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Testo
<blockquote data-quote="Roberto Massa" data-source="post: 2845228" data-attributes="member: 20890"><p>discussione interessante ma vincolata da fattori strumentali: la potenza output che prendiamo in esame è calcolata come potenza media, fatto che agli effetti biomeccanici e fisiologici muscolari intrinseci non è così.</p><p>Solo una fase (2 analizzando entrambe gli arti) compongono una componente efficace di coppia torcente. Addirittura, in mancanza di tecnica adeguata/efficiente si hanno anche delle componenti negative nella fase di non spinta.</p><p>Partiamo dal presupposto, anche nell'affrontare disamine come quadrant analysis, che l'"attuale", cioè media, potenza possa essere scomposta in componenti di forza che però inevitabilmente sono anch'esse dei valori medi e non tengono presente la componente vettoriale, e la sua attuale efficacia propulsiva, che necessariamente deve essere campionata su intervalli brevissimi.</p><p>Questo porta a dei concetti di linearità proporzionale che in effetti non sono sempre validi (aumento P come parallelo aumento di F).</p><p>Non ci sarebbe da stupirsi se a simili potenze medie (= campionate ogni 1") due diverse cadenze comportino paradossalmente una componente di forza -vettoriale-maggiore proprio nella pedalata a cadenza maggiore (e non minore come spesso considerato).</p><p>Studi a riguardano tendono a sottolineare questo aspetto cioè come gli atleti migliori non sono solo coloro che mantengono una potenza media più elevata per pù tratti di gara (macroanalisi), ma anche coloro che esprimono un'azione con maggior ripetibilità e costanza nel mantenimento di elevate componenti F di picco di forza ad ogni pedalata (microanalisi), soprattutto nelle fasi "che contano".</p><p>L'analisi effettiva delle forze applicate (tutti i nuovi misuratori in fase di lancio - Polar, Garmin, BrimBrothers, ecc- agli effetti saranno dei misuratori di forza) se effettivamente porteranno a queste possibilità e non saranno dei soli misuratori di P(media)=F*v, amplieranno notevolmente il rapporto necessario nella valutazione fisiologica-metabolica e neuromuscolare fino ad ora rimasta nel ambito di misurazioni "medie" e parzialmente limitate da questo soprattutto quando si vanno ad analizzare carichi ed intensità in cui la componente neuromuscolare è prevalente, poichè il dato di output è "grossolano" (potenza media su campionamento 1").</p><p>Altra sfida "tecnica" di questi nuovi strumenti sarà quindi la capacità di gestire e campionare elevate quantità di dati senza creare problemi di flusso e archiviazione dei file stessi. Non sono chiaramente un tecnico in materia ma penso che i problemi principali che tendono a ritardare questi prodotti siano il fatto di creare questi presupposti e non avere un semplice misuratore di potenza con caratteristiche similari a quelli già sul mercato=perdita di concorrenza di un prodotto nuovo che, inevitabilmente, nuovo non sarebbe.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Roberto Massa, post: 2845228, member: 20890"] discussione interessante ma vincolata da fattori strumentali: la potenza output che prendiamo in esame è calcolata come potenza media, fatto che agli effetti biomeccanici e fisiologici muscolari intrinseci non è così. Solo una fase (2 analizzando entrambe gli arti) compongono una componente efficace di coppia torcente. Addirittura, in mancanza di tecnica adeguata/efficiente si hanno anche delle componenti negative nella fase di non spinta. Partiamo dal presupposto, anche nell'affrontare disamine come quadrant analysis, che l'"attuale", cioè media, potenza possa essere scomposta in componenti di forza che però inevitabilmente sono anch'esse dei valori medi e non tengono presente la componente vettoriale, e la sua attuale efficacia propulsiva, che necessariamente deve essere campionata su intervalli brevissimi. Questo porta a dei concetti di linearità proporzionale che in effetti non sono sempre validi (aumento P come parallelo aumento di F). Non ci sarebbe da stupirsi se a simili potenze medie (= campionate ogni 1") due diverse cadenze comportino paradossalmente una componente di forza -vettoriale-maggiore proprio nella pedalata a cadenza maggiore (e non minore come spesso considerato). Studi a riguardano tendono a sottolineare questo aspetto cioè come gli atleti migliori non sono solo coloro che mantengono una potenza media più elevata per pù tratti di gara (macroanalisi), ma anche coloro che esprimono un'azione con maggior ripetibilità e costanza nel mantenimento di elevate componenti F di picco di forza ad ogni pedalata (microanalisi), soprattutto nelle fasi "che contano". L'analisi effettiva delle forze applicate (tutti i nuovi misuratori in fase di lancio - Polar, Garmin, BrimBrothers, ecc- agli effetti saranno dei misuratori di forza) se effettivamente porteranno a queste possibilità e non saranno dei soli misuratori di P(media)=F*v, amplieranno notevolmente il rapporto necessario nella valutazione fisiologica-metabolica e neuromuscolare fino ad ora rimasta nel ambito di misurazioni "medie" e parzialmente limitate da questo soprattutto quando si vanno ad analizzare carichi ed intensità in cui la componente neuromuscolare è prevalente, poichè il dato di output è "grossolano" (potenza media su campionamento 1"). Altra sfida "tecnica" di questi nuovi strumenti sarà quindi la capacità di gestire e campionare elevate quantità di dati senza creare problemi di flusso e archiviazione dei file stessi. Non sono chiaramente un tecnico in materia ma penso che i problemi principali che tendono a ritardare questi prodotti siano il fatto di creare questi presupposti e non avere un semplice misuratore di potenza con caratteristiche similari a quelli già sul mercato=perdita di concorrenza di un prodotto nuovo che, inevitabilmente, nuovo non sarebbe. [/QUOTE]
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