Mah se troco l'articolo lo posto volentieri....comunque avevo letto su una rivista scientifica online che praticamente la frequenza cardiaca sia a riposo che sotto sforzo era un dato indipendente dalla condizione fisica dell'atleta e soprattutto era completamente indipendente dalla prestazione finale ottenuta.....
Detto questo, io l penso diversamente........tutti gli atleti di un certo calibro, a riposo hanno battiti bassissimi....
Sul fatto che il numero di battiti cardiaci min e max nulla c'entrino con la prestazione finale ottenuta e ottenibile siamo d'accordo.
Che però con l'allenamento i battiti a riposo scendano è noto.
Il cuore è un muscolo e come tale, se "allenato", è in grado di pompare la stessa quantità di sangue utilizzando meno battiti (ovvero ci mette più tempo a "riempirsi").
Quello che non conta è il valore assoluto in sè.
Il fatto che un atleta parta da 75 BPM a riposo e un altro bradicardico parta da 55 BPM non vuol dire che il secondo andrà più forte del primo : non c'è relazione.
In quanto a statistiche da quanto mi è dato sapere la frequenza a riposo per gli uomini è in media di circa 72 BPM, mentre per le donne è circa 75 BPM.
Sotto i 60 BPM a riposo si è considerati bradicardici. Il che non vuol dire che sia una patologia, specialmente se la bradicardia si è raggiunta con l'allenamento fisico. In fatto di fenomeni, Indurain aveva 28 BPM a riposo, Coppi e Pantani 34 BPM.
Sopra i 90 BPM a riposo si è considerati tachicardici.
In situazione di debilitazione fisica, stress, scarso riposo è possibile che la frequenza a riposo aumenti o addirittura diminuisca anche più del 10%, ma se la cosa è passeggera non c'è da preoccuparsi.
Massimo