Malore Riccò

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CLICK17

Passista
21 Settembre 2008
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Per allenarsi al meglio .semplice. perchè fanno i controlli fuori gara?perchè è pratica diffusa allenarsi da dopati per poter effettuare allenamenti "potenti"che avranno poi riscontro in gara.niente di più .


Si pensa ragionando da cicloamatore , che il doping serva per la corsa , prendo qualcosa prima che serva per andare più forte , per andare forte in corsa bisogna allenarsi forte , quindi serve qualche cosa per allenarsi nel miglior modo e recuperare ancora meglio.
 

davis.carpi

Apprendista Velocista
1 Giugno 2010
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sartoantonio-grafiche collicicli;Giant tcr adv sl 2011-ultegra/duraace;Dolan PreCursa(pista)
partiamo dal fatto che Basso sia pulito al 100%,vediamo cosa scoprono in Mapei su Riccardino,sono rimasto sorpreso quando lessi che in 3 giorni fece 12h di rulli causa maltempo.a voglia di borracce..io ne bevo 1 in 1h15'
 

Granfondista

Apprendista Velocista
27 Agosto 2008
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Villa di Serio (BG)
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Cannondale Supersix HM
....che sono prassi molto frequenti più in uno sport che nell'altro...e questo è inconfutabile...purtroppo!

...poi che ci siano genitori.....dico "corretti" perchè non mi viene al momento altro termine(prima di tutto verso loro) anche nel ciclismo è fuori discusssioneo-o
Ma scusa, sarò de coccio:mrgreen: ma non capisco:in base a che cosa sostieni che sono prassi più frequenti nel ciclismo piuttosto che nel calcio, l'hai visto di persona molte volte, te l'hanno detto?

(ma tu sei sempre collegato, lavorare no?:mrgreen::mrgreen:o-o)
 

AlbeAssos

Pignone
4 Gennaio 2011
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Como
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Gooamh G731
va bè ma qui la voglia di allenarsi o i test al centro mapei non so fino a che punto centrino, riccö è l'immagine di quello che succede oggi, doparsi è parte integrante del lavoro del ciclista che deve puntare il risultato.

ora pensiamo per un momento che non siano tutti dopati perö cavolo quanti ce ne sono disposti a rovinarsi per vincere, e quanti vincono veramente? tutti gli altri rischiano la pelle di brutto perchè ormai la situazione è fuori controllo. Chi lavora in una stamperia si deve abituare a respirare aria malsana per 1200€ al mese e questi si abituano a rischiare fegato e reni per correre
 

ilvice

Apprendista Cronoman
4 Novembre 2009
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Dogmafpx

Maglia Rosa
9 Ottobre 2006
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Dove una volta c'era un lago
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In prestito
io me lo sono chiesto....ma non ho trovato corse a cui credo puntasse.... la tirreno è lontana... ;nonzo%oppure voleva vincere già da adesso anche in Francia...;nonzo%

L'altro ieri hanno riproposto un servizio che parlava del reintegro parziale di Ricco nelle corse organizzate dall'ASO a partire dal Giro del Metiderraneo,per il Tour ci voleva ancora un anno di purgatorio,Ricco nell'intervista aveva dichiarato che al Mediterraneo voleva fare molto bene per rientrare nelle simpatie (e senza dubbio c'e' riuscito:cry:) dell'organizzazione,secondo me questo e' stato uno dei motivi anche se non l'unico,visto che questi personaggi c'e' l'hanno per cultura queste pratiche.
 

