La Rai e il Giro (commenti, critiche...)

dinute

Maglia Iridata
13 Maggio 2009
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Stucchevole Fabretti oggi : ma chi è per pontificare da un microfono che le tappe lunghe fanno schifo, che il ciclismo deve cambiare, che tutto deve essere adattato ai palinsesti televisivi come hanno già fatto pallavolo ( con la revisione del cambiopalla ) e tennis ( con il tie break ) ?
Entrato da un giorno nel mondo ciclistico "televisivo", qualcuno gli ha detto che, per esempio, le classiche monumento sfiorano i 300 km ? E che si chiama Giro d' Italia perché attraversa tante regioni del Belpaese ? E se gli fanno delle belle tappe di 120 km per vedere arena, lacrime e sangue tra i corridori il Giro va a finire che attraversa 4 regioni ? Per lui l' importante sono i tempi televisivi, tutto il resto è noia, 21 tappe corte dove ovviamente i corridori devono correre con il coltello tra i denti, sfinirsi per la gloria televisa di mamma Rai....che è così sul pezzo che si perde gli ultimi 3 km e riprende la diretta di tappa a 900 metri dall' arrivo ....Sacrosanto il ma vaffa ( tra i denti ) di Vegni a questo alieno planato da Marte...
Fabretti è incommentabile. Solo paragonare uno sport di prestazione con sport tecnici di squadra vuol dire non sapere nemmeno di cosa si sta parlando.
Se a Fabretti stanno tanto a cuore i tempi televisivi possono comprare i diritti delle sei giorni, le gare durano 15 minuti e fanno uno sprint ogni km, in tutto due ore di spettacolo e velocità.

Ricordo che le televisioni, per i loro tempi televisivi, hanno distrutto lo sci da fondo che era uno sport "lento" come il ciclismo su strada. Per venderlo si sono inventati gare da 5 km e non lo guarda più nessuno.

L'argomento è stato toccato anche dal trio di eurosport ma sia per Belli sia per Magrini il ciclismo su strada rimane uno sport di resistenza
 

Shinkansen

Xeneize
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Bici
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A me le tappe lunghe di pianura non piacciono, non le guardo ma penso abbiano un loro perché nell'economia della corsa sia per chi punta a vincerle che per gli uomini di classifica che "ricaricano"le batterie.
Magari sbaglio a pensarla così e solo cambiando il format se ne può avere la riprova.
Neanche a me interessano più di tanto. È come vedere un film dove conosci il finale, solo che nel film ti diverti di più. Ormai il gruppo non sbaglia quasi più i calcoli e con precisione cronometrica va a prendere i fuggitivi ai meno otto. Quando ceffano tengo sempre per i fuggitivi e spero che ce la facciano e mi dispiace un sacco quando li riprendono all'ultimo chilometro. Quelle per me sono le tappe interessanti. Di solito guardo gli ultimi trenta chilometri, anche in registrata.
 
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Ser pecora

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Il cambiamento fa parte dell'evoluzione in tutti gli ambiti.

In particolare nel ciclismo, che è passato da 6 tappe da 350km con le cronache sui giornali, alle radiocronache per 11 tappe da 250km ai giri da meno di 3000km, quando 50 anni fa erano da 5000....che esista un "vero" ciclismo è una distorsione delle più eclatanti.

Il punto mi pare sia farlo evolvere nel senso giusto, ovvero tenere alta l'attenzione degli spettatori, ma non credo sia solo questione di accorciare le tappe, visto che ad esempio una delle specialità più castrate negli ultimi anni sono le cronometro....

Il problema comunque è comune a tanti sport, le gare "sprint" stanno facendo capolino in un sacco si sport. E questo perché l'attention span degli utenti è ormai sempre più ridotto, grazie ai social vari, in cui i"l messaggio" è sempre più compresso. Basti vedere nei media scritti dove l'unica cosa letta degli articoli sono i titoli...

Mi pare chiaro che se gli sport non si adeguano a questa evoluzione perderanno sempre più spettatori a favore di altri con format più adeguati ai tempi.

ps
Il Baracchi io lo rivorrei, e se fatto bene potrebbe avere pubblico credo
 

dinute

Maglia Iridata
13 Maggio 2009
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È possibile che durante il Giro si senta parlare più dei difetti televisivi che non dei pregi della corsa ?
Il Giro è il Giro, sappiamo come è fatto.
Godiamocelo !
o-o
In Rai dovrebbero riflettere sul fatto che se non sanno raccontare quello che trasmettono (e che hanno comprato pagandolo e pure bene) hanno un serio problema di competenze.
 
