News Specialissima RC e Oltre RC “Founder Edition”: la nuova serie limitata che celebra Edoardo Bianchi

Cyboraf

Scalatore
11 Giugno 2012
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Wilier SLR 0 su Ultegra Elettrico - Vetta Acciao su Campy
21.885 €.. chiaramente è un esercizio di stile. Da non usare e da tenere in soggiorno per chi è facoltoso e appassionato.

Detto questo nell'articolo non viene menzionato il fatto, per dovere di cronaca, che la guarnitura è in versione PM.

In fin dei conti 21k e nemmeno il PM di serie mi pareva veramente esagerato ;pirlùn^


Saluti, Maxx.
beh certo ma poi vogliamo parlare della colorazione.
Una Bianchi che celebra il fondatore in colori da bici giapponese
 

camoscio d'oro

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L'hanno messa sul carro :-(
Piuttosto non hanno usato il celeste, finalmente.
La cosa è opinabile...è questione di prospettive; è il colore della tradizione; a molti non dispiace, a me piace e poi il CK16 è un colore che ultimamente sono stati capaci anche di rinnovare con nuove sfumature, effetti, opacità e luminosità, tipo il cromo celeste, tanto per citare l'ultimo caso.
 
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axl

Squattarone
29 Maggio 2013
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ce l'ho
In realtà, parlando allo stand dell'IBF col responsabile, la versione limitata della specialissima con colorazione Marco Pantani è quasi esaurita, quindi qualcosa si venderà.....
Comunque dal vivo sono bellissime ed hanno una componentistica super ricercata.
 
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Zugnajima#11

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Giusto per curiosità: da via Nirone non è uscita probabilmente nemmeno mai una bicicletta di produzione Bianchi. Era un negozietto (si parla del 1895-1899!) dove vendevano le bici col ruotone davanti di produzione estera ed altra roba varia stile ferramenta.

1st-Bianchi-shop.jpg


D'altronde via Nirone a Milano è una via iper-centrale.

Il primo grande stabilimento Bianchi, dove producevano auto, moto, camion e bici era in viale Abruzzi, sempre a Milano, ma era già una cosa enorme nei primi decenni del '900.
Questa è una raffigurazione degli anni '30:

512833808_3379544515519385_3597559944529385908_n.jpg


E da qui sono uscite le prime bici "esclusive". Ma non "Reparto Corse", perché questa denominazione è cominciata dal 1952, con la famosa numerazione a 6 cifre dei numeri di matricola (la produzione di serie era già a 7 cifre nei primi anni '40, cioè avevano superato il milione di bici prodotte). Prima si chiamava "reparto costruzione veli speciali", ma non era un vero reparto separato per le bici dei corridori, ma costruivano anche i modelli "top di gamma" come la Impero o la Sovrana.
Nel 1958 quello stabilimento è stato chiuso e venduto il terreno (ormai era centro città pure quello) e i vari reparti spostati in vari stabilimenti (Brescia, Desio, etc.), e quello bici in via Taliedo, vicino all'aeroporto di Linate, nei vecchi capannoni della Caproni.
Poi nei primi anni '70 il trasloco a Treviglio.

Totale: via Nirone 7 è solo un luogo simbolico.

Vedi l'allegato 499928
Che bella storia!
 

camoscio d'oro

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In realtà, parlando allo stand dell'IBF col responsabile, la versione limitata della specialissima con colorazione Marco Pantani è quasi esaurita, quindi qualcosa si venderà.....
Comunque dal vivo sono bellissime ed hanno una componentistica super ricercata.
Sì, per quella colorazione non stento a crederlo; proposero la stessa colorazione anche per il precedente modello e qualcuna in giro la si vede.
La collaborazione con Bianchi non fu forse quella più amata da Pantani ma rimane quella più iconica, un mito nel mito
 

Ser pecora

Diretur
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Che bella storia!

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Dall'altra parte del viale alberato che si vede sopra, ad un centinaio di metri, dal 1921, c'era lo stabilimento della AMF Gloria, fondata da Alfredo Focesi, la moglie Artemisia Gerbi, sorella di Giovanni, "il diavolo rosso", e Francesco Galmozzi (noto telaista).

La storia della Gloria è off-topic (e pure un po' triste), ma va ricordato che come operai impiegati li ci sono stati Ernesto Colnago e Faliero Masi (quest'ultimo quello che faceva le bici per la squadra).
 

Doppiomisto

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Dall'altra parte del viale alberato che si vede sopra, ad un centinaio di metri, dal 1921, c'era lo stabilimento della AMF Gloria, fondata da Alfredo Focesi, la moglie Artemisia Gerbi, sorella di Giovanni, "il diavolo rosso", e Francesco Galmozzi (noto telaista).