ALEXNAPOLI

Passista
12 Agosto 2009
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Faicchio
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Wilier GRANTURISMO
Stavo solo aspettando che si verificasse una cosa del genere...» . Il
professor Giuseppe D’Onofrio parla del caso di Riccardo Riccò con il
tono pacato dell’ematologo, non certo con quello magari un po’ cinico
del tifoso da bar: «E infatti adesso spero che questo episodio così
grave valga più di cento perizie: dovrebbe costringere gli atleti a
fare un passo indietro. Perché quella delle trasfusioni è un’‘‘
epidemia’’. Una pratica diffusissima» . I risultati dei primi test
clinici effettuati sul modenese avvalorano l’ipotesi della trasfusione.
Ma se Riccò per alcuni è una specie di kamikaze (fu il primo positivo
all’Epo Cera, al Tour 2008) e per altri un «ragazzo malato dentro» , di
sicuro non è l’unico ad aver fatto ricorso all’autotrasfusione. Anche
se in 25 anni di premiato servizio della pratica dopante più diffusa i
casi limite come quello del modenese sono stati rari: «Quello che
colpisce — continua D’Onofrio — è la dimensione molto artigianale di
quello che ha fatto Riccò. Non mi riferisco alla reinfusione, che è una
pratica tutto sommato banale. Ma alla conservazione del sangue nel
frigorifero di casa. Altre vicende ci avevano abituato a un grado di
organizzazione ben diverso» . Nel laboratorio madrileno di Eufemiano
Fuentes nel maggio 2006 furono trovati macchinari per il trattamento
del sangue disponibili all’epoca solo negli Stati Uniti. Le immagini
della «fabbrica» di Eufemiano, che fatturava fino a quattro milioni in
nero all’anno, sono eloquenti: decine di sacche piene, ciascuna col suo
nome in codice. Da riutilizzare, nel caso dei ciclisti, durante Giro e
Tour. Nei verbali dell’inchiesta Coni (una squalifica di 18 mesi),
Michele Scarponi, tra i favoriti al prossimo Giro d’Italia, racconta
come funzionava il sistema, quando i prelievi non venivano effettuati
alla casa madre: «Nell’aprile 2006, avendo accettato di sottopormi al
trattamento emotrasfusionale, il Kalc (l’assistente di Fuentes, ndr) mi
diede appuntamento in una località vicino a Trieste. (...) Ci siamo
incontrati in un parcheggio (...). Sulla sua auto mi accompagnò oltre
il confine sloveno in una località di cui non so il nome, a un’ora e
mezza dal confine. Lì salimmo nell’abitazione di un medico sloveno, di
cui mi fa fatto anche il nome, anzi mi fu mostrato, dietro mia
richiesta, il tesserino medico. (...). Rimanendo nel salotto della sua
abitazione mi fece un prelievo di sangue che fu immesso in una sacca di
plastica che il dottore stesso mise in un contenitore termico. Non so
cosa fu fatto di questo sangue» . Il passaggio successivo, quello
dell’utilizzo delle sacche in gara, lo ha spiegato bene Bernard Kohl,
terzo al Tour 2008, positivo al Cera come Riccò e tra i grandi pentiti
del ciclismo. Lui faceva capo al laboratorio austriaco Humanplasma: «Il
mio manager ha fatto tre viaggi dall’Austria, mettendo le sacche di
sangue ogni volta nel bagaglio registrato, già scongelato. Le
trasfusioni si facevano tra le 18 e le 20, per massimo 20 minuti. Le
facevo sempre 48 ore prima delle tappe cruciali. In quel Tour ne ho
fatte tre da mezzo litro» . Da allora la battaglia dell’antidoping si è
evoluta: il radar del passaporto biologico (l’insieme dei dati raccolti
dopo i controlli del sangue) «vede» le manipolazioni. E al Tas sono in
discussione diversi casi, tra cui quelli degli italiani Caucchioli e
Pellizotti, incentrati proprio su presunte trasfusioni. Il fronte però
non è solo quello del ciclismo o dello sport agonistico. Nelle ore in
cui Riccò combatteva contro i danni quasi mortali di una trasfusione
sbagliata, a Este (Padova) andava in scena il processo a carico del
dottor Enrico Lazzaro: tra i suoi assistiti è implicata (assieme ai
genitori) anche S. G., nuotatrice minorenne all’epoca dei presunti
interventi dopanti, sottoposta all’ozonoterapia nel laboratorio del
medico. La cosa importante è che il Tribunale del Coni si sia già
pronunciato sul caso, creando un precedente fondamentale: Lazzaro,
«imputato della pratica di metodi proibiti previsti dalle Lettere M1,
M2 della Lista allegata al codice Wada» è stato inibito a vita. Il
dottor Alberto Lugli della Carife Volley, già medico della Federazione
hockey e pattinaggio (sezione rotelle artistico) della Spal, verrà
invece giudicato dall’antidoping del Coni nelle prossime settimane. Nel
frattempo la federazione dei medici sportivi lo ha squalificato per sei
anni per violazione del codice etico, dopo che il medico aveva proposto
una trasfusione (ed effettuato un’infusione per flebo) a un tesserato,
poi rivelatosi anche un giornalista molto sensibile al problema. Sul
suo sito il dottore (che non è certo l’unico su piazza) pubblicizza
ancora le sue «specialità» , tra cui ozonoterapia e autoemoinfusione.
Perché di Riccò ce n’è uno. Ma l’emergenza-sangue è molto più ampia.

da «Il Corriere della Sera» del 11 febbraio 2011 a firma Paolo Tomaselli

Davvero resto basito....
 
C

carlo b.

Guest
paurosamente OT senti questa:domanda <<Mi scusi, lei è un gentleman ?>> risposta(annuendo con fare signorile)<<Oh ca..o !!>>

Eheheh; il bello è che prima scrivono le parolacce e poi per tutto ringraziamento -a chi glielo fa notare- appioppano anche i pollici rossi...

