E' sintomatico vedere come appena qualcosa non torna (vedi esami del sangue) e si insinua il dubbio (lecito direi) su quale sia il reale rapporto causa/effetto tra l'alimentazione ed il benessere fisico documentato dagli esami, si accende subito una viva discussione, la cui base è la paura, il timore.
Il dubbio è lì, sotteso da quando DD ha riportato i suoi esami e fatto il punto della situazione: si vorrebbe credergli ma anche no, si vorrebbe trovare finalemente la strada, la salvezza, liberarsi da ogni orpello e dire finalmente: "Io ce l'ho fatta, ho capito il perché, ho compreso me stesso, quello che mangio è quello che sono".
Un po' è politica, un po' è come la legge del mare: quando la barca barcolla e rischia di affondare, qualcuno che tiene botta, il comandante, che ci crede fino all'ultimo c'è sempre. Ma ce n'è anche un bel po' di marinai (anche russi, pieni di wodka e aglio, se li volete immaginare così) che abbandona la nave per tempo: sono loro i primi detrattori, i primi a cercare la salvezza ignorando la causa che hanno sposato. Ma attenzione, là sotto, nelle acque torbide, la salvezza potrebbe avere la forma di uno squalo, e far volgere gli eventi in tutt'altro modo.
E' così anche con la politica, si abbraccia una causa, ma si è pronti a sposarne una contraria o a contraddirsi, se le cose volgono al peggio. Chi rimane è il coraggioso, o l'incosciente, forse verrà silurato perché troppo idealista, forse dimenticato. Ma questo accade in una politica ideale, e quindi forse ci è difficile da comprendere nel mondo reale.
E poi ci sono gli scettici, ma anche i fanatici, gli indecisi, i convinti, quelli che ancora non hanno capito: l'ambiente si è scaldato, c'è stato un campanello di allarme lanciato da Filippo, che va ascoltato. Non è da pazzi cambiare idea, come non lo è continuare per la propria strada e crederci.
Che ognuno prenda la propria strada, e le paure siano la forza per chi ancora non l'ha trovata o la sta cercando.