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watt, rpm, forza, potenza...
Testo
<blockquote data-quote="vaminga" data-source="post: 2815233" data-attributes="member: 22219"><p>Bhe non mi pare che l'esempio sia calzante. Perchè mai 70 e 75 rpm<img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/scratchhead.gif" class="smilie" loading="lazy" alt=";nonzo%" title="Scratchhead ;nonzo%" data-shortname=";nonzo%" />.</p><p>Se l'incremento fosse da 70 a 74 rpm si esprimerebbe circa la stessa potenza sia spingendo il il 42/18 a 70 rpm che il 42/19 a 74 rpm.</p><p>Il punto non è questo.</p><p>Comunque, ripeto, è chiaro ciò che esprimi e che ha ribadito anche Tendola nel suo precedente post: per un atleta è più conveniente, disponendo di un incremento di potenza frutto di specifica preparazione che gli ha permesso anche di incrementare la forza sostenibile, sviluppare questa maggior potenza attraverso un innalzamento delle rpm a parità di forza media anzichè mantenere le rpm invariate incrementando la forza (almeno per potenze da sostenre per un tempo lungo).</p><p></p><p>Prendo atto e cercherò, se mai, di capire meglio. Perchè questa conclusione sarà certamente frutto di analisi teoriche sostenute da adeguate conferme sperimentali (anche se in quest'ambito le certezze sono rare!). <img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/beer.gif" class="smilie" loading="lazy" alt="o-o" title="Beer o-o" data-shortname="o-o" /></p><p></p><p></p><p></p><p>Già istintivamente si tende a "pigiare di più" sui pedali. Però mi pare di capire che in uno sforzo limitato come una cronoscalata amatoriale o una corsa in salita (come dicevo) per tempi che vanno dai 20 ai 60 minuti ciò potrebbe essere altrettanto utile che un proporzionale aumento delle rpm.</p><p></p><p></p><p>L'argomentazione è chiara.<img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/beer.gif" class="smilie" loading="lazy" alt="o-o" title="Beer o-o" data-shortname="o-o" /></p><p>Però mi sembra strano che "<u>sempre</u>" l'incremento di potenza sia più efficacemente espresso da una velocizzazione del gesto; perchè mi parrebbe ragionevole ipotizzare per un determinato atleta una "agilità" massima (diversa da ciclista a ciclista) oltre la quale diminuisce l'efficienza della potenza prodotta (per il dispendio metabolico connesso alle troppo elevate rpm).</p><p> </p><p></p><p></p><p>Nel manuale divilgativo "Pedalare è Bello" di Arcelli (appunto degli anni 70anta), si sosteneva una cosa analoga per il ciclismo. Gli studi "teorici" avrebbero previsto una maggiore efficienza nel produrre potenza a basse rpm, ma già allora i ciclisti tendevano a pedalare (specie in pianura) a velocità molto superiori di quelle ipotizzate teoricamente. Probabilmente, concludeva Arcelli, il nostro modello teorico è inadeguato a spiegare il fenomeno.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="vaminga, post: 2815233, member: 22219"] Bhe non mi pare che l'esempio sia calzante. Perchè mai 70 e 75 rpm;nonzo%. Se l'incremento fosse da 70 a 74 rpm si esprimerebbe circa la stessa potenza sia spingendo il il 42/18 a 70 rpm che il 42/19 a 74 rpm. Il punto non è questo. Comunque, ripeto, è chiaro ciò che esprimi e che ha ribadito anche Tendola nel suo precedente post: per un atleta è più conveniente, disponendo di un incremento di potenza frutto di specifica preparazione che gli ha permesso anche di incrementare la forza sostenibile, sviluppare questa maggior potenza attraverso un innalzamento delle rpm a parità di forza media anzichè mantenere le rpm invariate incrementando la forza (almeno per potenze da sostenre per un tempo lungo). Prendo atto e cercherò, se mai, di capire meglio. Perchè questa conclusione sarà certamente frutto di analisi teoriche sostenute da adeguate conferme sperimentali (anche se in quest'ambito le certezze sono rare!). o-o Già istintivamente si tende a "pigiare di più" sui pedali. Però mi pare di capire che in uno sforzo limitato come una cronoscalata amatoriale o una corsa in salita (come dicevo) per tempi che vanno dai 20 ai 60 minuti ciò potrebbe essere altrettanto utile che un proporzionale aumento delle rpm. L'argomentazione è chiara.o-o Però mi sembra strano che "[U]sempre[/U]" l'incremento di potenza sia più efficacemente espresso da una velocizzazione del gesto; perchè mi parrebbe ragionevole ipotizzare per un determinato atleta una "agilità" massima (diversa da ciclista a ciclista) oltre la quale diminuisce l'efficienza della potenza prodotta (per il dispendio metabolico connesso alle troppo elevate rpm). Nel manuale divilgativo "Pedalare è Bello" di Arcelli (appunto degli anni 70anta), si sosteneva una cosa analoga per il ciclismo. Gli studi "teorici" avrebbero previsto una maggiore efficienza nel produrre potenza a basse rpm, ma già allora i ciclisti tendevano a pedalare (specie in pianura) a velocità molto superiori di quelle ipotizzate teoricamente. Probabilmente, concludeva Arcelli, il nostro modello teorico è inadeguato a spiegare il fenomeno. [/QUOTE]
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