Fare agilità, mulinare i rapportini, serve a fare fondo, lasciando il cuore a fondo lento.
..... vai + duro in modo che metti forza e a scendere curi le pedalate.
Sono vicino alla tesi di AlexBas, trovo qualche contraddizione in Lanerossi, confrontando anche diversi suoi interventi sull'uso del fisso e aggiungerei di cercare di non dimenticare alcuni aspetti, forse ovvi:
- agilità non vuole dire esclusivamente "rapportini"
- cio' che e' fondo, rapportino, rapporto duro per chi fa o ha fatto 600 km in un anno non e' la stessa cosa che per chi fa o ha appena fatto 10000 km negli ultimi 12 mesi
- cuore a fondo lento e' un concetto univoco per tutti, ma lo si realizza, a seconda della propria condizione, con velocità, rapporti etc... diversi da ciclista a ciclista
- etc....
Pignone fisso e' cosa per molti affascinante ma in sintesi, su strada come in Pista, vuole dire solo:
- i pedali ed i piedi ad essi legati girano sempre: non puoi smettere di pedalare
- l'uscita e' con un unico rapporto: non puoi variare
Quasi lo stesso lavoro lo si puo' fare anche su ruota libera a patto di mordere sempre la trasmissione senza mollarla mai (sensibilità che si acquisisce appunto facendo prima un po' di pignone fisso) ed a patto di forzare un solo rapporto a prescindere dal terreno. Applicando cioe' cambi di ritmo ed accelerazioni solo con un unico rapporto, variando opportunamente la frequenza di pedalata e spostando il proprio lavoro fisico su intervalli di fc differenti.
Detto questo, molto ovvio, o in libertà (di ruota) o fissati (nel pignone), sulla base del proprio stato di condizione atletica, si puo' fare di tutto. Agli estremi:
- se si fa potenziamento (rispetto alla base di partenza soggettiva), si applicheranno rapporti adeguati piuttosto "lunghi", con un certo target di rpm & fc (ma potrebbe non essere lo stesso rapporto per tutti) che esprima contrazioni muscolari lunghe, intense
- se si fa agilità, cioe' importanti frequenze di pedalata
abbinate a determiinate frequenze cardiache medie (o altro, etc...), ciascuno selezionerà con la leva del cambio l'ingranaggio (ruota libera) o monterà il "cog" (pignone fisso) adeguati ed utili ad esprimere questa "zona-target" allenante, cioe' contrazioni muscolari piu' rapide ma molto efficienti ed esprimenti piu' esplosività.
Obiettivo e' sempre
reclutare la maggior parte di fibra muscolare, altrimenti non e' allenante: o con contrazioni frequenti ed esplosive o con contrazioni lunghe e questo richiede energia, cioe' .... cuore, fc. Cio' con tutte le varianti: forza, potenza, resistenza, endurance, esplosività, rapidità e con tutti i supporti: lavoro di capillarizzazione, decontratturante, defatigante etc...
Cio' e' realizzabile anche soltanto con il singolo pignone (questa e' una cosa che mi hanno insegnato e sto imparando frequentando la Pista ed andando con il fisso anche in strada, non con l'elettrostimolazione...).
Altra cosa diversa ancora e' lavorare con il fisso per la "mobilità" delle articolazioni: prima di intraprendere il lavoro muscolare intenso (esplosivo o lungo), allenare il sistema neuro-circolatorio-muscolare ad alte frequenze: qui mi sembra che il lavoro possa essere graduale, cioe' prima portarsi a gestire neurologicamente le 120 rpm (ad esempio, livello non banale per chiunque, anche per differenze d'età...), poi su queste operare un aumento di forza.
Insomma il rapporto da 5 mt puo' essere duro per qualcuno e troppo leggero per altri, cosi' come lo stesso rapporto da 5 mt puo' portare subito a frequenze cardiache elevate per qualcuno o semplicemente a passeggiare spensierato per qualcun'altro.
Per questo motivo non credo si possa caldeggiare una unica determinata coppia corona-pignone da montare e suggerire per l'allenamento invernale su fisso, ma dipenderà per lo meno da due fattori: dal tipo di obiettivo e lavoro prefissati nella singola seduta o nel periodo (piu' sedute) e, in seconda istanza, dalla condizione fisica di partenza.
Il Pignone fisso aggiunge di per se' molte belle sensazioni psico-fisiche a chi e' piu' abituato giustamente alla ruota libera, ma in sintesi comporta la costrizione alla pedalata continua e rotonda e la sensibilità appunto di avere sempre i pedali "mordenti" la trasmissione.
Mi fermo, da cicloamatore-non-agonista praticante, stradale, salitomane e neo-pistaiolo (che contraddizioni, ma l'importante e' divertirsi facendo le cose per bene), certo non da preparatore o esperto fisiologo.