due blocchi di cui ciascuno composto da 4 ripetute di 1' a tutta e 2 minuti di recupero.
Un allenamento strutturato così, però, per quel poco che ne so non lo definirei fartlek: a me queste sembrano ripetute tout-court, mentre il fartlek se non erro ha come caratteristica principale una certa "anarchia" operativa, che è anche il segreto per farsi piacere di più l'allenamento rispetto a certi schemi rigidi che alla lunga logorano, anche psicologicamente.
Faccio l'esempio. Io ho ricominciato ieri sera a fare qualche lavoro di qualità per aggiungere un po' di sprint alla mia tranquilla andatura di cicloturista. Parto sul solito percorso che conosco bene e introduco "a muzzo" degli sprint tirati alla morte, prendendo come riferimento un obiettivo più o meno lontano (un cartello stradale, un incrocio...) e decido che fino lì non mollo. Poi recupero fino al "traguardo volante" successivo, che magari è un cavalcavia, e avanti così. Insomma, il mio allenamento segue schemi improvvisati, regolati anche in base al traffico e al tipo di strada che trovo man mano.
A scanso di equivoci preciso che non faccio competizioni e il mio approccio al training può sembrare poco scientifico e un po' "naif": esso si basa unicamente sul principio che se vuoi andare un po' più forte soffrendo meno devi obbligare il cuore ad andare un po' "fuorigiri". Come facevano una volta quando non c'erano il cardiofrequenzimetro, il test di Conconi e tutto il resto! :asd: