[ Parte II ] Episodio 1 -
Requiem
- Hai un servizio ? - chiese Francesca quasi distrattamente, notando il marito in piedi, davanti allo specchio, in alta uniforme.
- Sì! - rispose Vincenti con tono deciso.
- Farai tardi?
- Sì.
- Ti aspetto per cena?
- No. Vai pure su dai tuoi.
Vincenti finì di sistemarsi il colletto, aggiustandosi al contempo la fascia bianca a tracolla. Un leggero colpetto ai tacchi degli stivali, un ultimo sguardo di profilo...
Sì, poteva andare. Si tolse tutto e ripose l'uniforme in un'elegante custodia color amaranto. Gli venne in mente suo padre.
Chiuse la porta delicatamente e si incamminò verso la macchina della moglie.
- Prendi la mia? - chiese Francesca, affacciata alla finestra del primo piano.
- Sì.
- Allora vai piano.
- Ciao.
- Vinch....
- ... che?
- ...... ti voglio bene.
- Anch'io... lasciami andare ora.
Vincenti mise in moto e scese lentamente verso il Comando.
Entrò direttamente nell'ufficio del comadante Ralli.
Questi lo vide, e prima ancora che Vincenti potesse proferire parola esordì:
- Ti ho messo di riposo oggi. Se vuoi puoi partire anche subito.
Vincenti lo guardava, quasi a voler decifrare quanto aveva appena finito di udire.
- Puoi andare Vinch. Hai preso tutto, ti serve qualcosa da qui?
- No, è tutto a posto.
- Sei sicuro?
- Sì.
Vincenti si girò e incontrò lo sguardo di Ombretta, che abbozzò un sorriso e sgattaiolò in fretta verso la Ragioneria.
Vincenti entrò in bagno e si guardò allo specchio.
Aveva gli occhi lucidi. Si sciacquò il viso. Diede un calcio al cestino di plastica posto sotto al lavandino, osservandone la strana parabola fino a morire, incastrato tra gli armadietti di metallo.
- Ubi maior... - pensò, ma non gli venne in mente la dottoressa Innocenti.
Uscì dal Comando e salì in macchina.
La strada per Casalguidi era lunga; c'era tempo ma non era comunque il caso di indugiare. Partì con decisione.
Intorno alle 14 si ritrovò in un piccolo borgo medievale; imboccò una strada in salita che effettivamente pareva portare a una bella pieve recentemente restaurata.
Un passante, a spasso col cane, gli confermò trattarsi di San Pietro.
Parcheggiò distante, defilato. Non per nulla, la macchina di Francesca era praticamente nuova, per di più lavata per l'occasione.... Ma pensò che fosse giusto così, un piccolo gesto di rispetto, un tenersi lontano dai piedi.
Estrasse la custodia e indossò l'uniforme. Oramai mancava un quarto d'ora alle tre. Gli sembrò strano che non vi fosse ancora nessuno, a parte una coppia di anziani in visita al cimitero poco distante. Passò un'altra mezz'ora: nulla, la pieve rimaneva deserta.
Decise quindi di incamminarsi d'abbasso, per vedere se incontrava qualcuno.
Trovò lo stesso passante di prima.
- Ma non è quella San Pietro? E i funerali?
- Quelli del Ballero?
- Sì, quelli di Ballerini.
- Ah ma quelli li fanno a Casalguidi, non qui.
- Ah perché qui non siamo.....
- No; Casalguidi è giù, dall'altra parte della collina. Di qui saranno un 12 chilometri.
Prenda a sinistra dopo il passaggio a livello.
Vincenti ascoltava le indicazioni di quell'uomo come i consigli della mamma, la notte prima di partir per militare. Non capì molto ma riuscì ad annuire lentamente.
- Grazie, molto gentile.
- Si figuri. Mi saluti il Ballero. Io lo conoscevo sa. No vò al suo funerale per via della mi moglie. Una volta...
Vincenti volse le spalle e si incamminò di corsa verso l'auto. Faceva fatica a guidare con gli stivali dell'uniforme, ma non aveva tempo per tornare a cambiarsi.
Sbagliò strada per ben due volte e quando finalmente arrivò a San Pietro a Casalguidi la cerimonia era oramai terminata.
Chiese ad una vecchietta dove si trovasse il cimitero.
Entrò con aria deferente; non sentiva più né la stanchezza né la rabbia per tutta quella serie di contrattempi.
Vide, da lontano, un capannello di persone....; intuì che fossero lì per Ballerini.
Si avvicinò lentamente. Gli parve di riconoscere qualcuno, così di spalle.
Ma non gli importava un bel niente.
Si pose sulla sinistra e chinò il capo in avanti. Provò a recitare una preghiera, ma non ricordava molto bene le parole.
Allora ripetè mentalmente tutte le edizioni dei mondiali di ciclismo, dal 2002 in poi...
E poi cercò di ricordare più marche di bici possibile...
Si allontanò di qualche passo...; estrasse dalla tasca un pignone, un 27...
- Da oggi prometto che non lo userò più... per te Franco, per te.
Sentì le lacrime scendergli sul viso; serrò così forte il pignone nel pugno che la sua mano destra incominciò a sanguinare.
Si rimise in tasca il pignone ed uscì dal cimitero, incrociando persone che non guardò nemmeno.
Francesca lo attendeva, dietro alla tenda scostata nella stanza al primo piano.
- Tutto bene?
- Sì, tutto bene.
- Ti ho preparato la cena...
- Lascia stare, non mi va di mangiare....
- Va bene.. e non preoccuparti per l'uniforme... domani ci penso io...
- Scusa..
- Non preoccuparti.. buonanotte.
- 'Notte.
== fine ==
In memoria dell'immenso Franco Ballerini.
