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Metodologie di allenamento
Forza o agilità?
Testo
<blockquote data-quote="Roberto Massa" data-source="post: 3234276" data-attributes="member: 20890"><p><a href="http://www.aboc.com.au/tips-and-hints/why-we-dont-use-strength-endurance-anymore" target="_blank">http://www.aboc.com.au/tips-and-hints/why-we-dont-use-strength-endurance-anymore</a> : tutto si base su relazioni forza/cadenza (coppie torcenti). </p><p></p><p>Questo si può notare con altre analisi dati e prestazioni, ovviamente per analizzare i livelli di forza si deve partire da questo dato o desumendolo algebricamente dalla potenza/velocità (impreciso ma fattibile con qualsiasi mis di potenza) o con mis di forza (più preciso e con campionamenti dati che spesso superano i 50Hz).</p><p></p><p>La potenza è intensità ed è l'unico riferimento lineare che lega input ed output anche metabolico.</p><p></p><p>Nel pedalare l'azione è una coppia torcente (per essere precisi sono 2, sx e dx) applicata/e ad un movimento circolare e ciclico, ciò comporta che vi sia una componente di velocità.</p><p>Le SFR sono nate con il presupposto (allora non misurabile) che riducendo rpm si aumentasse la forza necessaria. Le primitive SFR erano svolte in pianura a 65-70 rpm poi lo stesso principio è stato "traslato" in lavori su salita, anche qui presupponendo che riducendo ulteriormente la cadenza (e velocità di contrazione muscolo) si potesse lavorare su un reclutamento muscolare diverso (anche nella tipologia delle fibre).</p><p>Il problema di questa tipologia di carico è che agli effetti "numerici" si lavora sui livelli di forza superiori ma con coppie torcenti non utili alle reali prestazioni necessarie.</p><p>Non siamo macchine (o motori) e l'espressione di coppia torcente è limitata ed ottimale (sia pur allenabile) a ristretti e non infiniti valori di coppie torcenti: uscire da un limite utile di forza/velocità comporta un allenamento aspecifico e che non necessariamente può fornire un aiuto alla prestazione quando richiesta (es la nostra salita a 70 rpm se quella è approssimativamente la cadenza che abbiamo scelto senza imporci alcun tipo di lavoro sulla cadenza stessa). Perchè non necessariamente? Perchè per certi atleti un lavoro anche di questo tipo (apsecifico) può creare beneficio (= "tutto fa brodo" ed è meglio di nulla).</p><p></p><p>Perchè quindi 55-60 rpm e non meno? perchè lavorando a determinate intensità (potenza, ed accettando la sempre presente latenza/imprecisione variabile output, anche con FC) si riesce a lavorare in un ambito di coppia torcente "limite" che permette una cadenza accettabile (velocità) senza compromettere l'applicazione di forza sui pedali (ripeto, invito a confrontare la vs spinta sui pedali tra un azione "tradizionale" ed una forzatamente a bassa cadenza).</p><p>Non è quanta forza che abbiamo a disposizione che ci limita, ma il COME (velocità e direzione) la imprimiamo sui pedali (e a determinate intansità, per QUANTO tempo riusciamo a mantenere quelle relazioni forza/velocità...).</p><p></p><p>Da notare che i migliori atleti in genere sono quelli che riescono ad esprimere intensità submassimali (= attorno e oltre FTP) indistintamente dalla cadenza, a patto che questa rientri in ambiti di specificità (es per uno stradista ~65-120 rpm).</p><p>Morale? allenare la propria forza non considerandola come un elemento a sè stante (non stiamo sollevano pesi ad una macchina) ma considerando sempre che questa forza è applicata con determinate velocità (specifiche).</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Roberto Massa, post: 3234276, member: 20890"] [URL]http://www.aboc.com.au/tips-and-hints/why-we-dont-use-strength-endurance-anymore[/URL] : tutto si base su relazioni forza/cadenza (coppie torcenti). Questo si può notare con altre analisi dati e prestazioni, ovviamente per analizzare i livelli di forza si deve partire da questo dato o desumendolo algebricamente dalla potenza/velocità (impreciso ma fattibile con qualsiasi mis di potenza) o con mis di forza (più preciso e con campionamenti dati che spesso superano i 50Hz). La potenza è intensità ed è l'unico riferimento lineare che lega input ed output anche metabolico. Nel pedalare l'azione è una coppia torcente (per essere precisi sono 2, sx e dx) applicata/e ad un movimento circolare e ciclico, ciò comporta che vi sia una componente di velocità. Le SFR sono nate con il presupposto (allora non misurabile) che riducendo rpm si aumentasse la forza necessaria. Le primitive SFR erano svolte in pianura a 65-70 rpm poi lo stesso principio è stato "traslato" in lavori su salita, anche qui presupponendo che riducendo ulteriormente la cadenza (e velocità di contrazione muscolo) si potesse lavorare su un reclutamento muscolare diverso (anche nella tipologia delle fibre). Il problema di questa tipologia di carico è che agli effetti "numerici" si lavora sui livelli di forza superiori ma con coppie torcenti non utili alle reali prestazioni necessarie. Non siamo macchine (o motori) e l'espressione di coppia torcente è limitata ed ottimale (sia pur allenabile) a ristretti e non infiniti valori di coppie torcenti: uscire da un limite utile di forza/velocità comporta un allenamento aspecifico e che non necessariamente può fornire un aiuto alla prestazione quando richiesta (es la nostra salita a 70 rpm se quella è approssimativamente la cadenza che abbiamo scelto senza imporci alcun tipo di lavoro sulla cadenza stessa). Perchè non necessariamente? Perchè per certi atleti un lavoro anche di questo tipo (apsecifico) può creare beneficio (= "tutto fa brodo" ed è meglio di nulla). Perchè quindi 55-60 rpm e non meno? perchè lavorando a determinate intensità (potenza, ed accettando la sempre presente latenza/imprecisione variabile output, anche con FC) si riesce a lavorare in un ambito di coppia torcente "limite" che permette una cadenza accettabile (velocità) senza compromettere l'applicazione di forza sui pedali (ripeto, invito a confrontare la vs spinta sui pedali tra un azione "tradizionale" ed una forzatamente a bassa cadenza). Non è quanta forza che abbiamo a disposizione che ci limita, ma il COME (velocità e direzione) la imprimiamo sui pedali (e a determinate intansità, per QUANTO tempo riusciamo a mantenere quelle relazioni forza/velocità...). Da notare che i migliori atleti in genere sono quelli che riescono ad esprimere intensità submassimali (= attorno e oltre FTP) indistintamente dalla cadenza, a patto che questa rientri in ambiti di specificità (es per uno stradista ~65-120 rpm). Morale? allenare la propria forza non considerandola come un elemento a sè stante (non stiamo sollevano pesi ad una macchina) ma considerando sempre che questa forza è applicata con determinate velocità (specifiche). [/QUOTE]
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