Il sistema è quello, basti pensare che i mammiferi sulla terra sono al 60% animali da reddito, noi siamo al 36% e un misero 4% per il selvatico. Ovviamente è tutto sbilanciato per far mangiare quel 36%, ma in un modo che non è economico e sotenibile, perché coltivando la soia e altro che viene utilizzato per i mangimi animali (è bene ricordarlo, che la quasi totalità della soia viene prodotta non per i vegani, ma per nutrire animali) si sfamerebbero più persone, con un impatto molto minore sulle emissioni. Certo, sarebbe sempre una produzione di massa, ma come io con il mio orto non potrei mettere a tavola 100 persone, la proporzione è la stessa: per far mangiare la popolazione mondiale, l'agricoltura sarà per forza intensiva.
A questo punto della nostra storia evolutiva, bisogna però capire che bisognerà scegliere il male minore e la via meno impattante, anche perché come gli studiosi confermano, al momento per ristabilire un equilibrio, bisognerebbe destinare metà del pianeta alle risorse naturali (consiglio sempre di leggere "Half-Earth: Our Planet's Fight for Life" che al riguardo è illuminante e tremendamente e crudamente realistico).
Forse non tutti sanno che Singapore è stato il primo paese al mondo, nel dicembre 2020, ad autorizzare la vendita di carne coltivata (o cellulare), prodotta da cellule animali senza macellazione, in un progetto approvato dalla Singapore Food Agency (SFA). La motivazione è stata quanto di più semplice si possa immaginare: il sistema attuale della produzione di carne non è sostenibile, dobbiamo dare un futuro al pianeta e a noi stessi se vogliamo che le cose cambino. Domani sarà troppo tardi.
So che è un paragone azzardato, ma ad es. in Italia ci sono più del doppio di macelli rispetto agli ospedali. Chiaro che in primis la gente va nutrita, e si spera che quella che deve essere curata sia meno, e ciò giustificherebbe un rapporto così sbilanciato. Ma il nodo è tutto lì: quanto si investe in una e quanto nell'altra? Perché le persone le puoi nutrire anche in un modo meno impattante, ma per curarle la strada è una sola, anche passando per la ricerca che in Italia è diventata ormai di secondo piano.