Dunque dò liberamente sfogo alla mia vena narrativa.
Arrivato a casa alle 15.30 dai miei impegni pseudolavorativi, do' un'occhiata alle gomme della Bianchi e le pompo a occhio fino a 7-8 atm (dure come sassi) perché il manometro della Silca di mio papà è rotto.
Tempo di prepararsi e arrivano le 16, un po' di falsopiano leggermente sforzato per scaldarsi e alle 16 e 30 sono alla rotonda della farmacia. Scatta il cronometro.
Inizio forte, la posizione sulla nuova bici è più tesa alla prestazione che non alla comodità. Finita la rampa iniziale metto il 39-26 e salgo agile: il rapporto è perfetto, non faccio fatica ed è come se una mano mi spingesse. Arrivato a Trevasco, il ritmo cala a causa del leggero aumento di pendenza. Al primo tornante a sinistra, anche se so che non dovrei farlo, guardo il cronometro. Segna 13 minuti circa, quando di solito sono 18
. Non voglio abboccare a un eventuale errore nell'avviare il cronometro, e perciò procedo cauto, cercando di essere costante per non perdere efficienza. Le 10 velocità mi permettono di trovare sempre il ritmo giusto, la bici si adatta alla gamba e non viceversa, faccio la salita alternando 39-26 e 39-23, a un tornante a metà, dove spiana, oso il 39-17 (
).
Alla madonnina guardo il cronometro: 33 minuti
. Voglio i 35 ed ho ancora energia: innesto il 53-19 in piedi sui pedali, e arrivo a 35' 40".
Arrivo in cima e bevo, perché son salito con la dotazione all'osso, senza borraccia, solo una brioche di emergenza, che non mangio. Dopo aver bevuto, sono le cinque e qualcosa. Incontro due ciclisti che mi chiedono come mai ho i pignoni così grossi, gli rispondo che ho un 29 ma non la compact e intavoliamo altri discorsi.
Ritorno a casa considerando che in fin dei conti anche la bici fa la sua bella parte in una prestazione decente, se non per il peso, almeno per la varietà di rapporti e la facilità nel cambiarli.