La storia della Gloria è off-topic (e pure un po' triste), ma va ricordato che come operai impiegati li ci sono stati Ernesto Colnago e Faliero Masi (quest'ultimo quello che faceva le bici per la squadra).

No dai racconta anche questa storia.
Chissene se è OT. Ci sono già decine di topic di bici superspeciali da millemila euro.
 

Ser pecora

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No dai racconta anche questa storia.

La Gloria è stata fondata nel 1921 da Alfredo Focesi, moglie e Galmozzi.
Focesi era un commerciante di tessuti prima, ma aiutava in qualche modo il cognato Giovanni (prima che appendesse la bici al chiodo nel 1912) nel suo negozio di bici, sempre a Milano (ritirato poi ha aperto una fabbrica ad Asti). Poi appunto, conosce Galmozzi, che era già un telaista affermato, e fonda la società.

Galmozzi era uno molto bravo, uno dei primi a prestare attenzioni particolari alle bici, come congiunzioni elaborate, cromature, etc...ma la svolta ovviamente arrivò nel 1923, con il titolo di campione del mondo dilettanti vinto da Libero Ferrario, il primo titolo mondiale vinto da un ciclista italiano, che correva per la Gloria. Ferrario era di Parabiago, fuori Milano, ed ancora oggi si svolgono ogni anno 2 randonnée classiche a suo nome: quella di S.Valentino e quella Parabiago-Genova-Parabiago (la "Libero Ferrario").

Da li in poi la Gloria (squadra) divenne molto importante, in particolare con la vittoria al Giro '31 di Camusso. Siccome le tattiche della squadra erano note per essere molto arrembanti e votate all'attacco, i suoi corridori vennero soprannominati "i garibaldini", ed infatti ancora oggi il modello più noto della Gloria (azienda) è la Garibaldina (idea di Galmozzi).

images


Focesi ha aperto uno dei primi negozi in Italia di grandi dimensioni di articoli sportivi e biciclette, il negozio della Gloria appunto, tra c.so Buenos Aires e via Scarlatti a Milano, poco distante dalla fabbrica.

Nel 1926 però Galmozzi se ne va dalla Gloria, prima per andare a fare il rappresentante, e poi perché apre la propria fabbrica col figlio Angelo, vendendo le bici col proprio marchio (col famoso logo del Gallo sul mozzo -Gal-Mozzi-) e come terzista. In particolare per Lazzaretti di Roma.
7039810503_170b93156c.jpg


Non si sa bene, ma uno dei motivi dei dissidi con Focesi potrebbero essere state le idee di quest'ultimo, che era un fanatico fascista (la storia del correre all'attacco sempre...Focesi faceva anche da DS...). Galmozzi durante la guerra era stato internato come prigioniero di guerra a Mathausen.

Con la fine della guerra e del fascismo Focesi smette con la squadra pro e si mette a fare anche motociclette, ma queste furono un fallimento commerciale, che unito allo stile di vita non parco del Focesi portò al fallimento nel '55.

C'è una leggenda che narra che Focesi una volta abbia incontrato (o sia andato a cercare) in un bar Galmozzi e si sia messo in ginocchio ammettendo che era lui che aveva fatto la fortuna della Gloria e scusandosi, ma forse è solo una leggenda.

Focesi si è suicidato con un colpo alla testa pochi anni dopo.

La Gloria (marchio) è stato rilevato negli anni '60 dalla Masciaghi (bici Coppi), che però lo usava per marchiare bici da passeggio che credo fossero vendute nei Carrefour. Oggi non credo che si vendano più.

ps
Colnago ha lavorato alla Gloria nel '45, come aiuto saldatore, quando aveva 13 anni, quindi illegalmente. E lavorava a cottimo tutto il giorno. Una volta un altro operaio lo bullizzava (come si direbbe oggi) e lui si era distratto dal lavoro in catena, ed allora il capoturno gli ha bruciato una mano col cannello per punizione (è una storia che l'Ernesto ha raccontato n-mila volte). Da allora ha chiesto di fare altro e quindi gli davano le ruote da raggiare e centrare, che lui si portava a casa, fino a che poi si è messo in proprio col negozio a Cambiago...

Per quanto riguarda Faliero Masi, credo che abbia lavorato poco alla Gloria, se mai ci ha "lavorato", più che altro deve aver imparato/preso ispirazione da Galmozzi, per poi andare a lavorare alla Viscontea dove faceva le bici dei corridori della squadra. Poi si è messo in proprio anche lui.
 
