CiaoCIAUUU scico
Allora…
Perché ho scelto la CERVELO S5 2026 per il mio nuovo bike project?
Perché è una bici che mi piace un sacco esteticamente, per la sua geometria e per i contenuti tecnologici.
ESTETICA…
Tra le aerobike in commercio è quella che mi ha colpito di più per l’integrazione aerodinamica complessiva, con i passaggi ruota estremamente ravvicinati e il suo particolare manubrio V-stem concept. A completare il tutto, ho voluto aggiungere un tocco mio personale con delle decal custom olografiche, giusto per spezzare un po' il nero del carbonio e creare un bel gioco di riflessi sotto la luce del sole, richiamate all'anteriore dalle sfumature Oil Slick del nastro manubrio Supacaz.
GEOMETRIA…
È forse l’unica aerobike che ha mantenuto un angolo piantone non eccessivamente dritto (73°).
Questa caratteristica, abbinata al reggisella dritto (0mm offset) e alla sella PROLOGO CHOICE, che ha un carrello molto lungo (dalla foto non si vede perché lo scafo intorno al carrello è carenato) e una struttura completamente piatta, mi ha permesso di gestire la sella un pochino più avanzata per il mio assetto aero. Il tutto rimanendo perfettamente centrato sulla testa del reggisella rispetto alla sua lunghezza complessiva (240mm) e perfettamente in bolla.
Vedo in altri marchi la tendenza di mercato ad avere angoli piantone molto più verticali (74-75°). Su telai di questa dimensione (taglia 56) angoli così verticali cominciano a essere davvero tanto dritti. Con un reggisella dritto di default, questo diventa un problema per il centraggio della sella se non esiste una versione arretrata del componente (il reggisella CERVELO SP34 CARBON esiste sia in versione 0mm che 15mm offset). In quei casi si vede spesso la sella tutta scarrellata indietro per non eccedere nell’avanzamento complessivo... Un pochino più avanti ok, ma troppo avanti non va bene.
Ho scelto la taglia 56 con manubrio integrato CERVELO HB19 CARBON 130mm | 400-440mm c-c, perché una taglia 58 sarebbe stata troppo alta davanti per l’assetto cabrato che volevo realizzare. Su questa 56 sto a battuta, senza distanziali sotto il manubrio.
COMPONENTISTICA E ASSETTO…
Usando un telaio più compatto e avendo una sella un pochino più avanzata, ho scelto il nuovo gruppo SRAM RED AXS E1 DISC 12s, che ha comandi molto più distensivi nell'impugnatura rispetto agli altri gruppi.
Seguendo il flare nativo del manubrio (7°), i pomelli anteriori dei comandi chiudono un pochino a freccia sull’avanti. Combinato con la forma palmare del manubrio, questo assetto mi permette un appoggio ideale del palmo della mano sopra il pomello del comando e della prima parte dell’avambraccio sulla parte sommitale del manubrio, assumendo una posizione simil-crono, come se avessi delle prolunghe sprint.
/!\ ATTENZIONE: Vedo in giro a volte dei veri e propri eccessi sulla chiusura dei comandi. Il comando deve seguire il flare del manubrio, non esagerate! Ok l’aerodinamica, ma i comandi esageratamente chiusi possono diventare pericolosi sulle strade di tutti i giorni se dovete fare una frenata d’emergenza. Vi ritrovereste con una superficie di appoggio anteriore molto ristretta e i polsi che chiudono troppo; è un attimo che il manubrio vi si chiuda e finiate per terra.
Come già scritto, il setting della sella un pochino più avanzata si combina con la pedivella più corta (165.0mm). Questa mi permette di riaprire sia l’angolo al ginocchio (avanzando la sella con una pedivella più lunga l’angolo si chiuderebbe troppo al Punto Morto Superiore) sia l’angolo tra anca e busto. Il risultato è un assetto più cabrato sull’anteriore senza sacrificare la respirazione, senza comprimere il diaframma e senza compromettere l’articolazione delle ginocchia.
