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Heat training
Testo
<blockquote data-quote="all_i_need_is_bike" data-source="post: 7735776" data-attributes="member: 5183"><p>Direi tutto corretto.</p><p>Ma questi aspetti funzionano esattamente allo stesso modo per me che devo "sopravvivere" al meglio possibile alla Fausto Coppi (granfondo a caso, citata solo perché solitamente molto calda e parecchio lunga). O per me che devo fare un mini viaggio estivo in bici, costretto ad espormi a qualche giorno di condizioni ambientali sfavorevoli.</p><p>Fisiologicamente c'è anche un effetto sul metabolismo dei carboidrati, aspetto che condiziona ovviamente la capacità di prestazione. E potenzialmente altri stimoli, sostanzialmente di compensazione, che hanno più senso (questi sì) in soggetti che hanno già ridotto la propria adattabilità allo stimolo allenante (come sempre l'esposizione mirata su periodi di durata sufficiente corregge la risposta acuta tramite modifica cronica di qualche aspetto).</p><p></p><p>Ora ci sono anche gli strumenti; e comunque, anche senza questi, non fai davvero cose a caso se monitori una serie di parametri di risposta, anche soggettivi. Se poi mi dici che senza una batteria di strumenti da laboratorio non puoi fare nulla lo accetto, ma non sono del tutto d'accordo.</p><p></p><p>Per questo si aggiunge in modo molto progressivo. E per questo può essere utile adattarvisi.</p><p></p><p>Anche 5 ore di allenamento sono verosimilmente controproducenti per la salute di alcuni individui. Ma detto così è un discorso un po' generico.</p><p></p><p>Quindi, come scritto, escluderesti sessioni progressive con stimolo termico aggiuntivo perché è potenzialmente dannoso, ma non ti preoccuperesti della partecipazione a un generico evento nelle medesime condizioni ambientali a cui non ci si è esposti in modo mirato precedentemente (anche se questo è solo il primo livello di un ipotetico heat training - che ovviamente non è accendere al massimo il riscaldamento indossando due maglioni, un cappotto e i guanti invernali e poi salire sui rulli)?</p><p></p><p>Boh, un'idea dello stimolo ce l'hai, e parametri di risposta (anche soggettivi) un'idea di come stanno andando le cose te la danno (anche a prescindere dalla valutazione precisa dello stimolo - almeno al primo livello di un ipotetico heat training). Ma non sono qui per convincere nessuno :)</p><p></p><p>Non sono del tutto d'accordo, ma accetto la tua osservazione.</p><p></p><p>La domanda era un po' troppo generica, essendo heat training non un metodo in sé ma al limite una pratica tramite cui ottenere una serie di risposte allo stimolo. Che, a seconda di ciò a cui si fa riferimento, può non essere affatto marginale o ultra specifico.</p><p></p><p>Forse, quando se ne parla, sarebbe meglio definire prima in modo più preciso cosa si vorrebbe ottenere.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="all_i_need_is_bike, post: 7735776, member: 5183"] Direi tutto corretto. Ma questi aspetti funzionano esattamente allo stesso modo per me che devo "sopravvivere" al meglio possibile alla Fausto Coppi (granfondo a caso, citata solo perché solitamente molto calda e parecchio lunga). O per me che devo fare un mini viaggio estivo in bici, costretto ad espormi a qualche giorno di condizioni ambientali sfavorevoli. Fisiologicamente c'è anche un effetto sul metabolismo dei carboidrati, aspetto che condiziona ovviamente la capacità di prestazione. E potenzialmente altri stimoli, sostanzialmente di compensazione, che hanno più senso (questi sì) in soggetti che hanno già ridotto la propria adattabilità allo stimolo allenante (come sempre l'esposizione mirata su periodi di durata sufficiente corregge la risposta acuta tramite modifica cronica di qualche aspetto). Ora ci sono anche gli strumenti; e comunque, anche senza questi, non fai davvero cose a caso se monitori una serie di parametri di risposta, anche soggettivi. Se poi mi dici che senza una batteria di strumenti da laboratorio non puoi fare nulla lo accetto, ma non sono del tutto d'accordo. Per questo si aggiunge in modo molto progressivo. E per questo può essere utile adattarvisi. Anche 5 ore di allenamento sono verosimilmente controproducenti per la salute di alcuni individui. Ma detto così è un discorso un po' generico. Quindi, come scritto, escluderesti sessioni progressive con stimolo termico aggiuntivo perché è potenzialmente dannoso, ma non ti preoccuperesti della partecipazione a un generico evento nelle medesime condizioni ambientali a cui non ci si è esposti in modo mirato precedentemente (anche se questo è solo il primo livello di un ipotetico heat training - che ovviamente non è accendere al massimo il riscaldamento indossando due maglioni, un cappotto e i guanti invernali e poi salire sui rulli)? Boh, un'idea dello stimolo ce l'hai, e parametri di risposta (anche soggettivi) un'idea di come stanno andando le cose te la danno (anche a prescindere dalla valutazione precisa dello stimolo - almeno al primo livello di un ipotetico heat training). Ma non sono qui per convincere nessuno :) Non sono del tutto d'accordo, ma accetto la tua osservazione. La domanda era un po' troppo generica, essendo heat training non un metodo in sé ma al limite una pratica tramite cui ottenere una serie di risposte allo stimolo. Che, a seconda di ciò a cui si fa riferimento, può non essere affatto marginale o ultra specifico. Forse, quando se ne parla, sarebbe meglio definire prima in modo più preciso cosa si vorrebbe ottenere. [/QUOTE]
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