Barco è nata nel 1947 e sicuramente per un bel po' di anni è cresciuta senza farsi conoscere granché al grande pubblico, ma nell'ambiente dei costruttori evidentemente non è stato così, tant'è che negli anni '80-'90 ha iniziato a costruire per i noti marchi che tutti conosciamo. E non si tratta di un lavoro fatto c/o terzi, ma erano il vero reparto R&D dei loro committenti, altrimenti non avrebbero avuto bisogno di quel popo' di
officina.
E questo, merito della capacità della famiglia di dotarsi di macchine utensili d'avanguardia e, in seguito, di una gestione totalmente elettronica del progetto. Il che ha conferito al prodotto finale ancor maggiore qualità e stabilità.
In pratica, erano *anche* la mente, non *solo* il braccio.
Un telaio come quello lì, mix carbon e steel, ma anche gli altri che sono stati prodotti per i notissimi nomi del mercato, non sono nati completamente nella testa del committente famoso, anzi, è l'esatto contrario. Il committente spesso ha messo sul tavolo un mazzo di idee, un "concept", e loro prima le hanno verificate, calcolate, sviluppate, poi le hanno testate a livello di prototipo, e quindi le hanno rese dei prodotti, a quel punto con il nome di chi era il committente.
Nessuno, in Italia, è tuttora in grado di affrontare un progetto ciclistico in questo modo. Gli unici che avrebbero potuto arrivare ad esserlo erano Colnago e Pinarello, quindi non proprio sconosciuti, e invece hanno optato per far fare tutto a artigiani, con il risultato di disperdere totalmente il loro know, oltre che ritrovarsi spesso con bici della stessa taglia e misure dei tubi diverse.
E oggi, che il terzismo è praticamente finito, se si va in officina da Barco si vedono moltissimi esperimenti in corso (ndr: non solo "road" tra l'altro), alcuni dei quali ormai in fase di prodottizzazione, vedi la forca inox a steli dritti, con testa ricavata dal pieno. Non proprio una sciocchezzuola da realizzare sotto la scala.
Non sono molti anni che stanno in piedi da soli, e non puntano solo al road race come dicevo, nonostante ciò un pezzo come quella forca non ce l'hanno tutti a catalogo (e il forcellino dell'R8, e il reggisella dell'EOS l'hanno inventati sempre loro, altri esempi).
Partendo sempre da questo tipo di approccio:
Per arrivare a questi prodotti:
Mi pare di essere stato abbastanza esauriente, e comunque di più non potrei esserlo, quindi a chi desidera saperne di più, consiglio sicuramente di andare a trovarli. Penso che non c'è modo migliore per capire cos'è una bici prodotta bene, con metodo.