Il direttore tecnico della corsa oggi dopo la tappa:
"Se la Israel continuerà a gareggiare? Non saprei dirlo. Abbiamo espresso loro la nostra opinione. È ora di prendere una decisione. Non solo noi come organizzatori, che tra l'altro non possiamo prendere alcuna decisione perché il regolamento ci obbliga a far gareggiare la squadra. Qualsiasi decisione in tal senso potrebbe farci perdere la gara in calendario. Cerchiamo tutti insieme di insistere e, soprattutto, di far capire alla gente che la situazione non è facile. Dobbiamo trovare una soluzione tutti insieme, che per me... al momento è solo una: che la Israel si renda conto che la sua presenza qui non facilita la sicurezza di tutti gli altri. Ma non possiamo prendere questa decisione, devono prenderla loro.
Proprio questa mattina, durante la riunione con i corridori gliel'ho spiegato. La Israel ha uno staff speciale di protezione: in gara e durante le tappe... A questo punto ci preoccupiamo della protezione di tutti ed è questo che la gente deve sapere. È a rischio anche la vita di molti atleti che alla fine sono qui per fare il loro lavoro. Attenzione: capisco le proteste, sono comprensibili e, a titolo personale, credo che debbano esserci. Ma devono esserci senza oltrepassare il limite della violenza. Se così fosse entreremmo in qualcosa che potrebbe essere molto peggiore.
In questo momento bisogna valutare attentamente la situazione e decidere se possiamo mettere a rischio una gara come La Vuelta a España, uno dei tre grandi giri, o se continuare a proteggere una squadra che mette a rischio tutto il resto”.