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Training and Racing with a Power Meter - allenamento con paradigma FTP
Testo
<blockquote data-quote="Roberto Massa" data-source="post: 7101740" data-attributes="member: 20890"><p>Il principio è semplice, più aumenta l'intensità della rip maggiore dev'essere il recupero per mantenere elevato il target qualitativo.</p><p>Si passa da recuperi completi e ampi per i lavori neuromuscolari a quelli anche particolarmente brevi quando a intensità submassimali e (teoricamente) senza problemi nello smaltimento/utilizzo lattato.</p><p></p><p>a) il teoricamente è d'obbligo perché uno dei problemi principali dell'amatore non è fare il carico X, è farlo qualitativamente migliorando la sua capacità (aerobica) di utilizzo del lattato: a parità di zona (riferimento sempre arbitrario) un soggetto più allenato è meno "impiccato" su questo parametro rispetto a chi si martella di mono intensità (es. chi esagera di Z3-SST destrutturata, è il caso più classico)</p><p></p><p>b) per quanto possano piacere rapporti matematici, quasi da "rapporto" aureo, per cui la zona X richiede Y minuti di recupero...sempre più è evidenziato da chi studia esternamente la metodologia di allenamento e/o da chi la applica...che non esistono rapporti magici, numeri magici. Ciò che conta è l'obiettivo di carico e se questo è qualitativo (per distinguerlo dal suo opposto cioè quantitativo/volume)...massimizzarne la qualità. Tutto il resto è un ricamo quasi mai particolarmente funzionale/utile.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Roberto Massa, post: 7101740, member: 20890"] Il principio è semplice, più aumenta l'intensità della rip maggiore dev'essere il recupero per mantenere elevato il target qualitativo. Si passa da recuperi completi e ampi per i lavori neuromuscolari a quelli anche particolarmente brevi quando a intensità submassimali e (teoricamente) senza problemi nello smaltimento/utilizzo lattato. a) il teoricamente è d'obbligo perché uno dei problemi principali dell'amatore non è fare il carico X, è farlo qualitativamente migliorando la sua capacità (aerobica) di utilizzo del lattato: a parità di zona (riferimento sempre arbitrario) un soggetto più allenato è meno "impiccato" su questo parametro rispetto a chi si martella di mono intensità (es. chi esagera di Z3-SST destrutturata, è il caso più classico) b) per quanto possano piacere rapporti matematici, quasi da "rapporto" aureo, per cui la zona X richiede Y minuti di recupero...sempre più è evidenziato da chi studia esternamente la metodologia di allenamento e/o da chi la applica...che non esistono rapporti magici, numeri magici. Ciò che conta è l'obiettivo di carico e se questo è qualitativo (per distinguerlo dal suo opposto cioè quantitativo/volume)...massimizzarne la qualità. Tutto il resto è un ricamo quasi mai particolarmente funzionale/utile. [/QUOTE]
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