A mente fredda vorrei fare (cosa che non ho mai fatto) un resoconto della mia personalissima 9 Colli, per poterla rivivere quando smetterò di pedalare.
Alla partenza, non avevo un obiettivo particolare, perché se è vero che questanno il mio peggior piazzamento in una GF era un sesto posto è pur vero che questa stagione non mi ero mai cimentato su un percorso così duro. Già in partenza poi (griglia ranking) si capiva che sarebbe stata una corsa con un livello qualitativamente eccezionale: a differenza delle precedenti edizioni, infatti, cerano quasi tutto il gotha del panorama granfondistico nazionale.
In griglia saluto i miei amici: Terlizzi, Mazzi, Di Matteo, Antonioli, ecc..La partenza è relativamente tranquilla e senza pericoli si giunge ai piedi del primo colle. Polenta e Pieve di Rivoschio non scremano il gruppone, mentre una prima selezione si forma sul Ciola. Io in particolare, essendo rimasto attardato in discesa, affronto questa salita con un centinaio di metri di svantaggio dai primi e sono costretto a fare la salita a tutta, riuscendo a riaggangiarmi al gruppo di testa solo in cima. Stessa cosa per il Barbotto, perdo in discesa ed affronto il colle attardato, riuscendo a riaggangiarmi soltanto dopo lo scollinamento. In particolare, le fatiche mi hanno fatto quasi piantare sulle rampe finali più dure, anche se alla fine il tempo finale (15,22) è migliore di dieci secondi rispetto allo scorso anno. Una volta ricompattato il gruppone di testa (saremo stati quaranta-cinquanta) si pone lo stesso dilemma dello scorso anno: girare per il medio, visto che sono con i primi o tentare di proseguire per il lungo, rischiando di saltare in ogni momento. Il mio amico Porzi mi tenta, ma alla fine la decisione è scontata: si opta per il lungo, scelta condivisa dalla maggior parte dei ciclisti del gruppo, visto che soltanto dieci girano per il medio.
Il duro Monte Tiffi va via tranquillamente, mentre sulle lunghe salite di Pugliano e Perticara, soprattutto nel finale, sono costretto stringere i denti e riesco a rimanere in gruppo o a rientrare sempre al limite. Comunque il gruppo si riduce progressivamente ed alla fine restiamo poco più di una ventina. Guardando intorno ho quasi la pelle doca: dopo tre-quarti di gara mi ritrovo insieme ai migliori cicloamatori italiani: i nomi fanno paura, Nikandrov, Cunico, Elettrico (che gentilmente mi offre anche una coca), Zanetti, Pisani, la Copparo, lMg kVis, la Maggi, ecc..: lunico estraneo sembro essere io, ma non ci penso e vado avanti. Passo delle Siepi viene superato agevolmente dal gruppo, anche se con una andatura a scatti, che reggo bene. Ed eccoci al Gorolo. Purtroppo sul tratto duro viene data una menata tremenda che spezza in due il gruppo: io come energia sto molto bene, ma non riesco a tenere landatura imposta dai primi, così resto a bagnomaria. Questa volta non riesco a rientrare sul gruppetto di testa (allo scollinamento avevamo uno svantaggio di circa trenta secondi) e resto in un gruppetto ristretto di cinque-sei persone con cui arriviamo, con cambi regolari, al traguardo, dove, come mi capita spesso, finisco ultimo di volata, piazzandomi in ventiduesima posizione. La sorpresa viene guardando il mio
Garmin: 6 ore ed 1!!!! Un tempo eccezionale, che, non avrei mai sognato, nemmeno nelle più rosee previsioni, per di più ottenuto arrivando al traguardo in condizioni dignitose, con ancora energia da spendere. Poi viene la gioia dellabbraccio dei miei e la gara passa in secondo piano.
I giorni successivi iniziano i rimpianti per aver perso i primissimi sul Gorolo, per essere arrivato a soli tre minuti dal primo, ma, se ragiono a mente lucida, sono consapevole di avere compiuto una vera e propria impresa, trovandomi a percorrere la 9 Colli in compagnia del fior fiore del ciclismo amatoriale italiano. Soprattutto se guardo da dove vengo, quello che sono e quello che faccio nella vita, non posso non gioire per un risultato che resterà indelebile nella mia memoria.