;nonzo%
 

928w

Apprendista Velocista
16 Luglio 2008
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42
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Bianchi Infinito
e sono tutti stati "strappati" dagli studi, fra le urla e le lacrime? io dico che in fondo la scelta di "provare" sapendo che se va bene avranno soldi, donne e vita tutto sommato migliore di quella di un impiegato, la fanno consapevolmente e di buona voglia, non controvoglia.

Qui si rischia di andare OT ma questa la voglio dire in molti gli sport (parlo per esperienza personale con il basket) quando arriva il momento che lo sport smette di essere un gioco e comincia ad essere un progetto di lavoro sei ad una eta' che se la famiglia non ci mette un filtro molli la scuola e se te lo chiedono anche la famiglia. Se poi decidi di studiare ed allenarti non devi fare i salti mortali per far conciliare il tutto e magari sceglierti una scuola meno dura che magari pero' ti concede meno possiblita'.
Lorenzo
 

928w

Apprendista Velocista
16 Luglio 2008
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Bianchi Infinito
si vabbè, ma sono donne... :mrgreen: le donne si sa che sono insicure... il rischio di farsi fotografare a fine tappa con un fondotinta sbagliato è un'onta che non potrebbero sopportare... :mrgreen:

ok, comunque può essere.

Giusto per chiarire: e' un commento umoristico vero?
Sai conosco delle ragazze che si ammazzano di allenamenti e fanno una vita per delle cifre che un professionista non si metterebbe neanche i pantaloncini.
Non e' per polemica ma per chiarire
Lorenzo
 

potentecarlo

Apprendista Passista
21 Settembre 2009
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cosasca (vb)
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tre
Qui si rischia di andare OT ma questa la voglio dire in molti gli sport (parlo per esperienza personale con il basket) quando arriva il momento che lo sport smette di essere un gioco e comincia ad essere un progetto di lavoro sei ad una eta' che se la famiglia non ci mette un filtro molli la scuola e se te lo chiedono anche la famiglia. Se poi decidi di studiare ed allenarti non devi fare i salti mortali per far conciliare il tutto e magari sceglierti una scuola meno dura che magari pero' ti concede meno possiblita'.
Lorenzo
scusa Lorenzo ma sono un po' ciuccio....non ho capito niente.
 

928w

Apprendista Velocista
16 Luglio 2008
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Bianchi Infinito
scusa Lorenzo ma sono un po' ciuccio....non ho capito niente.
Hai ragione mi sono espresso male volevo dire che se vuoi fare il professionista andare avanti a scuola e' un casino. Fra studiare o fare lo sportivo professionista un adolescente sceglie la seconda anche se in futuro se ne puo' pentire, e' li' che deve intervenire la famiglia.
Scusate
Lorenzo
 

AlbeAssos

Pignone
4 Gennaio 2011
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Como
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Bici
Gooamh G731
nella mia squadra cat. Elite Under-23 eravamo un laureato (io) 2 studenti universitari, 6 liceali ultimo anno e due solo ciclisti
ora che lo sport possa diventare un incentivo a non studiare la vedo dura, considerato che alcune squadre controllano anche la media scolastica fino al periodo dei 16 anni e comunque.

Se sei un campione puö anche darsi che molli presto, per quanto riguarda il basket poi ho di recente letto un articolo di una giovane promessa del cantü che ha delle giornate assurde proprio per lo studio, tutti lo ritengono una vera promessa del basket ma di smettere di studiare non ne ha proprio intenzione.

Come in tutte le cose quando si è giovani si deve essere guidati, ma qui vale tanto per quello che fa sport tanto per quello che dice: " mamma fammi andare a lavorare che non mi piace studiare "
 