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albertissimo

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Fabretti ogni giorno aumenta le bestialità.
Ieri ad esempio ha detto che le gare lunghe (e "lente") sono noiose anche per i corridori che si distraggono e cadono.
Quindi meglio gare corte e veloci...eh, certo. Bravo!
Così invece di cascarne uno ce ne cascano dieci (cit. Un sacco bello di Verdone).
E voleva avanzare le sue "propostine" all'UCI lasciando il foglietto al sindacalista dei ciclisti presente al Processo.
Mauro Vegni era tra l'imbestialito e l'incredulo (a dover sentire certe puttanate).
In particolare dopo aver sentito "gare da 120 km" ha detto: allora facciamo correre gli Juniores.
Sipario (sulle astruse proposte televisive).
Qualcosa si potrebbe fare sugli abbuoni in cima ai GPM ma sinceramente 3 settimane di Giro hanno senso solo se si alternano tempi "morti" a momenti di bagarre.
La tappa di ieri, ad esempio, è stata disegnata benissimo e si capiva già dall'altimetria che nel finale si sarebbe scatenato l'inferno come poi è stato.
Che Fabretti torni a commentare la MDD che gli viene bene e lasci pensare il ciclismo a chi ne sa più di lui.
E sinceramente sono in molti a saperne più di lui.
 

albertissimo

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In particolare nel ciclismo, che è passato da 6 tappe da 350km con le cronache sui giornali, alle radiocronache per 11 tappe da 250km ai giri da meno di 3000km, quando 50 anni fa erano da 5000....che esista un "vero" ciclismo è una distorsione delle più eclatanti.

Il punto mi pare sia farlo evolvere nel senso giusto, ovvero tenere alta l'attenzione degli spettatori, ma non credo sia solo questione di accorciare le tappe, visto che ad esempio una delle specialità più castrate negli ultimi anni sono le cronometro....

Il problema comunque è comune a tanti sport, le gare "sprint" stanno facendo capolino in un sacco si sport. E questo perché l'attention span degli utenti è ormai sempre più ridotto, grazie ai social vari, in cui i"l messaggio" è sempre più compresso. Basti vedere nei media scritti dove l'unica cosa letta degli articoli sono i titoli...

Mi pare chiaro che se gli sport non si adeguano a questa evoluzione perderanno sempre più spettatori a favore di altri con format più adeguati ai tempi.

ps
Il Baracchi io lo rivorrei, e se fatto bene potrebbe avere pubblico credo
Il Giro d'Italia come lo conosciamo noi è seguito da degli insospettabili.
Conosco signore e signori che non vanno in bici e che non guardano altri sport che nel mese di maggio seguono 3 settimane di gara.
Non come noi che conosciamo tutto dei rapporti e delle strategie di corsa.
Ma per vedere l'Italia scorrere in televisione.
Per loro (e anche per me sinceramente) sono posti esotici che li rendono fieri di vivere nel nostro bel paese.
E anche perché è un sottofondo nei pomeriggi di maggio.
Mutare questo per ragioni televisive (la cui bontà poi è tutta da verificare) è estremamente delicato e lo vedrei come una imposizione di cambiamento piuttosto che come un adeguamento ai tempi moderni.
Volessero gare veloci?
Organizzassero ALTRE gare a tappe veloci e brevi.
Poi vediamo se vince la modernità o tiene ancora il ciclismo come si corre nell'età moderna.
Lasciamo stare i discorsi sul ciclismo pionieristico che era figlio di un'epoca retorica e di gente dura.
P.s. ieri il buon Fabretti ha fatto riferimento alle gare spinte della Formula 1 e del MotoGp: ma si può dire una p*ttanata simile?
No, dico...confrontare uno sport di endurance con uno sport motoristico.
Ma ci facci il piacere, Fabretti...
 

dinute

Maglia Iridata
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Credo che il succo sia saper raccontare quello che trasmettono. Non possono certo pensare di raccontare 4 ore e mezzo di gara con la stessa enfasi dei 20 km finali. Il giornalista Rai che critica quello che la sua azienda trasmette ha dell'incredibile (da licenziamento), il suo compito sarebbe quello di renderlo più interessante possibile.
E oggi si lamenterà che i corridori attaccano solo nel finale e nessuno ha coraggio di attaccare da lontano come Coppi e Bartali perchè probabilmente, non ha le competenze e la voglia di approfondire, per essere in grado di spiegare ai telespettatori quello che sta succedendo in gara. Del resto era la spalla comica di Sgarbozza
 

Ser pecora

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Conosco signore e signori che non vanno in bici e che non guardano altri sport che nel mese di maggio seguono 3 settimane di gara.
Non come noi che conosciamo tutto dei rapporti e delle strategie di corsa.
Ma per vedere l'Italia scorrere in televisione.
Per loro (e anche per me sinceramente) sono posti esotici che li rendono fieri di vivere nel nostro bel paese.
E anche perché è un sottofondo nei pomeriggi di maggio.
Mutare questo per ragioni televisive (la cui bontà poi è tutta da verificare) è estremamente delicato e lo vedrei come una imposizione di cambiamento piuttosto che come un adeguamento ai tempi moderni.
Volessero gare veloci?
Organizzassero ALTRE gare a tappe veloci e brevi.
Poi vediamo se vince la modernità o tiene ancora il ciclismo come si corre nell'età moderna.
Lasciamo stare i discorsi sul ciclismo pionieristico che era figlio di un'epoca retorica e di gente dura.
P.s. ieri il buon Fabretti ha fatto riferimento alle gare spinte della Formula 1 e del MotoGp: ma si può dire una p*ttanata simile?
No, dico...confrontare uno sport di endurance con uno sport motoristico.
Ma ci facci il piacere, Fabretti...

