Il tuo pensiero è condivisibile e da un punto di vista logico ineccepibile

tuttavia, secondo il mio modesto parere, o per essere più precisi, secondo il mio "intuito", questa nicchia dei telai in metallo non è destinata a sparire, anzi.....
In un futuro credo nemmeno troppo lontano, finita l'"ubriacatura del carbonio", una parte, seppur piccola, di ciclisti appassionati ed esigenti tornerà a bussare alle porte di chi non avrà appeso al chiodo gli utensili per produrre telai in metallo, il fatto è che che si tratterà di una clientela esigente, un target medio alto ed alto, dal palato fine...
Il problema piuttosto è un altro: trattandosi di una nicchia infatti, come dicevi giustamente tu, disporrà di un bacino d'utenza limitato e, per sopravvivere facendo utili, un giovane dovrà, secondo me, puntare ad eccellere, non potrà certo accontentarsi di stare nel gruppo.....
La strada da percorrere si presenterà sicuramente in salita, ma credo che se un giovane disporrà di idee chiare fin dall'inizio, sapendo dove vorrà arrivare, i presupposti per intraprendere questa avventura ci sono tutti.....
Ovvio che una buone dose di rischio nell'intraprendere questa strada è da mettere in preventivo..
E vogliamo parlare delle prospettive di chi vive di un salario fisso (come il sottoscritto)? Premesso che oggi, purtroppo, il famigerato "posto fisso" è divenuto una sorta di utopia del 21° secolo....ed anche quando si tramuta in realtà, dopo una vita di studi e specializzazioni, sappiamo bene quali sono gli stipendi che girano....
Dico questo per sottolineare che in Italia, purtroppo, le prospettive future sono poco rosee non solo per il nostro ipotetico apprendista telaista, ma per ogni giovane che si affaccia sul mercato del lavoro

.
Ma se a questi giovani non concediamo la voglia e la forza di lottare per i progetti ed i sogni che intenderanno realizzare nella loro vita, abbiamo messo la ciliegina finale....su una torta che è espressione di una società decadente e becera.

Off Topic

Credo poi che il "periodo delle vacche grasse" sia finito un po' in tutti i settori, soprattutto dopo questa crisi economica che non è certo congiunturale, ma frutto ed espressione di un modello economico fallimentare basato solo e soltanto sulla speculazione fine a se stessa, dove è venuta progressivamente a mancare la "cultura del fare impresa", intesa come la capacità di promuovere non solo la giusta remunerazione di chi fa impresa, ma di produrre pure un plusvalore in termini di valore ed utilità in ciò che si produce, tutto questo non disgiunto dalla possibilità di offrire posti di lavoro: questo è uno, seppure non il solo, dei capisaldi per creare un modello sociale capace di reggersi su se stesso.