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Passista
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La Gloria è stata fondata nel 1921 da Alfredo Focesi, moglie e Galmozzi.
Focesi era un commerciante di tessuti prima, ma aiutava in qualche modo il cognato Giovanni (prima che appendesse la bici al chiodo nel 1912) nel suo negozio di bici, sempre a Milano (ritirato poi ha aperto una fabbrica ad Asti). Poi appunto, conosce Galmozzi, che era già un telaista affermato, e fonda la società.

Galmozzi era uno molto bravo, uno dei primi a prestare attenzioni particolari alle bici, come congiunzioni elaborate, cromature, etc...ma la svolta ovviamente arrivò nel 1923, con il titolo di campione del mondo dilettanti vinto da Libero Ferrario, il primo titolo mondiale vinto da un ciclista italiano, che correva per la Gloria. Ferrario era di Parabiago, fuori Milano, ed ancora oggi si svolgono ogni anno 2 randonnée classiche a suo nome: quella di S.Valentino e quella Parabiago-Genova-Parabiago (la "Libero Ferrario").

Da li in poi la Gloria (squadra) divenne molto importante, in particolare con la vittoria al Giro '31 di Camusso. Siccome le tattiche della squadra erano note per essere molto arrembanti e votate all'attacco, i suoi corridori vennero soprannominati "i garibaldini", ed infatti ancora oggi il modello più noto della Gloria (azienda) è la Garibaldina (idea di Galmozzi).

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Focesi ha aperto uno dei primi negozi in Italia di grandi dimensioni di articoli sportivi e biciclette, il negozio della Gloria appunto, tra c.so Buenos Aires e via Scarlatti a Milano, poco distante dalla fabbrica.

Nel 1926 però Galmozzi se ne va dalla Gloria, prima per andare a fare il rappresentante, e poi perché apre la propria fabbrica col figlio Angelo, vendendo le bici col proprio marchio (col famoso logo del Gallo sul mozzo -Gal-Mozzi-) e come terzista. In particolare per Lazzaretti di Roma.
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Non si sa bene, ma uno dei motivi dei dissidi con Focesi potrebbero essere state le idee di quest'ultimo, che era un fanatico fascista (la storia del correre all'attacco sempre...Focesi faceva anche da DS...). Galmozzi durante la guerra era stato internato come prigioniero di guerra a Mathausen.

Con la fine della guerra e del fascismo Focesi smette con la squadra pro e si mette a fare anche motociclette, ma queste furono un fallimento commerciale, che unito allo stile di vita non parco del Focesi portò al fallimento nel '55.

C'è una leggenda che narra che Focesi una volta abbia incontrato (o sia andato a cercare) in un bar Galmozzi e si sia messo in ginocchio ammettendo che era lui che aveva fatto la fortuna della Gloria e scusandosi, ma forse è solo una leggenda.

Focesi si è suicidato con un colpo alla testa pochi anni dopo.

La Gloria (marchio) è stato rilevato negli anni '60 dalla Masciaghi (bici Coppi), che però lo usava per marchiare bici da passeggio che credo fossero vendute nei Carrefour. Oggi non credo che si vendano più.

ps
Colnago ha lavorato alla Gloria nel '45, come aiuto saldatore, quando aveva 13 anni, quindi illegalmente. E lavorava a cottimo tutto il giorno. Una volta un altro operaio lo bullizzava (come si direbbe oggi) e lui si era distratto dal lavoro in catena, ed allora il capoturno gli ha bruciato una mano col cannello per punizione (è una storia che l'Ernesto ha raccontato n-mila volte). Da allora ha chiesto di fare altro e quindi gli davano le ruote da raggiare e centrare, che lui si portava a casa, fino a che poi si è messo in proprio col negozio a Cambiago...

Per quanto riguarda Faliero Masi, credo che abbia lavorato poco alla Gloria, se mai ci ha "lavorato", più che altro deve aver imparato/preso ispirazione da Galmozzi, per poi andare a lavorare alla Viscontea dove faceva le bici dei corridori della squadra. Poi si è messo in proprio anche lui.
Chapeau :hail::hail::hail:
Voto anch'io per la rubrica fissa da tenere di tanto in tanto, quando ne hai voglia.
 

Zugnajima#11

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Dall'altra parte del viale alberato che si vede sopra, ad un centinaio di metri, dal 1921, c'era lo stabilimento della AMF Gloria, fondata da Alfredo Focesi, la moglie Artemisia Gerbi, sorella di Giovanni, "il diavolo rosso", e Francesco Galmozzi (noto telaista).

