Ciclismo e vegetarianesimo

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Comunque in generale sul fatto che una produzione industriale di massa, che si tratti di mucche, uova, pomodori, cotone etc di ecologico e sostenibile ha ben poco, non c'è nulla da fare. D'altra parte nel 2026 con una società sempre più grande e frenetica non possiamo neanche pretendere che ognuno si coltivi il suo orticello e allevi le sue galline come facevano i miei nonni
Personalmente cerco di scegliere il male minore, anche io sono lontano dall'essere perfetto da questo punto di vista e mi rendo conto che il mio piccolo contributo è la classica goccia nell'oceano, ma in ogni caso cerco di fare quelle che mi sembrano le scelte "meno peggio".
 

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Maglia Amarillo
3 Gennaio 2008
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Il sistema è quello, basti pensare che i mammiferi sulla terra sono al 60% animali da reddito, noi siamo al 36% e un misero 4% per il selvatico. Ovviamente è tutto sbilanciato per far mangiare quel 36%, ma in un modo che non è economico e sotenibile, perché coltivando la soia e altro che viene utilizzato per i mangimi animali (è bene ricordarlo, che la quasi totalità della soia viene prodotta non per i vegani, ma per nutrire animali) si sfamerebbero più persone, con un impatto molto minore sulle emissioni. Certo, sarebbe sempre una produzione di massa, ma come io con il mio orto non potrei mettere a tavola 100 persone, la proporzione è la stessa: per far mangiare la popolazione mondiale, l'agricoltura sarà per forza intensiva.

A questo punto della nostra storia evolutiva, bisogna però capire che bisognerà scegliere il male minore e la via meno impattante, anche perché come gli studiosi confermano, al momento per ristabilire un equilibrio, bisognerebbe destinare metà del pianeta alle risorse naturali (consiglio sempre di leggere "Half-Earth: Our Planet's Fight for Life" che al riguardo è illuminante e tremendamente e crudamente realistico).

Forse non tutti sanno che Singapore è stato il primo paese al mondo, nel dicembre 2020, ad autorizzare la vendita di carne coltivata (o cellulare), prodotta da cellule animali senza macellazione, in un progetto approvato dalla Singapore Food Agency (SFA). La motivazione è stata quanto di più semplice si possa immaginare: il sistema attuale della produzione di carne non è sostenibile, dobbiamo dare un futuro al pianeta e a noi stessi se vogliamo che le cose cambino. Domani sarà troppo tardi.

So che è un paragone azzardato, ma ad es. in Italia ci sono più del doppio di macelli rispetto agli ospedali. Chiaro che in primis la gente va nutrita, e si spera che quella che deve essere curata sia meno, e ciò giustificherebbe un rapporto così sbilanciato. Ma il nodo è tutto lì: quanto si investe in una e quanto nell'altra? Perché le persone le puoi nutrire anche in un modo meno impattante, ma per curarle la strada è una sola, anche passando per la ricerca che in Italia è diventata ormai di secondo piano.
 
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Maglia Amarillo
3 Gennaio 2008
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Quando devi sfamare miliardi di persone che tu lo faccia con un pollo o con un fagiolo stai tranquillo che l'ambiente non ne trae beneficio.
E se da una parte ci sarà una multinazionale che spinge per il mangime dall'altra ce ne sarà una per il concime perchè alla fine anche il semplice fagiolo deve generare profitto specie quando devi produrne tanti. o-o
Come ho spiegato, con il semplice fagiolo sfami molte più persone, l'assurdo e antieconomico è coltivare enormi quantità di quel fagiolo per nutrire animali (e quindi acqua, concimi, inquinamento ambientale, deforestazione etc.) per poi aver bisogno di ulteriore acqua, per poi generare ulteriore inquinamento ambientale, emissioni dannose, deforestazione, per allevare gli animali. Vero che nessuna scelta non ha un impatto zero, ma così si inquina due volte, e quindi è la logica a definire che il sistema attuale non sia tollerabile.
 

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Come ho spiegato, con il semplice fagiolo sfami molte più persone, l'assurdo e antieconomico è coltivare enormi quantità di quel fagiolo per nutrire animali (e quindi acqua, concimi, inquinamento ambientale, deforestazione etc.) per poi aver bisogno di ulteriore acqua, per poi generare ulteriore inquinamento ambientale, emissioni dannose, deforestazione, per allevare gli animali. Vero che nessuna scelta non ha un impatto zero, ma così si inquina due volte, e quindi è la logica a definire che il sistema attuale non sia tollerabile.
andiamo ancora più OT, ma per me è stato illuminante vedere il documentario "il sale della terra" di Wenders sul fotografo Salgado. Se non conoscete la storia della tenuta di famiglia, in breve: Salgado, assieme alla moglie, hanno iniziato nei primi anni 2000 a riforestare i loro terreni, divenuti aridi dopo che erano stati utilizzati per l'allevamento di bestiame.
Questo il risultato:

1777968679425.png
 

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Maglia Amarillo
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andiamo ancora più OT, ma per me è stato illuminante vedere il documentario "il sale della terra" di Wenders sul fotografo Salgado. Se non conoscete la storia della tenuta di famiglia, in breve: Salgado, assieme alla moglie, hanno iniziato nei primi anni 2000 a riforestare i loro terreni, divenuti aridi dopo che erano stati utilizzati per l'allevamento di bestiame.
Questo il risultato:

Vedi l'allegato 519155
Hai fatto bene a citare questo esempio, anche perché appunto parliamo del Brasile, dove la deforestazione a favore degli allevamenti intensivi è una piaga dilagante. E genera "mostruosità" come quella della bresaola della Valtellina che usa in buona parte carne brasiliana, e poi si definisce IGP...
E anche lì, non capisco come mai chi consuma abitualmente carne e prodotti derivati dalla stessa, non si senta preso in giro da una cosa del genere.
 
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