Sono in parte d'accordo, in grossa parte.
Mi spiego: ci sta anche che uno smetta (o non cominci) per scuse banali, ma allora ciò significa che quelle scuse banali erano un paravento per altri problemi che lo bloccavano, oppure che per lui banali non lo erano proprio. Quello che per uno è banale, magari per un altro è insormontabile.
Però sono d'accordo al 100% con te quando dici di non nascondere i propri limiti dietro a scuse che tu stesso spacci per banali, di non raccontarsela.
Ti faccio un esempio personale: io quando sono in forma vado molto forte in salita, nella mia zona domino incontrastato

però non sono un fenomeno. A 17 anni, forse perché mi sono sviluppato presto, forse lo ero, o almeno da alcuni numeri letti molto più tardi, potevo essere una "promessa": avevo fatto il Fauniera da Pradleves in 1:26:43 con 5000 km di allenamento non professionale per niente (1169 di VAM, e io sono sempre stato iper-preciso sui numeri, ossessivo, direi. Non come Marco

).
Non ho mai corso perché non ne sono capace: non sopporto il gruppo, la squadra, gli orari, il ds ecc. e queste non sono scuse banali, sono limiti grossi. Non avrebbe senso dire "avessi corso...", io non sono riuscito a correre, punto e basta.
E' come quando a uno studente si dice: "è intelligente, ma non si applica; se solo si applicasse..." E' una grossa balla, è raccontarsela: essere in grado di applicarsi non è una facoltà molto più acquisibile dell'intelligenza.
Non ha senso dire: "se solo si applicasse...", evidentemente, non è capace ad applicarsi ed è un grosso limite, non una scusa banale, che "solo si volesse..."