Infatti il dilemma del ciclismo è proprio quello: i GT non sono "gare" e basta, sono promozione del territorio, ed è proprio per questo che ci sono le aste per farlo passare nella città/provincia/regione x o y.
Ma è proprio per questo che oggi il passaggio televisivo è necessario, e quindi è questo che detta i tempi.
Quindi non è che Vegni sia poi il difensore di chissà quale purezza ciclistica. Se deve sacrificare le cronometro perché controproducenti dal punto di vista dello "spettacolo" lo fa senza problemi. Se invece gli servono per avere il nome di richiamo le re-infila altrettanto senza problemi. Per non parlare di interi percorsi disegnati per avere chi ti fa vendere i biglietti (oltre a lauti compensi).

Senza diritti tv ed un pubblico che lo guarda, il ciclismo, come ogni altro sport, non esisterebbe.
 

Ser pecora

Diretur
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Credo che il succo sia saper raccontare quello che trasmettono. Non possono certo pensare di raccontare 4 ore e mezzo di gara con la stessa enfasi dei 20 km finali. Il giornalista Rai che critica quello che la sua azienda trasmette ha dell'incredibile (da licenziamento), il suo compito sarebbe quello di renderlo più interessante possibile.
E oggi si lamenterà che i corridori attaccano solo nel finale e nessuno ha coraggio di attaccare da lontano come Coppi e Bartali perchè probabilmente, non ha le competenze e la voglia di approfondire, per essere in grado di spiegare ai telespettatori quello che sta succedendo in gara.

Altro punto secondo me fondamentale: Ai tempi di Coppi e Bartali (ma anche quello di Gimondi) il ciclismo era solo narrazione. I tempi erano biblici ed erano necessari i nomignoli, le frasi ad effetto, le metafore iperboliche, etc... Oggi sentire che Tizio è la "faina di Varallo Pombia" fa ridere...per non parlare della narrativa da epica greca con sempre al centro la sofferenza, l'eroismo, i gladiatori, e tutto l'arsenale di muffa assortita che stride in un sport in cui si calcola anche il mezzo grammo di carboidrato/ora.
C'è una nicchia di gente a cui piace questo stile (pieno di blog, siti e riviste che lo fanno), ma di nicchie si tratta.
Ergo, non è che oggi sono incompetenti ed impreparati, è che oggi è molto più difficile fare telecronache rispetto una volta. A cominciare dal fatto che ogni parola che un cronista dice è scandagliata e criticata fino alle virgole su 20 piattaforme social in tempo reale da un esercito di gente.
Si incensano sempre i grandi cronisti del passato perché sono morti. Fossero vivi e lavorassero oggi avrebbero la loro bella fetta di haters pure loro...
 

sembola

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Il Giro d'Italia come lo conosciamo noi è seguito da degli insospettabili.
Quello che dici è vero.

Mia nonna, che aveva vissuto l'epoca "eroica" del ciclismo raccontata alla radio, non si perdeva mai nè il Giro nè il Tour. Li guardava come uno spettacolo, così come guardava Domenica In.

Il problema è che questo pubblico di "insospettabili" che attualmente è quello che sostiene l'audience del Giro (e quindi l'appetibilità per la televisione generalista), per dirla in modo forse insensibile ma realistico, è in via di esaurimento. L'età media del telespettatore del Giro 2022 era di 67,2 anni. Per cui è logico che un broadcaster generalista si ponga il problema di come attrarre nuovi spettatori , anche solo per mantenere un'audience sufficiente dal punto di vista economico.



