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Metodologie di allenamento
watt, rpm, forza, potenza...
Testo
<blockquote data-quote="gianni.tendola" data-source="post: 2827581" data-attributes="member: 8990"><p>Il nuoto ha una particolarità rispetto alla corsa e al ciclismo: l'alta resistenza offerta alla progressione ,che per la densità dell'acqua 800 volte maggiore dell'aria, comporta un bassa velocità di avanzamento. Ciò condiziona in modo preponderante il costo energetico tanto che molto è stato dedicato, per il suo miglioramento, alle tecniche di progressione più economica che consente di raggiungere velocità più elevate con lo stesso dispendio metabolico per unità di tempo fino ad arrivare ai famosi costumi ipertecnologici. Il fattore limitante è la superficie corporea e non il peso. D'altro lato la componente forza (=massa d'acqua spostata ad ogni bracciata) è direttamente proporzionale alla velocità di spinta del braccio e quindi alla frequenza delle bracciate stesse con il risultato che la potenza stessa (distanza percorsa o tempo impiegato) aumenta o diminuisce se aumentano o diminuiscono forza e velocità: nel nuoto non c'è il cambio che consente di risparmiare forza aumentando le bracciate (rpm) o aumentare la velocità con meno bracciate. E' come andare in salita con energia cinetica e forza d'inerzia quasi nulle con il rapporto fisso: ne consegue che la qualità da allenare è la forza e in modo specifico la resistenza di forza. Quando allenavo una squadra di nuoto facevo percorrere ai nuotatori vasche su vasche con una tanica piena d'acqua legata in vita per migliorare la resistenza di forza e anche partenze dai blocchi con lunghi elastici, sempre legati ai fianchi, fino ad estenderli completamente alla massima velocità per aumentare la forza esplosiva e veloce come si fa in bici su salite intorno al 5% con rapporti lunghi con partenza da fermi per 15"-20"; un altro lavoro consistente era l'intermittente per elevare la resistenza ai ritmi di gara: in fondo però le metodologie di allenamento in due sport così diversi tra loro hanno molti punti in comune!</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="gianni.tendola, post: 2827581, member: 8990"] Il nuoto ha una particolarità rispetto alla corsa e al ciclismo: l'alta resistenza offerta alla progressione ,che per la densità dell'acqua 800 volte maggiore dell'aria, comporta un bassa velocità di avanzamento. Ciò condiziona in modo preponderante il costo energetico tanto che molto è stato dedicato, per il suo miglioramento, alle tecniche di progressione più economica che consente di raggiungere velocità più elevate con lo stesso dispendio metabolico per unità di tempo fino ad arrivare ai famosi costumi ipertecnologici. Il fattore limitante è la superficie corporea e non il peso. D'altro lato la componente forza (=massa d'acqua spostata ad ogni bracciata) è direttamente proporzionale alla velocità di spinta del braccio e quindi alla frequenza delle bracciate stesse con il risultato che la potenza stessa (distanza percorsa o tempo impiegato) aumenta o diminuisce se aumentano o diminuiscono forza e velocità: nel nuoto non c'è il cambio che consente di risparmiare forza aumentando le bracciate (rpm) o aumentare la velocità con meno bracciate. E' come andare in salita con energia cinetica e forza d'inerzia quasi nulle con il rapporto fisso: ne consegue che la qualità da allenare è la forza e in modo specifico la resistenza di forza. Quando allenavo una squadra di nuoto facevo percorrere ai nuotatori vasche su vasche con una tanica piena d'acqua legata in vita per migliorare la resistenza di forza e anche partenze dai blocchi con lunghi elastici, sempre legati ai fianchi, fino ad estenderli completamente alla massima velocità per aumentare la forza esplosiva e veloce come si fa in bici su salite intorno al 5% con rapporti lunghi con partenza da fermi per 15"-20"; un altro lavoro consistente era l'intermittente per elevare la resistenza ai ritmi di gara: in fondo però le metodologie di allenamento in due sport così diversi tra loro hanno molti punti in comune! [/QUOTE]
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