La storia della Gloria è off-topic (e pure un po' triste), ma va ricordato che come operai impiegati li ci sono stati Ernesto Colnago e Faliero Masi (quest'ultimo quello che faceva le bici per la squadra).
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Zugnajima#11

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La Gloria è stata fondata nel 1921 da Alfredo Focesi, moglie e Galmozzi.
Focesi era un commerciante di tessuti prima, ma aiutava in qualche modo il cognato Giovanni (prima che appendesse la bici al chiodo nel 1912) nel suo negozio di bici, sempre a Milano (ritirato poi ha aperto una fabbrica ad Asti). Poi appunto, conosce Galmozzi, che era già un telaista affermato, e fonda la società.

Galmozzi era uno molto bravo, uno dei primi a prestare attenzioni particolari alle bici, come congiunzioni elaborate, cromature, etc...ma la svolta ovviamente arrivò nel 1923, con il titolo di campione del mondo dilettanti vinto da Libero Ferrario, il primo titolo mondiale vinto da un ciclista italiano, che correva per la Gloria. Ferrario era di Parabiago, fuori Milano, ed ancora oggi si svolgono ogni anno 2 randonnée classiche a suo nome: quella di S.Valentino e quella Parabiago-Genova-Parabiago (la "Libero Ferrario").

Da li in poi la Gloria (squadra) divenne molto importante, in particolare con la vittoria al Giro '31 di Camusso. Siccome le tattiche della squadra erano note per essere molto arrembanti e votate all'attacco, i suoi corridori vennero soprannominati "i garibaldini", ed infatti ancora oggi il modello più noto della Gloria (azienda) è la Garibaldina (idea di Galmozzi).

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Focesi ha aperto uno dei primi negozi in Italia di grandi dimensioni di articoli sportivi e biciclette, il negozio della Gloria appunto, tra c.so Buenos Aires e via Scarlatti a Milano, poco distante dalla fabbrica.

Nel 1926 però Galmozzi se ne va dalla Gloria, prima per andare a fare il rappresentante, e poi perché apre la propria fabbrica col figlio Angelo, vendendo le bici col proprio marchio (col famoso logo del Gallo sul mozzo -Gal-Mozzi-) e come terzista. In particolare per Lazzaretti di Roma.
7039810503_170b93156c.jpg


Non si sa bene, ma uno dei motivi dei dissidi con Focesi potrebbero essere state le idee di quest'ultimo, che era un fanatico fascista (la storia del correre all'attacco sempre...Focesi faceva anche da DS...). Galmozzi durante la guerra era stato internato come prigioniero di guerra a Mathausen.

Con la fine della guerra e del fascismo Focesi smette con la squadra pro e si mette a fare anche motociclette, ma queste furono un fallimento commerciale, che unito allo stile di vita non parco del Focesi portò al fallimento nel '55.

C'è una leggenda che narra che Focesi una volta abbia incontrato (o sia andato a cercare) in un bar Galmozzi e si sia messo in ginocchio ammettendo che era lui che aveva fatto la fortuna della Gloria e scusandosi, ma forse è solo una leggenda.

Focesi si è suicidato con un colpo alla testa pochi anni dopo.

La Gloria (marchio) è stato rilevato negli anni '60 dalla Masciaghi (bici Coppi), che però lo usava per marchiare bici da passeggio che credo fossero vendute nei Carrefour. Oggi non credo che si vendano più.

ps
Colnago ha lavorato alla Gloria nel '45, come aiuto saldatore, quando aveva 13 anni, quindi illegalmente. E lavorava a cottimo tutto il giorno. Una volta un altro operaio lo bullizzava (come si direbbe oggi) e lui si era distratto dal lavoro in catena, ed allora il capoturno gli ha bruciato una mano col cannello per punizione (è una storia che l'Ernesto ha raccontato n-mila volte). Da allora ha chiesto di fare altro e quindi gli davano le ruote da raggiare e centrare, che lui si portava a casa, fino a che poi si è messo in proprio col negozio a Cambiago...

Per quanto riguarda Faliero Masi, credo che abbia lavorato poco alla Gloria, se mai ci ha "lavorato", più che altro deve aver imparato/preso ispirazione da Galmozzi, per poi andare a lavorare alla Viscontea dove faceva le bici dei corridori della squadra. Poi si è messo in proprio anche lui.
Sei un mito, ti metto nei miei primi tre Eroi della vita, assieme a Bastian e Max...
 

longjnes

Maglia Gialla
10 Luglio 2008
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Gianni / TCR SL
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Dall'altra parte del viale alberato che si vede sopra, ad un centinaio di metri, dal 1921, c'era lo stabilimento della AMF Gloria, fondata da Alfredo Focesi, la moglie Artemisia Gerbi, sorella di Giovanni, "il diavolo rosso", e Francesco Galmozzi (noto telaista).