 

motogpdesmo16

via col vento
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Non come noi che conosciamo tutto dei rapporti e delle strategie di corsa.
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Per loro (e anche per me sinceramente) sono posti esotici che li rendono fieri di vivere nel nostro bel paese.
E anche perché è un sottofondo nei pomeriggi di maggio.
Mutare questo per ragioni televisive (la cui bontà poi è tutta da verificare) è estremamente delicato e lo vedrei come una imposizione di cambiamento piuttosto che come un adeguamento ai tempi moderni.
Volessero gare veloci?
Organizzassero ALTRE gare a tappe veloci e brevi.
Poi vediamo se vince la modernità o tiene ancora il ciclismo come si corre nell'età moderna.
Lasciamo stare i discorsi sul ciclismo pionieristico che era figlio di un'epoca retorica e di gente dura.
P.s. ieri il buon Fabretti ha fatto riferimento alle gare spinte della Formula 1 e del MotoGp: ma si può dire una p*ttanata simile?
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Ma ci facci il piacere, Fabretti...
La gara sprint, o meglio, la tappa sprint c'è già stata nel 2018 al Tour de France: 65km con 3 colli da scalare e senza nemmeno 1 metro di pianura.
Alla partenza i ciclisti furono posizionati in griglia esattamente come in una gara di moto o di auto con la maglia gialla, nemmeno a dirlo, ovviamente in testa. Inutile dire che fu tutto assolutamente inutile visto che in poche pedalate il gruppo era nuovamente compatto.
Vi lascio un frame dal video youtube
1683618176607.png
Da quella tappa si sono susseguiti altri 5 tour (includo già quello del 2023) ma in nessuno c'è mai stata una tappa così breve e, soprattutto, la partenza in griglia.

Per approfondire:
 

danieletesta79

Maglia Iridata
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Quello che dici è vero.

Mia nonna, che aveva vissuto l'epoca "eroica" del ciclismo raccontata alla radio, non si perdeva mai nè il Giro nè il Tour. Li guardava come uno spettacolo, così come guardava Domenica In.

Il problema è che questo pubblico di "insospettabili" che attualmente è quello che sostiene l'audience del Giro (e quindi l'appetibilità per la televisione generalista), per dirla in modo forse insensibile ma realistico, è in via di esaurimento. L'età media del telespettatore del Giro 2022 era di 67,2 anni. Per cui è logico che un broadcaster generalista si ponga il problema di come attrarre nuovi spettatori , anche solo per mantenere un'audience sufficiente dal punto di vista economico.

Per mio nonno, ormai scomparso 22 anni fa, il ciclismo era Milano Sanremo, Giro e Tour; ovviamente a metà Maggio la mattina andava a vedersi la 1000 miglia che passava per la cassia;
 

sembola

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Il nulla è difficile da commentare, come ho già scritto anche i commentatori di RTL hanno parlato del pecorino DOP ad un certo punto.

Il giornalista Rai che critica quello che la sua azienda trasmette ha dell'incredibile (da licenziamento)

Io invece credo che Fabbretti parli a nome dell' azienda, che inizia ad intravedere n problema di sostenibilità economica (chiedetevi come mai nè Mediaset nè la 7 siano interessati al Giro mentre invece su Sanremo c'è una battaglia sotterranea).
 

bicilook

Ammiraglia
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Il Giro d'Italia come lo conosciamo noi è seguito da degli insospettabili.
Conosco signore e signori che non vanno in bici e che non guardano altri sport che nel mese di maggio seguono 3 settimane di gara.
Non come noi che conosciamo tutto dei rapporti e delle strategie di corsa.
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Per loro (e anche per me sinceramente) sono posti esotici che li rendono fieri di vivere nel nostro bel paese.
E anche perché è un sottofondo nei pomeriggi di maggio.
Mutare questo per ragioni televisive (la cui bontà poi è tutta da verificare) è estremamente delicato e lo vedrei come una imposizione di cambiamento piuttosto che come un adeguamento ai tempi moderni.
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Secondo me il problema sono le dirette fiume....è chiaro che quando facevano vedere gli ultimi 40 km sembrava tutto più bello e concitato...se guardi 7 ore di tappa è normale che abbia lunghi periodi in cui non succede nulla..vorrei vedere se facessero vedere il giro del mondo a vela in diretta totale, quanto sarebbe divertente.
E cmq Fabretti non lo capisco...invece di promuovere quello per cui produce e lavora,vorrebbe cercare di farlo cambiare agli organizzatori per renderlo più avvincente?
Un grande giro è un grande giro proprio perché chi lo fa,fa un impresa,se fai le tappe di 2 ore e mezza...finisce il Grande Giro...
Se invece di mettere tot milioni per la diretta integrale del giro,facessero vedere del giro gli ultimi 60-70 km,e magari facessero vedere più corse di ciclismo in tv durante l'anno,la rai avrebbe più seguito.
La tua azienda spende milioni per far vedere una gara di endurance e ti lamenti che è lunga...mi sembra un po' come tagliarsi le palle per far torto alla moglie.
 

Ser pecora

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p.s. ecco perchè, con tutti i limiti, preferisco la Rai a Eurosport,

Non è un caso che ogni canale cerchi di distinguersi dall'altro con stili diversi, cercando di attirare una fetta di pubblico diversificando l'offerta.
Diverso era quando la Rai aveva il monopolio e non esistevano i social. Molti meno critici allora...
 
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