/!\ ATTENZIONE: La pedivella più corta e la sella più avanzata sono stratagemmi geometrici per aprire specifici angoli alla ricerca di un assetto aero più estremizzato. Ma si devono avere due premesse fondamentali: una grande mobilità di schiena e una grande agilità. Se non si hanno queste caratteristiche, semplicemente l’assetto più cabrato provocherà sovraccarichi e diventerà controproducente, sia per la performance che per la salute articolare e muscolare.
Visto l’uso della pedivella più corta (165.0mm), che riduce il braccio di leva ma favorisce l'agilità e l'apertura degli angoli articolari, ho scelto corone più grandi (52x39) combinate con un pacco pignoni 10/36 (10-11-12-13-15-17-19-21-24-28-32-36). Questa combinazione serve a ottimizzare la cinematica del "giro catena": la corona da 52 compensa la pedivella corta ripristinando un'ottima inerzia sui rapporti lunghi e, lavorando su diametri maggiori, riduce la tensione lineare e la curvatura della catena. Questo abbatte gli attriti meccanici e garantisce una fluidità superiore ad alte velocità.
A livello di sviluppi metrici puri (come pura equivalenza matematica di rapporto):
Per le mie necessità personali è una scala ideale.
- Sul lungo: un 52x10 garantisce uno sviluppo metrico equivalente a un 57x11 (rapporto 5.20 vs 5.18).
- Sul corto: un 39x36 si comporta in modo analogo a un 35x32 (rapporto 1.08 vs 1.09).
CONTENUTI TECNOLOGICI…
È una bici aero curata in tutta la fluidodinamica delle superfici che lambiscono il telaio e le ruote.
L’aerodinamica della bici non è solo Cx di penetrazione pura del mezzo, ma gestione dei flussi. Bisogna evitare che lo strato limite (il flusso d'aria a contatto con le tubazioni) si stacchi dalle superfici. Quando il flusso se ne separa, si genera un vero e proprio stallo aerodinamico che crea vortici e micro-controturbolenze nella zona posteriore dei profili. Immaginate queste controturbolenze come un aumento virtuale della reale superficie d’impatto della bici contro l’aria: inevitabilmente frenano la scorrevolezza ad alta velocità e quindi bruciano Watt.
Poi, la sola bici aero non basta per guadagnare performance. Bisogna combinarla con il corretto assetto biomeccanico, in un bilanciamento di compromessi tra efficienza della pedalata rotonda (spinta e richiamo), penetrazione all’aria della figura dell’atleta, mobilità diaframmatica per massimizzare la respirazione e salvaguardia articolare.
PESI…
Per essere un'aerobike, i pesi reali alla bilancia mi hanno stupito. Ho voluto fare una "pazzia" per questo progetto 2026 e avere a disposizione tre profili diversi per le CAMPAGNOLO BORA ULTRA WTO (45, 60 e 80) così da poter combinare le ruote (es. 45-45, 45-60, 60-60, 60-80, 80-80) e adattarle al meglio in base al vento e al percorso.
I pesi reali delle due configurazioni "limite", compresi i pedali, sono questi:
Sulle 80 ho tenuto volutamente le camere standard. Su un profilo del genere, destinato alla pianura e alle alte velocità, un filo di massa perimetrale in più fa comodo: aumenta l'effetto volano e l'inerzia una volta lanciata la ruota, aiutando a mantenere la velocità di crociera. Sulle 45 da salita e rilancio, invece, la priorità è togliere peso rotante in periferia, ed ecco il perché delle REVOLOOP.
- Configurazione Flat/Aero (Bora Ultra WTO 80 + camere standard + pedali): 7.5 kg
- Configurazione Climb/Mix (Bora Ultra WTO 45 + camere REVOLOOP + pedali): 7.0 kg
CIAUUU
Juri (JFB'07)
Si nota la grandissima opera di studio ed analisi progettuale, nonché lavoro di sintesi per arrivare alla bici "finita" senza lasciare nulla al caso....
A me piace moltissimo!



.... chissà...