Eccoci, oggi è arrivato per me il momento della verità... E probabilmente molti di voi hanno piacere di leggere qualche considerazione di chi la possiede e l'ha usata. Quindi questo post è per voi, ed anche per me, in mondo da rimettere in ordine idee ed emozioni.
Il percorso: 80 km, 1.800 metri di dislivello positivo, concentrati nei primi 55 km; asfalto nelle due salite abbastanza rovinato e sporco (soprattutto nella prima); salite: Monte Ray - 10.3 km, 906 D+, 9 % medio (brevi punte al 16 %); Madonna del Colletto - 5.4 km, 508 D+, 9 % medio (punta max 21 %); tempo soleggiato.
La filosofia del giro è stata quella di una passeggiata con un amico forumendolo, entrambi nell'ultimo periodo abbiamo toccato poco la bici per vari motivi. Quindi c'era tanta curiosità di capire com'è questo Caad12, ma la gamba non la si inventa.
La prova: fin dai primi chilometri in continuo falsopiano leggero a salire la bici si è dimostrata frizzante come me l'aspettavo. La leggerezza da subito la sensazione di avere un bel giocattolino fra le mani, qualcosa di prezioso da tenere bene perchè può darti grandi soddisfazioni. Tutto secondo le attese insomma. Cosa mi ha sorpreso fin da subito invece è l'ottima capacità di smorzare le vibrazioni dovute alle sconnessioni della strada... Davvero si ha la sensazione di avere una bici in carbonio fra le mani. Senza le pretese di un mezzo con geometrie endurance certo, ma si è rivelata sorprendentemente comoda e godibile.
Al chilometro 25 dopo qualche rampetta inizia la salita vera e propria. Inizialmente la affronto con cautela, data anche la pendenza media, ma più la strada sale più l'impressione è quella di avere un mezzo granitico, che non regala un solo millimetro alla strada, non facendoti sprecare nemmeno una goccia del tuo sudore. Questa sensazione è lampante quando ci si alza in piedi sui pedali... Il blocco movimento centrale e guarnitura invogliano una continua pedalata in fuori sella, e insieme alla leggerezza della bici (non una piuma comunque nella mia configurazione) sembra di danzare sinuosamente insieme alla bicicletta.
Con qualche altro scatto la salita fila via. Un panino ed una bevuta al volo e si scende. Anche qui il passo in avanti rispetto ai classici telai in alluminio è notevole. La bici è precisa, va esattamente dove la porti, smorza le imperfezioni permettendoti comunque di mantenere una posizione non esasperata. Devo dire comunque ad onor del vero che la discesa l'ho fatta piano, vuoi per le pietre, nevischio, ghiaccio, fogliame per strada, vuoi per la paura di fare anche solo un graffio, vuoi perchè mi devo ancora adattare ed i componenti potrebbero avere qualche problemino di montaggio che ancora deve saltare fuori.
Un paio di chilometri di mangia e bevi e si arriva all'attacco della seconda salita. Lì anche se con le gambe un pochino indolenzite ho tirato nei primi due chilometri (la salita inizia con una rampa di 200 metri abbondantemente sopra il 15 con una pendenza massima del 21 %) per riprendere il mio compagno, che ho lasciato andare in cerca di una fontana. Ripreso ho tirato il fiato per un chilometro e mezzo per poi tirare forte fino alla fine. Ancora una volta la bici quando si spinge in fuorisella in salita tira fuori la sua vera anima... Grintosa, resistente e soprattutto scattante non appena glie lo si chiede. La cosa bella del rilanciare è che non è una bici pesante e molle con cui scattare, con la quale devi aspettare di raggiungere il massimo sforzo per fare uno scatto deciso. Anzi, è un mezzo che appena decidi di partire ti segue, con due pedalate la velocità incrementa subito notevolmente, e poi... E poi mi mancavano le gambe a me :rosik:
Sulla via del ritorno nel falsopiano a scendere ero sì stanco, ma è emerso il vero limite delle
ruote: sono inchiodate. In salita non si avverte tanto, ma lo si vede quando nei momenti in cui vorresti tirare il fiato e decidi di lasciarla andare un pò, la velocità comincia subito a scendere rapida, e sei già dinuovo lì a spingere... Ecco, quindi qualche difettuccio risolvibile c'è.
Conclusioni: il mio principale timore era quello di portarmi una bici sì rigida, ma anche scomoda, scorbutica; non è così, non lo è affatto... Anzi questa bici mi pare la perfetta sintesi armonica tra rigidità e comfort. Non ho un indolenzimento che sia uno, e se vi dico come sono stato posizionato in sella a molti di voi verrebbe sicuramente l'orticaria, il reflusso gastrico e l'emicrania

E' una bici che da sicuramente il meglio di sè in salita, non ci piove. L'utilizzo da farne secondo me è quindi essenzialmente granfondistico... Al momento escluderei le gare in circuito per il problema della scorrevolezza legate alle
Mavic Aksium
Elite, ma provandola con delle ruote giuste credo che non abbia nulla da temere nemmeno sui vallonati e sui circuiti veloci.
Che dire, se non fosse ancora abbastanza esplicito lo sottolineo in chiusura: QUESTA BICI E' UNA BOMBA!!!


