Ricordiamolo con le parole dei magistrati che si occuparono del sequestro delle fiale nel bagagliaio della moglie di Dario Frigo all'epoca della Fassa Bortolo:
"... sistema di doping organizzato in seno al team Fassa Bortolo, e sostanzialmente imposto dai dirigenti ai ciclisti della squadra; vengono così ritenute credibili, anche dal confronto in aula con gli altri testimoni, le deposizioni rese da Frigo già al processo di primo grado di Albertville. I magistrati riportano: «Le pressioni subite da Dario Frigo perché si piegasse di nuovo alle pratiche sistematiche di doping istituzionalizzate in seno alla sua squadra sono evidenti» e «Le umiliazioni e le vessazioni dei dirigenti della Fassa Bortolo hanno colpito particolarmente il corridore, la cui salute era ormai incrinata da anni di doping in seguito ad un sistema scandaloso ben lontano da qualsiasi etica sportiva»
Le parole di Ferretti all'epoca: "
La posizione della nostra squadra e' quella di tutte le squadre quando capitano queste cose: licenziare il corridore - ha spiegato Ferretti -
Ma si dovrebbe fare molto di più per quanto fatto dal corridore. Personalmente ho creduto in Frigo dopo che fu trovato quattro anni fa con quelle fiale, gli ho dato una seconda opportunità, quella di riprovare con noi. Ci ho creduto, come ci credette tutta la sala stampa quando si presentò dopo che fu escluso dal Giro. Ho creduto nella sua ingenuità, nella sua faccia d'angelo. La lezione non gli è bastata. Dario Frigo non fa parte di una categoria di ragazzi ingenui, ma è una canaglia".