La storia della Gloria è off-topic (e pure un po' triste), ma va ricordato che come operai impiegati li ci sono stati Ernesto Colnago e Faliero Masi (quest'ultimo quello che faceva le bici per la squadra).

La Gloria è stata fondata nel 1921 da Alfredo Focesi, moglie e Galmozzi.
Focesi era un commerciante di tessuti prima, ma aiutava in qualche modo il cognato Giovanni (prima che appendesse la bici al chiodo nel 1912) nel suo negozio di bici, sempre a Milano (ritirato poi ha aperto una fabbrica ad Asti). Poi appunto, conosce Galmozzi, che era già un telaista affermato, e fonda la società.

Galmozzi era uno molto bravo, uno dei primi a prestare attenzioni particolari alle bici, come congiunzioni elaborate, cromature, etc...ma la svolta ovviamente arrivò nel 1923, con il titolo di campione del mondo dilettanti vinto da Libero Ferrario, il primo titolo mondiale vinto da un ciclista italiano, che correva per la Gloria. Ferrario era di Parabiago, fuori Milano, ed ancora oggi si svolgono ogni anno 2 randonnée classiche a suo nome: quella di S.Valentino e quella Parabiago-Genova-Parabiago (la "Libero Ferrario").

Da li in poi la Gloria (squadra) divenne molto importante, in particolare con la vittoria al Giro '31 di Camusso. Siccome le tattiche della squadra erano note per essere molto arrembanti e votate all'attacco, i suoi corridori vennero soprannominati "i garibaldini", ed infatti ancora oggi il modello più noto della Gloria (azienda) è la Garibaldina (idea di Galmozzi).

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Focesi ha aperto uno dei primi negozi in Italia di grandi dimensioni di articoli sportivi e biciclette, il negozio della Gloria appunto, tra c.so Buenos Aires e via Scarlatti a Milano, poco distante dalla fabbrica.

Nel 1926 però Galmozzi se ne va dalla Gloria, prima per andare a fare il rappresentante, e poi perché apre la propria fabbrica col figlio Angelo, vendendo le bici col proprio marchio (col famoso logo del Gallo sul mozzo -Gal-Mozzi-) e come terzista. In particolare per Lazzaretti di Roma.
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Non si sa bene, ma uno dei motivi dei dissidi con Focesi potrebbero essere state le idee di quest'ultimo, che era un fanatico fascista (la storia del correre all'attacco sempre...Focesi faceva anche da DS...). Galmozzi durante la guerra era stato internato come prigioniero di guerra a Mathausen.

Con la fine della guerra e del fascismo Focesi smette con la squadra pro e si mette a fare anche motociclette, ma queste furono un fallimento commerciale, che unito allo stile di vita non parco del Focesi portò al fallimento nel '55.

C'è una leggenda che narra che Focesi una volta abbia incontrato (o sia andato a cercare) in un bar Galmozzi e si sia messo in ginocchio ammettendo che era lui che aveva fatto la fortuna della Gloria e scusandosi, ma forse è solo una leggenda.

Focesi si è suicidato con un colpo alla testa pochi anni dopo.

La Gloria (marchio) è stato rilevato negli anni '60 dalla Masciaghi (bici Coppi), che però lo usava per marchiare bici da passeggio che credo fossero vendute nei Carrefour. Oggi non credo che si vendano più.

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Colnago ha lavorato alla Gloria nel '45, come aiuto saldatore, quando aveva 13 anni, quindi illegalmente. E lavorava a cottimo tutto il giorno. Una volta un altro operaio lo bullizzava (come si direbbe oggi) e lui si era distratto dal lavoro in catena, ed allora il capoturno gli ha bruciato una mano col cannello per punizione (è una storia che l'Ernesto ha raccontato n-mila volte). Da allora ha chiesto di fare altro e quindi gli davano le ruote da raggiare e centrare, che lui si portava a casa, fino a che poi si è messo in proprio col negozio a Cambiago...

Per quanto riguarda Faliero Masi, credo che abbia lavorato poco alla Gloria, se mai ci ha "lavorato", più che altro deve aver imparato/preso ispirazione da Galmozzi, per poi andare a lavorare alla Viscontea dove faceva le bici dei corridori della squadra. Poi si è messo in proprio anche lui.
wow che storia
quando la passione incontrano la competenza e l'amore per la cura e la perfezione non puo' che nascere una storia di successo.