Spartano

Apprendista Velocista
19 Aprile 2007
1.727
139
Prato
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Bici
Daccordi blè, Tommasini rossa, Olmo bordò, mtb bigia
Stavo solo aspettando che si verificasse una cosa del genere...» . Il
professor Giuseppe D’Onofrio parla del caso di Riccardo Riccò con il
tono pacato dell’ematologo, non certo con quello magari un po’ cinico
del tifoso da bar: «E infatti adesso spero che questo episodio così
grave valga più di cento perizie: dovrebbe costringere gli atleti a
fare un passo indietro. Perché quella delle trasfusioni è un’‘‘
epidemia’’. Una pratica diffusissima» . I risultati dei primi test
clinici effettuati sul modenese avvalorano l’ipotesi della trasfusione.
Ma se Riccò per alcuni è una specie di kamikaze (fu il primo positivo
all’Epo Cera, al Tour 2008) e per altri un «ragazzo malato dentro» , di
sicuro non è l’unico ad aver fatto ricorso all’autotrasfusione. Anche
se in 25 anni di premiato servizio della pratica dopante più diffusa i
casi limite come quello del modenese sono stati rari: «Quello che
colpisce — continua D’Onofrio — è la dimensione molto artigianale di
quello che ha fatto Riccò. Non mi riferisco alla reinfusione, che è una
pratica tutto sommato banale. Ma alla conservazione del sangue nel
frigorifero di casa. Altre vicende ci avevano abituato a un grado di
organizzazione ben diverso» . Nel laboratorio madrileno di Eufemiano
Fuentes nel maggio 2006 furono trovati macchinari per il trattamento
del sangue disponibili all’epoca solo negli Stati Uniti. Le immagini
della «fabbrica» di Eufemiano, che fatturava fino a quattro milioni in
nero all’anno, sono eloquenti: decine di sacche piene, ciascuna col suo
nome in codice. Da riutilizzare, nel caso dei ciclisti, durante Giro e
Tour. Nei verbali dell’inchiesta Coni (una squalifica di 18 mesi),
Michele Scarponi, tra i favoriti al prossimo Giro d’Italia, racconta
come funzionava il sistema, quando i prelievi non venivano effettuati
alla casa madre: «Nell’aprile 2006, avendo accettato di sottopormi al
trattamento emotrasfusionale, il Kalc (l’assistente di Fuentes, ndr) mi
diede appuntamento in una località vicino a Trieste. (...) Ci siamo
incontrati in un parcheggio (...). Sulla sua auto mi accompagnò oltre
il confine sloveno in una località di cui non so il nome, a un’ora e
mezza dal confine. Lì salimmo nell’abitazione di un medico sloveno, di
cui mi fa fatto anche il nome, anzi mi fu mostrato, dietro mia
richiesta, il tesserino medico. (...). Rimanendo nel salotto della sua
abitazione mi fece un prelievo di sangue che fu immesso in una sacca di
plastica che il dottore stesso mise in un contenitore termico. Non so
cosa fu fatto di questo sangue» . Il passaggio successivo, quello
dell’utilizzo delle sacche in gara, lo ha spiegato bene Bernard Kohl,
terzo al Tour 2008, positivo al Cera come Riccò e tra i grandi pentiti
del ciclismo. Lui faceva capo al laboratorio austriaco Humanplasma: «Il
mio manager ha fatto tre viaggi dall’Austria, mettendo le sacche di
sangue ogni volta nel bagaglio registrato, già scongelato. Le
trasfusioni si facevano tra le 18 e le 20, per massimo 20 minuti. Le
facevo sempre 48 ore prima delle tappe cruciali. In quel Tour ne ho
fatte tre da mezzo litro» . Da allora la battaglia dell’antidoping si è
evoluta: il radar del passaporto biologico (l’insieme dei dati raccolti
dopo i controlli del sangue) «vede» le manipolazioni. E al Tas sono in
discussione diversi casi, tra cui quelli degli italiani Caucchioli e
Pellizotti, incentrati proprio su presunte trasfusioni. Il fronte però
non è solo quello del ciclismo o dello sport agonistico. Nelle ore in
cui Riccò combatteva contro i danni quasi mortali di una trasfusione
sbagliata, a Este (Padova) andava in scena il processo a carico del
dottor Enrico Lazzaro: tra i suoi assistiti è implicata (assieme ai
genitori) anche S. G., nuotatrice minorenne all’epoca dei presunti
interventi dopanti, sottoposta all’ozonoterapia nel laboratorio del
medico. La cosa importante è che il Tribunale del Coni si sia già
pronunciato sul caso, creando un precedente fondamentale: Lazzaro,
«imputato della pratica di metodi proibiti previsti dalle Lettere M1,
M2 della Lista allegata al codice Wada» è stato inibito a vita. Il
dottor Alberto Lugli della Carife Volley, già medico della Federazione
hockey e pattinaggio (sezione rotelle artistico) della Spal, verrà
invece giudicato dall’antidoping del Coni nelle prossime settimane. Nel
frattempo la federazione dei medici sportivi lo ha squalificato per sei
anni per violazione del codice etico, dopo che il medico aveva proposto
una trasfusione (ed effettuato un’infusione per flebo) a un tesserato,
poi rivelatosi anche un giornalista molto sensibile al problema. Sul
suo sito il dottore (che non è certo l’unico su piazza) pubblicizza
ancora le sue «specialità» , tra cui ozonoterapia e autoemoinfusione.
Perché di Riccò ce n’è uno. Ma l’emergenza-sangue è molto più ampia.

da «Il Corriere della Sera» del 11 febbraio 2011 a firma Paolo Tomaselli

Davvero resto basito....

Un piccolo appunto, forse ingenuo, un dottore che esegue queste pratiche non deve essere squalificato x anni come medico sportivo, deve essere radiato come dottore che ha fatto un giuramento, ci sono tanti bei mestieri digniitosi che non comportano pratiche così pericolose per la salute. L'ho detto, ora potete dirmi che così gira il mondo, che così fan tutti etc etc. :-) Saluti, Fabrizio.
 
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