La Gloria è stata fondata nel 1921 da Alfredo Focesi, moglie e Galmozzi.
Focesi era un commerciante di tessuti prima, ma aiutava in qualche modo il cognato Giovanni (prima che appendesse la bici al chiodo nel 1912) nel suo negozio di bici, sempre a Milano (ritirato poi ha aperto una fabbrica ad Asti). Poi appunto, conosce Galmozzi, che era già un telaista affermato, e fonda la società.
Galmozzi era uno molto bravo, uno dei primi a prestare attenzioni particolari alle bici, come congiunzioni elaborate, cromature, etc...ma la svolta ovviamente arrivò nel 1923, con il titolo di campione del mondo dilettanti vinto da Libero Ferrario, il primo titolo mondiale vinto da un ciclista italiano, che correva per la Gloria. Ferrario era di Parabiago, fuori Milano, ed ancora oggi si svolgono ogni anno 2 randonnée classiche a suo nome: quella di S.Valentino e quella Parabiago-Genova-Parabiago (la "Libero Ferrario").
Da li in poi la Gloria (squadra) divenne molto importante, in particolare con la vittoria al Giro '31 di
Camusso. Siccome le tattiche della squadra erano note per essere molto arrembanti e votate all'attacco, i suoi corridori vennero soprannominati "i garibaldini", ed infatti ancora oggi il modello più noto della Gloria (azienda) è la Garibaldina (idea di Galmozzi).
Focesi ha aperto uno dei primi negozi in Italia di grandi dimensioni di articoli sportivi e biciclette, il negozio della Gloria appunto, tra c.so Buenos Aires e via Scarlatti a Milano, poco distante dalla fabbrica.
Nel 1926 però Galmozzi se ne va dalla Gloria, prima per andare a fare il rappresentante, e poi perché apre la propria fabbrica col figlio Angelo, vendendo le bici col proprio marchio (col famoso logo del Gallo sul mozzo -Gal-Mozzi-) e come terzista. In particolare per Lazzaretti di Roma.
Non si sa bene, ma uno dei motivi dei dissidi con Focesi potrebbero essere state le idee di quest'ultimo, che era un fanatico fascista (la storia del correre all'attacco sempre...Focesi faceva anche da DS...). Galmozzi durante la guerra era stato internato come prigioniero di guerra a Mathausen.
Con la fine della guerra e del fascismo Focesi smette con la squadra pro e si mette a fare anche motociclette, ma queste furono un fallimento commerciale, che unito allo stile di vita non parco del Focesi portò al fallimento nel '55.
C'è una leggenda che narra che Focesi una volta abbia incontrato (o sia andato a cercare) in un bar Galmozzi e si sia messo in ginocchio ammettendo che era lui che aveva fatto la fortuna della Gloria e scusandosi, ma forse è solo una leggenda.
Focesi si è suicidato con un colpo alla testa pochi anni dopo.
La Gloria (marchio) è stato rilevato negli anni '60 dalla Masciaghi (bici Coppi), che però lo usava per marchiare bici da passeggio che credo fossero vendute nei Carrefour. Oggi non credo che si vendano più.
ps
Colnago ha lavorato alla Gloria nel '45, come aiuto saldatore, quando aveva 13 anni, quindi illegalmente. E lavorava a cottimo tutto il giorno. Una volta un altro operaio lo bullizzava (come si direbbe oggi) e lui si era distratto dal lavoro in catena, ed allora il capoturno gli ha bruciato una mano col cannello per punizione (è una storia che l'Ernesto ha raccontato n-mila volte). Da allora ha chiesto di fare altro e quindi gli davano le
ruote da raggiare e centrare, che lui si portava a casa, fino a che poi si è messo in proprio col negozio a Cambiago...
Per quanto riguarda Faliero Masi, credo che abbia lavorato poco alla Gloria, se mai ci ha "lavorato", più che altro deve aver imparato/preso ispirazione da Galmozzi, per poi andare a lavorare alla Viscontea dove faceva le bici dei corridori della squadra. Poi si è messo in proprio anche lui.