Caro diario... L'orario di visita è tiranno, la camera troppo piccola per restare lì e togliere spazio ed aria a chi deve restarci per forza. Ma io quella mano non avrei voluto più lasciarla, non staccare i miei da quegli occhi azzurri così grandi, ancora più grandi adesso. Erano lucidi, carichi di tristezza quando mi ha detto "Ciao Giancarla, grazie", con la voce che per un attimo, solo per quell'attimo, è tornata la sua di sempre, grave, potente, paterna. Tua figlia non me lo avrebbe mai permesso, è giusto, è lei, tua figlia, non io, ma non sai quanto avrei voluto poter restare lì accanto questa notte, domani, chissà poi per cosa dire, solo per farti un po' di compagnia. Per ringraziarti di quando andavamo in bici, appaiati, e tu non eri tranquillo finché non riuscivi a prendere il posto dalla parte della strada, "perché così se arriva qualcuno che corre troppo, prende me, che sono vecchio".
L'ho lasciato con la promessa di tornare a trovarlo a casa, a fargli vedere la mia bici nuova, a darci da fare per pulire e risistemare la sua, e giuro che in quel momento ci ho creduto davvero...
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