E' da un po' che era chiaro che sarebbe stato scagionato perche' i risultati delle controanalisi erano noti. Ora nel T&F e' praticamente diventato un simbolo del povero atleta la cui carriera e' rovinata dall'antidoping, che viene sempre piu' presentato come una banda di incompetenti che non si sa perche' fanno quel che fanno. In questo caso sembra che ci siano vari errori procedurali e comunque non si puo' essere certi di niente e la gente si condanna solo se non ci sono ragionevoli dubbi. Ma di fatto si sta inneggiando al martirio di uno che e' tutt'altro che impossibile che si sia dopato veramente.
E' solo una delle storie che si aggiunge ad una lista di insofferenza dell'atletica leggera verso le agenzie antidoping. L'affare Richardson ha praticamente scatenato un odio enorme verso l'antidoping in america; in diversi paesi africani (bisogna leggere cosa fanno certe federazioni come quella kenyana) gli appassionati sono certi che l'antidoping li prenda di mira (ma quando mai); idem i cinesi... secondo me a breve il T&F si adegua (o si riadegua) agli standard di sport piu', come dire, commercializzabili.