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Come vi siete allenati con le PowerCranks?
Testo
<blockquote data-quote="all_i_need_is_bike" data-source="post: 1041148" data-attributes="member: 5183"><p>Concordo, all'aumentare della resistenza sui pedali si riduce la velocità di rotazione del movimento centrale e pertanto è più facile ripetere il gesto. Probabilmente questa è la fase in cui riesco a "sentire" meglio la pedalata lungo tutta la circonferenza.</p><p></p><p>Sicuramente l'impegno cardiaco è più elevato rispetto all'uso delle pedivelle tradizionali, in particolare ad elevati regimi di rpm; non so se è dovuto a (parziale) adattamento a seguito di utilizzo estensivo, ma ultimamente la frequenza cardiaca media è un po' più bassa rispetto ai primi 2 mesi di utilizzo, anche se la differenza non è ancora così sensibile (cioè le pulsazioni restano abbastanza alte).</p><p>Sto però imparando a fare giri di recupero a pulsazioni cardiache ridotte, anche facendo agilità.</p><p></p><p>Ne sono convinto, infatti anche quando concludo l'uscita abbastanza "distrutto", dopo soli 15 minuti la muscolatura sembra non risentire troppo degli effetti dell'allenamento appena concluso. Da circa un mese a questa parte la stanchezza è un po' aumentata, forse perchè ho introdotto esercitazioni più pesanti (cui non mi sono ancora completamente adattato) o forse perchè ora riesco a viaggiare a regimi di rpm praticamente simili a quelli delle pedivelle tradizionali (almeno fino alle 4-5 ore, e anche a questo forse non sono completamente abituato).</p><p>Ho trovato utile (anche se decisamente impegnativo dal punto di vista cardio-circolatorio) fare agilità a basso carico in alcune porzioni dei tratti in discesa (su tratti sempre più lunghi al crescere della "esperienza" maturata). In pianura invece alterno molto i rapporti, con un'occhio al mantenimento del corretto impegno cardiaco, anche se ormai a regime viaggio senza problemi fra le 95 e le 100 rpm.</p><p></p><p>L'anno scorso avevo lavorato abbastanza sulla tecnica di pedalata dedicando buone porzioni delle uscite di recupero al pedalare con una gamba alla volta.</p><p>Anche con le PC di tanto in tanto inserisco tratti in cui alterno le gambe, ed in effetti quando ritorno alla pedalata "normale" ho anch'io la sensazione di una pedalata più efficace, probabilmente perchè isolare il gesto della singola gamba focalizza ancor più l'attenzione su come esso viene effettuato.</p><p>Effetto identico o comunque molto simile lo ottengo dopo aver fatto una porzione in "dolphin style" (pedivelle parallele).</p><p> </p><p>Il vantaggio che mi sembra di aver acquisito è che adesso non c'è mai un rapporto troppo duro da spingere... anche indurendo il rapporto di un paio di denti trovo abbastanza semplice riportarmi al precedente regime di rpm e mantenere la velocità che ne deriva, sia in salita che in pianura.</p><p> </p><p>Una osservazione: mentre nella prima fase di utilizzo per velocizzare il gesto dovevo "pensare" a fare salire la gamba, ora per ottenere lo stesso risultato devo "pensare" a spingere avanti al pms e indietro al pmi; spesso ciò mi viene abbastanza automatico, ma se ci penso il movimento è molto più efficacie... evidentemente necessito ancora di molta pratica per poter dire di aver acquisito il gesto.</p><p>Nelle giornate in cui la gamba non è al massimo (che a me equivale a non riuscire a fare agilità in scioltezza) riesco ad ottenere comunque delle buone velocità "imponendomi" questo tipo di pedalata (spingere avanti al pms e indietro al pmi).</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="all_i_need_is_bike, post: 1041148, member: 5183"] Concordo, all'aumentare della resistenza sui pedali si riduce la velocità di rotazione del movimento centrale e pertanto è più facile ripetere il gesto. Probabilmente questa è la fase in cui riesco a "sentire" meglio la pedalata lungo tutta la circonferenza. Sicuramente l'impegno cardiaco è più elevato rispetto all'uso delle pedivelle tradizionali, in particolare ad elevati regimi di rpm; non so se è dovuto a (parziale) adattamento a seguito di utilizzo estensivo, ma ultimamente la frequenza cardiaca media è un po' più bassa rispetto ai primi 2 mesi di utilizzo, anche se la differenza non è ancora così sensibile (cioè le pulsazioni restano abbastanza alte). Sto però imparando a fare giri di recupero a pulsazioni cardiache ridotte, anche facendo agilità. Ne sono convinto, infatti anche quando concludo l'uscita abbastanza "distrutto", dopo soli 15 minuti la muscolatura sembra non risentire troppo degli effetti dell'allenamento appena concluso. Da circa un mese a questa parte la stanchezza è un po' aumentata, forse perchè ho introdotto esercitazioni più pesanti (cui non mi sono ancora completamente adattato) o forse perchè ora riesco a viaggiare a regimi di rpm praticamente simili a quelli delle pedivelle tradizionali (almeno fino alle 4-5 ore, e anche a questo forse non sono completamente abituato). Ho trovato utile (anche se decisamente impegnativo dal punto di vista cardio-circolatorio) fare agilità a basso carico in alcune porzioni dei tratti in discesa (su tratti sempre più lunghi al crescere della "esperienza" maturata). In pianura invece alterno molto i rapporti, con un'occhio al mantenimento del corretto impegno cardiaco, anche se ormai a regime viaggio senza problemi fra le 95 e le 100 rpm. L'anno scorso avevo lavorato abbastanza sulla tecnica di pedalata dedicando buone porzioni delle uscite di recupero al pedalare con una gamba alla volta. Anche con le PC di tanto in tanto inserisco tratti in cui alterno le gambe, ed in effetti quando ritorno alla pedalata "normale" ho anch'io la sensazione di una pedalata più efficace, probabilmente perchè isolare il gesto della singola gamba focalizza ancor più l'attenzione su come esso viene effettuato. Effetto identico o comunque molto simile lo ottengo dopo aver fatto una porzione in "dolphin style" (pedivelle parallele). Il vantaggio che mi sembra di aver acquisito è che adesso non c'è mai un rapporto troppo duro da spingere... anche indurendo il rapporto di un paio di denti trovo abbastanza semplice riportarmi al precedente regime di rpm e mantenere la velocità che ne deriva, sia in salita che in pianura. Una osservazione: mentre nella prima fase di utilizzo per velocizzare il gesto dovevo "pensare" a fare salire la gamba, ora per ottenere lo stesso risultato devo "pensare" a spingere avanti al pms e indietro al pmi; spesso ciò mi viene abbastanza automatico, ma se ci penso il movimento è molto più efficacie... evidentemente necessito ancora di molta pratica per poter dire di aver acquisito il gesto. Nelle giornate in cui la gamba non è al massimo (che a me equivale a non riuscire a fare agilità in scioltezza) riesco ad ottenere comunque delle buone velocità "imponendomi" questo tipo di pedalata (spingere avanti al pms e indietro al pmi). [/QUOTE]
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